Un racconto di Michele Alemanno

Esiste nell’Universo un piano prestabilito? La creazione è frutto del caso o ricerca perpetua di una perfezione irraggiungibile?

"Il contatto con i prototipi non è avvenuto per cause ancora imprecisate" diceva con voce ovattata uno speaker sorridente sullo schermo. "Da quarantotto ore il professor Mike Newmann, direttore del Centro Sperimentale di Stato, è costantemente all'ascolto senza per altro captare alcun segnale proveniente dalla spazio.
Nel corso di una conferenza stampa, l'eminente scienziato ha dichiarato che si tratta di inconveniente di piccola rilevanza. Ha inoltre affermato che l'Uomo continuerà a viaggiare nel cosmo per tramite dei prototipi dando ulteriore conferma che l'inconveniente attuale è di facile soluzione. Quindi, gentili ascoltatori, possiamo affermare che il contatto potrà avvenire nelle prossime ore. Vi consigliamo, pertanto, di rimanere collegati ai trasportatori per non perdere questo ennesimo meraviglioso viaggio nello spazio".
Seguì una breve pausa. Quindi lo speaker riprese:
"Il vice presidente, signori ascoltatori, ci ha fatto l'onore di intervenire a questo notiziario per ribadire il concetto fondamentale della nostra società. Il vice presidente Raff Aldrin".
Lo speaker scomparve con un inchino e un sorriso ancor più accentuato per dar posto all'immagine di un uomo che doveva essere altissimo ed estremamente sottile. Quando anch'egli sorrise mostrò una fila di denti bianchissimi che contrastavano con il bruno della folta barba. La sua voce giunse estremamente pacata:
- Buona sera, signori Terrestri - e sorrise dando alle labbra un atteggiamento stabile. - È il momento di ricordarvi quanto l'Uomo è potente. Egli è padrone di ogni cosa. Dell'Universo. Ogni alito di vita viene da lui. Non esiste niente, che abbia pensiero, che lo eguagli. È grande e nulla gli è impossibile. Ricordate: al di fuori dell'Uomo e della Natura da lui assoggettata, non esiste nient'altro.
I prototipi prima o poi si faranno sentire, se l'Uomo così ha deciso. Ricordate, l'Uomo...
Il professore Mike Newmann interruppe la trasmissione con un gesto improvviso. Buttò la cicca per terra schiacciandola con rabbia.
- Cosa ne pensi? - Chiese Ellen lanciandogli un sorriso. Ellen era splendida quel giorno. I grandi occhi le si erano illuminati incontrando quelli di Mike. Le guance mostravano un lieve rossore che non era di imbarazzo. I capelli foltissimi, le scendevano, neri, fin sulle spalle.
"Sono meravigliosi" si disse Mike accarezzandoli. - Non so, Ellen - e osservò i quadranti luminosi.
- Gli indici segnano i valori richiesti. In apparenza tutto procede secondo le previsioni, eppure, il contatto non ha luogo. Si grattò il mento e si passò una mano sui capelli. Gli occhi verdi si fissarono come a scrutare qualcosa oltre le pareti. La fanciulla lo guardava estasiata mentre lui si muoveva per la stanza scuotendo a tratti il capo. A lei non piacevano gli uomini che sorridevano sempre. Mike si atteggiava di rado al sorriso. Provava emozioni; le esprimeva mediante contrazioni dei lineamenti. Quello che provava ad un dato momento glielo si poteva leggere semplicemente sul volto. Era uno dei pochissimi, statisticamente quattro o cinque in tutto il pianeta, che ancora potevano permettersi il provare ad esempio l'ira, o, il rancore, la gioia e perfino la soddisfazione di aver fatto qualcosa di buono, di utile per il prossimo.
Lo paragonava a quegli eroi della storia che morivano per gli altri; sì, di quelli che in passato, senza esitazione, per un ideale, avevano lottato sino alla fine. Per collocarlo in un'epoca storica, se lo immaginava coperto di una curiosa armatura di ferro mentre correva per il mondo, in groppa ad uno strano animale, alla ricerca di una dama da salvare o di un nemico malvagio da vincere. Anche se quelle epoche si perdevano nel passato, Mike sembrava appartenere ad esse. Era veramente vivo.
Gli vide battere il palmo delle mani sullo scrittoio.
- Sembra impossibile! - disse tornando a guardare verso il soffitto.
Ellen gli fu accanto. Gli si arrampicò fino a potergli dare un bacio. Gli sorrise. Gli prese una mano e se la portò all'altezza del viso. La baciò.
- Se hai bisogno di me, contaci. - sussurrò.
Mike ritrasse la mano portandola alla tasca alla ricerca delle sigarette.
- Credo che stavolta si possa fare ben poco, Ellen. - E le mise le dita tra i capelli grattandole la testa.
La fanciulla si vide guardata da due occhi luminosi e profondi.
- Perché non te ne vai - continuò fissandola. - In questo buco stai buttando via il tuo tempo. Là fuori non ci sono fatiche, né problemi. C'è tutto quanto si desidera e si può disporre a piacimento della propria vita. Ci sono sorrisi perpetui e gioie continue. Si gode della potenza raggiunta. Della perfezione. E, non capisco perché ti ostini a restare. -
- Stai zitto disse Ellen mettendogli una mano sulle labbra. Il sorriso parve ravvivarsi.
- Soprattutto non prendermi in giro - continuò.
- So come la pensi e cosa pensi della vita là fuori. Io ti comprendo, ma di me non devi burlarti.
Mike non si curò della fanciulla. Serrò le labbra dopo un grosso sospiro.
- E oltretutto - aggiunse - non ci sono impicci come questo. Indicò gli strumenti.
Ellen gli accese la sigaretta rimasta spenta tra le labbra. Soffiò sulla fiamma e solo per un istante il viso le divenne serio. Poi si illuminò di un nuovo sorriso.
Qualcosa dovrà pure accadere.
- Hum! - aspirò Mike - voglio proprio vedere. La spia dell'interfono si accese mandando un sibilo intermittente.
- Siii?!?!? - strillò Mike inserendo l'audio-video. Professore - fece una voce ovattata - Buongiorno. Sono il Segretario generale. Il Presidente desidera sapere gli sviluppi del caso, e, possibilmente, la sua opinione; se sta seguendo una linea d'azione per risolvere la faccenda, voglio dire.
Per ora no, signore. l'aggredì Mike - Sono spiacente, ma non ho assunto nessuna iniziativa; il caso, purtroppo non è semplice. Non riesco a spiegarmi il perché di questo stranissimo fenomeno. E il come. Il contatto doveva già essere avvenuto; sei giorni addietro, signore.
- Ecco, professore; - deve sapere che ben tredici milioni di terrestri attendono che si faccia qualcosa; e comprende bene che qualcosa si deve pur fare.
L'immagine sullo schermo mostrava un uomo assai anziano. Sorrideva mettendo in risalto innumerevoli rughe sul volto. La testa, completamente priva di capelli, luccicava come un pianeta in un cielo senza stelle. Fu l'impressione che Mike ne ebbe. - Deve anche comprendere che non si può tenere indefinitamente a bada l'opinione pubblica - Il sorriso si fece più aperto - Lei capisce bene che l'Uomo non può permettersi certe ombre; i cittadini terrestri non tollerano certe pause. Se si è deciso che il contatto ci deve essere, il contatto ci sarà. Non crede, professore?
Il sorriso non si spense. Le labbra gli restarono tirate mostrando i pochi denti che si confondevano nel buio della cavità della bocca.
Mike si portò al limite della stanza a poggiare la testa alla parete. Battè il pugno contro il muro.
- Non posso saperlo - gridò - non ho elementi e non faccio l'indovino, egregio signore. Maledizione, ci mancava anche l'opinione pubblica.
- Sono parole senza significato, professore - accennò l'altro - non c'è considerazione per esse. Piuttosto venga al punto; cosa ha intenzione di fare? Perché ci deve pur essere qualcosa da fare. Se non ora, me lo faccia sapere al più presto. Soprattutto tenga presente che la cosa potrebbe avere inaspettate conseguenze politiche.
L'espressione serena non si scompose neppure quando concluse:
- Ci tenga informati, professor Newmann. Buon giorno signorina Ellen.
Lo schermo si oscurò.
- Sapessi almeno da dove cominciare - fece Mike muovendosi tra gli intrichi dei collegamenti - Eppure, ci deve essere qualcosa che non funziona, e, che mi sfugge.
Si avvicinò alla grande invetriata. Le strade deserte e il cielo terso gli dettero la sensazione di un caldo atroce.
- Sono tutti rintanati - e fece cenno ad Ellen di avvicinarsi. - Questo è il pianeta Terra; tredici milioni di ombre che inseguono gloria e potenza. Non hanno più niente da desiderare e nulla per cui lottare; fredde e insensibili restano chiuse negli abitacoli e in loro stessi, in un orgoglio che diventa smisurato.
Aspirò una profonda boccata e fece il gesto di offrire da fumare alla fanciulla che rifiutò con un gesto grazioso.
- Sono robots - continuò Mike - macchine curiose che si ignorano a vicenda convinte della loro autosufficienza. Ignorano quanto li farebbe vivere veramente; il timore di perdere una battaglia per la sopravvivenza, la gioia di farsi la propria vita vincendo le difficoltà.
Tornò a guardare Ellen con una luce nuova negli occhi. - Ignorano l'amore e il vivere di questo sentimento! Ellen gli si fece più vicina. Sorrise. Gli portò un braccio attorno alla vita. Tornò a guardare oltre la grande vetrata.
- Hai letto troppi di quei vecchi libri, professor Newmann - simulò un bacio. - Eppure si è giunti a questo proprio con una lotta che è durata milioni di anni. Ora che possediamo tutto, tu solo, sei a non goderne. Sei tu - e sorrideva - che chiuso in una sfera particolare insegui un mondo scomparso da secoli. Non lo puoi più ritrovare. E io ti dico di godere di questo perché in questo vivi. I sentimenti passano, gli ideali muoiono con l'uomo, e, le battaglie, quando ci sono, sono per i forti. E, quando non ci sono più va bene per tutti. La potenza e la perfezione ci ha traumatizzati, Mike; niente adesso può turbarci e niente si può porre sul nostro cammino. Abbiamo raggiunto i cicli perfetti. Non ci manca nulla; basta solo desiderare!
Il sole stava per tramontare. Alla mente del giovane venne una strana inquietudine; tra poco le tenebre avrebbero vinto! Sarebbero calate su quelle anime aggrappate alla speranza di entrare in contatto con i prototipi. Questi le avrebbero trasportate attraverso gli spazi siderei, alla scoperta di mondi sconosciuti, di esistenze smarrite, per provare la sola emozione consentita; la stupita certezza di una potenza mai raggiunta prima, misura del loro orgoglio.
Si sentì accarezzare la faccia da una mano gelida, leggera. Ellen! Ne avverti l'instancabile sorriso. Ne riascoltò la voce:
- Non puoi lasciarci qui. Devi fare qualcosa. Sei il solo capace di intervenire. È ora di agire.
- Tutto quello che posso fare al momento - fece brusco Mike - è controllare la posizione dei due robots. Dovrebbero trovarsi nella zona Alfa 4, o per lo meno ai limiti di essa.
La indicò sulla carta spaziale con un gesto distratto.
La mano sicura si mosse a premere pulsanti e a manovrare leve. Mille luci si accesero in mille quadranti. Sfavillavano apparendo per poi scomparire senza ordine. Trascorsero lunghi momenti. Poi fu il silenzio e la stasi dell'attesa.
Ellen lo osservava, le labbra atteggiate al sorriso. Quest'uomo, pensò, ha tante emozioni, eppure tra quei congegni sa mantenere una calma che solo chi è libero da ogni emozione può possedere. Sarebbe magnifico se fosse come noi. Non vuole vivere!
- Niente da fare - ripeté a voce più alta il giovane - Niente da fare; la posizione è quella giusta. Tutto procede secondo le previsioni programmate. Sono lì, come ad attendere un avvenimento. La velocità è su valori prossimi allo zero; unico fattore non previsto. Sento la loro presenza. Sono immobili ora; velocità zero - raccolse il fiato, quindi urlò: - I segnali, maledizione, mandate i segnali!
La risposta fu un sibilo prolungato che non era un segnale. Si fece acutissimo fino ai limiti dell'udibile. Senza significato si spense d'improvviso lasciando un'eco tanto silenziosa per quanto profonda.
Rilesse le istruzioni annotando alcuni appunti. Un sospiro e le braccia gli caddero lungo il corpo. Era la sconfitta. La sentiva inoppugnabile. Ora si riconosceva inutile, come qualsiasi altro al mondo; impotente a risolvere il singolarissimo fenomeno.
Solo un fattore accidentale avrebbe potuto dar luogo all'ormai insperabile contatto.
- E allora?
- Allora niente. Non se ne fa niente; i prototipi sono insensibili al collegamento. È un maledetto accidente!
Si fissarono negli occhi. Chissà cosa nascondeva Ellen, oltre quel sorriso perpetuo. Quando lei gli accarezzò il volto, la mano minuta parve possedere un fremito leggero. Fu il solo indizio di una qualche emozione.
Avrei fatto meglio a baciarla, si disse Mike dopo essersi scostato. Forse farei meglio a prendere tutto quanto mi capita... vivere come loro, senza problemi.
Tornò a fissare gli occhi della fanciulla e si ritrovò in un mare di verde smeraldo. Se ne sentì avvolto. In quelle profondità giacevano remote immagini di un mondo scomparso e dimenticato. Tutte le emozioni più belle erano inchiodate sul fondo, vecchi relitti di sentimenti ormai abbandonati. Alla superficie, una macchia fredda ed estesa di orgoglio, anche se in trasparenza, velava quel chiarore cristallino. Le labbra gli si strinsero in un bacio non dato.
La mente di colpo riaffrontò il problema, suggerendogli la certezza che tutto era a posto anche se il contatto non avveniva ancora.

  Quanto segue accadde alcuni giorni dopo.

- Hanno abbandonato i trasportatori - additò Ellen oltre i vetri della veranda - Sono in molti e si stanno dirigendo da questa parte.
- Me l'aspettavo - fece Mike avvicinandosi - Vengono all'assemblea. Migliaia di labbra con la stessa piega. Uno di loro parlerà per tutti.
Le parole del giovane derivavano dalla logica di un'attenta riflessione e dalla conoscenza di quella stramba psicologia.
- Mi diranno che il mio incarico di tramite ha fine a questo punto, che non sono stato all'altezza del compito. Daranno anche a me una cupola cristallina in cui vivere con tutti i comfort.
Azionò il minuscolo video-scopio inquadrando in primo piano la folla sorridente e sollecita.
- Eccoli - si disse - piccoli burattini! Non sanno che su questo sporco pianeta non esiste scienziato che possa sostituirmi in tale dannato lavoro.
Ora sono abbastanza vicini - continuò raggiungendo un quadro comando - Mi sentiranno. E come se mi sentiranno. Manipolò alcuni pulsanti.
Sopra il portale d'ingresso del Centro Sperimentale uno schermo di grandi dimensioni si illuminò di un giallo violento che piano piano si smorzò divenendo pallidissimo. Su quello sfondo apparve gigantesca la faccia di Mike. Dominava la folla sorridente che si accalcava. Quella luminosità rendeva chiara la sera più di quanto non facesse la luce lunare. Era possibile scorgere migliaia di uomini e donne; migliaia di ombre!
Un giovane arrivò fin sotto lo schermo. Mike se lo vide in primo piano, adolescente, le labbra appena atteggiate alla smorfia consueta. Volle ignorarlo.
- Buona sera - amici - cominciò. - I miei tentativi per il contatto sono serviti a niente. I prototipi restano immobili nella zona prevista ignorando gli impulsi. Questo è quanto posso dirvi.
- Grazie, professor Newmann - fece il giovane muovendo la testa per abbracciare con lo sguardo tutto lo schermo - È appunto per questo che siano venuti. Abbiamo avuto una riunione tutta nostra dopo aver intervistato i due più grandi scienziati del pianeta; il professor Boris e il fisico Thor. Essi sono tra noi, disposti a darvi le loro opinioni. Noi tutti siamo convinti che ne potrete trarre vantaggio. Lei sa bene che non possiamo assolutamente privarci dei prototipi e rinunciare ai viaggi nel cosmo. Se ciò accadesse, sarebbe la fine; non ci resterebbe che vivere di ricordi,... sarebbe la fine.
Il sorriso parve spegnersi per un attimo solo. Poi ridivenne limpido di una purezza pazza.
La durezza dei lineamenti del volto di Mike contrastava con quel mare di sorrisi. La voce risuonò nel piazzale altrettanto dura.
- Sapete bene che nessuno, oltre me, è in grado di portare avanti lo Sperimentale. Lo sapete, vero? Allora tornatevene ai vostri abitacoli; non ho bisogno di suggerimenti, io. Quanto alla vostra sorte, non me ne importa niente. E in quanto a decisioni, solo il Presidente può prenderne, specialmente nei miei riguardi. La folla aveva ascoltato silenziosa. Ma accanto al giovane adesso vi erano due uomini dall'aspetto malandato. Fissavano lo schermo. Uno di essi disse:
- Credo proprio che dovrà ascoltarci, professor Newmann. Il Presidente non esiste più. C'è ora un Comitato di Agitazione con pieni poteri. Lieto di conoscerla. Io sono Boris e questo è il fisico Thor.
Tacque. La faccia aveva le pieghe comuni a tutti. Le labbra tirate alle orecchie parevano esprimere un'ironia gigante quanto lo schermo dell'assemblea. Ma, gli occhi non sorridevano, racchiudevano una qualche forma di sentimento.
Lo avvertì amico quello sguardo di attesa eppur di celata sicurezza. Suo malgrado si fece sfuggire un "come volete". Spense lo schermo e attese nella sala-contatto.
Quando i due scienziati furono introdotti da Ellen, Mike poté rivolgere l'attenzione al secondo dei due visitatori; il fisico Thor. Canuto, avvizzito dal tempo, si fregava in continuazione le mani, come se fossero sollecitate da un prurito costante. Muoveva il capo come ad annusare l'ambiente piuttosto che osservarlo. Quando fu davanti a Mike salutò con un gesto del capo.
- Vi faremo sapere le decisioni. Non andate via. - diceva intanto Ellen ai microfoni collegati agli altoparlanti della piazza. Boris e Thor fecero il giro della camera scambiandosi a tratti sguardi d'intesa cordiali e sorridenti. Non si capivano le loro impressioni.
- Allora, signori?
- Abbiamo un'idea, professor Newmann - disse secco Thor - e vorremmo avere la possibilità di provarla. - Si guardò nuovamente intorno. - Intanto, mi servirebbe del filo di rame. Nel mio laboratorio non ne ho trovato.
Mike fece un cenno ad Ellen, che, con un inchino a Thor scomparve nella stanza attigua.
- Teoricamente - cominciò Boris - sono a conoscenza del funzionamento dei trasportatori fin nei particolari. Ma in nessun caso potrei sostituire lei, professor Newmann; tutti i congegni relativi mi sono perfettamente nuovi, pur conoscendone i principi. Lei mi capisce.
- Non ne caverete niente - disse Mike scuotendo il capo. - Tutto quello che c'era da fare, l'ho fatto io. E, se ci tiene a saperlo, non mi dispiace poi tanto del risultato.
- Ci rincresce, professore, ma non lo accettiamo questo risultato; noi non ci fermiamo davanti a niente; siamo troppo forti.
- Senza contare - intervenne Ellen porgendo a Thor una bobina di filo di rame - che laggiù, sul piazzale, ci sono migliaia di terrestri che attendono. Non possono restare senza i prototipi; è chiaro quanto la luce del sole.
A Mike sfuggi un sorriso amaro. La discussione si stava svolgendo incorniciata di sorrisi e smorfie consuete, eppure nascondeva una drammaticità intensa. Tredici milioni di anime attendevano; i loro destini dipendevano dai risultati di quel colloquio.
- Noi, non accettiamo sconfitte, professor Newmann. - concluse Thor. Stava avvolgendo il filo di rame attorno ad un minuscolo asse di legno con studiata concentrazione.
- Voglio anche dire - aggiunse Boris - che abbiamo l'appoggio del Comitato di agitazione. Tutto sommato, caro professore, non le resta che collaborare. Pertanto, cominciamo col parlare del Trasportatore.
Raccolse per un attimo le idee.
- Me ne riassuma il principio - riprese additando i congegni.
- È presto detto - sorrise suo malgrado Mike. - Il Trasportatore funziona mediante un convertitore di onde psichiche. Quest'ultimo le trasforma in impulsi viaggianti fortemente accelerati. Le onde provengono dai prototipi che, una volta raggiunto un pianeta a loro giudizio degno di interesse, le inviano al Centro sperimentale. Questa è la prima fase del contatto. Successivamente entra in funzione il Trasportatore; collegato anch'esso con i prototipi e i Terrestri, tramite i conduttori singoli, libera l'energia cosciente individuale lanciandola sulla rotta predisposta dai due robot, fino al nuovo pianeta. Si tratta di un'operazione quasi istantanea. Le energie individuali vengono spinte nello spazio a velocità inimmaginabile. In meno che non si dica il malcapitato pianeta viene infestato da migliaia di terrestri assetati di potere e di gloria.
Tacque convinto che la spiegazione fosse stata inaccessibile alla mente del Boris. Ne aveva tirato fuori solo il succo; in effetti l'operazione si svolgeva con un'infinità di operazioni accessorie che volutamente aveva taciuto. Ma Boris parve soddisfatto. Anche Thor, soppesando la nuova bobina di rame, annui compiaciuto.
- L'antico fenomeno dell'ubiquità sfruttato scientificamente! - esclamò Boris. E, per un attimo le labbra assunsero una posizione ormai statica; chiuse, una sull'altra.
Ellen si era avvicinata alla grande vetrata. La sirena improvvisa di un'ambulanza aveva coperto le ultime parole dello scienziato. L'auto correva sospesa a mezz'aria finché si posò tra la folla.
Sul piazzale si stava svolgendo una vera e propria scena di panico. Gruppi di uomini correvano all'impazzata come ad inseguire le proprie ombre. Il Tele-video, azionato da Mike, mostrò innumerevoli primi piani. Facce che non avevano niente di umano passavano veloci nel campo visivo. Occhi sbarrati, che per un attimo solo fissavano la telecamera, parevano impazziti orbitando nelle cavità alla ricerca di qualcosa che non poteva esserci: la visione di un mondo nuovo da scoprire con l'illusione pazza di un ulteriore passo in potenza, e, in orgoglio. Quegli sguardi frastornati e assurdi erano incastonati in sorrisi ormai divenuti ebeti. L'espressione che ne derivava era indefinibile.
Quelli che ancora conservavano la calma rimanevano attoniti e immobili, come ad assistere ad uno spettacolo consueto. Le ambulanze sopraggiungevano e ripartivano cariche di uomini, donne e bambini.
Mike bloccò l'apparecchio.
- Ci siamo - disse - ecco i primi effetti del mancato contatto; i signori Terrestri sono in difficoltà. La loro potenza è giunta alla fine. C'è da ridere.
- Non è colpa loro - scattò Thor. - Si tratta di una reazione logica. Sono affamati di immagini nuove. Una normale dose di tranquillanti li riporterà alla ragione.
- Io la penso diversamente, signori - incalzò Mike.
- Quelli, là fuori, come tutti i terrestri del resto, sono drogati. Il contatto li ha resi schiavi come rende schiavi una droga. Sono intossicati fino al midollo, e le reazioni psicologiche alla mancanza della droga possono essere fatali.
- Una ragione di più per sbrogliare la matassa - gridò Boris pur conservando il sorriso. - Andiamo avanti. Ora tocca a te, Thor, datti da fare.
- Maledette sirene, mi fanno impazzire - sussurrò a denti stretti Ellen turandosi le orecchie e allontanandosi dalla finestra. - Ne arrivano a decine.
Gli occhi le si illuminarono d'improvviso.
- E uno spettacolo, tuttavia, nuovo e affascinante concluse. - Torna alla finestra - urlò Mike - e guardalo bene questo spettacolo; potrebbe essere un palliativo per te e risparmiarti la crisi. Dopotutto è veramente un fenomeno nuovo. Ellen!
La fanciulla si diresse lentamente al tele-video. Era esaltata. Dalla bocca venivano fuori strane modulazioni. Si mise vicinissima al piccolo schermo.
- Vedrò più da vicino così - e rise forte - più in particolare!
- Mi dica, professor Newmann - disse forte Boris - al momento del mancato contatto, ha avvertito qualche fenomeno secondario?
- No. Ho riscontrato tutto normale ad eccezione del fatto che il convertitore non ha ricevuto alcuna onda psichica dai prototipi.
- Si sforzi, Newmann - fece Thor - qualcosa di secondario deve per forza essere accaduto.
- Che io sappia, nulla - insisté Mike. - Comunque ecco qui. - L'apparecchio è pronto; se ci fossero delle onde in arrivo dallo spazio, le passerebbe al trasportatore e il contatto avverrebbe.
- Questo sibilo, c'è sempre stato? - chiese Thor. - Mi pare di no. In effetti non ricordo.
- Bene - annui Thor - potrebbe essere l'elemento che cerchiamo.
- Non vedo come - sbottò Mike. - Si tratta di una comune frequenza.
- Può darsi, professor Newmann, può darsi. Ma voglio tentare ugualmente. Vediamo.
Si portò una mano al mento a strofinarlo. Poi la ricongiunse all'altra, serrandole.
Boris gli si avvicinò scuotendo il capo.
- Forse ci sono, Boris - disse alla fine. - Vengo al punto. Ecco. Il convertitore riceve le onde psichiche, vero? Ora invece sta ricevendo una frequenza, il sibilo cioè. Ebbene potrebbe trattarsi di un segnale. Ho questa convinzione. Ora, se riuscissi a mettere insieme un apparecchio adatto, forse...
- Ma cosa sta dicendo?
- Mi lasci fare, professor Newmann. Si tratta di vibrazioni elettriche e non psichiche, e, per queste ci vuole un apparecchio ricevente adatto. Se riusciamo a comporre queste vibrazioni elettriche in vibrazioni foniche, forse avremo fatto un passo avanti. La bobina che ho preparato mi servirà. Mi servono alcuni pezzi dell'audio-video. Si portò all'apparecchio nel tentativo di smontarlo.
La porta si spalancò con un rumore secco. Due visi sorridenti apparvero sulla soglia. Quattro occhi spalancati alla ricerca della salvezza, della visione nuova.      
- Diteci il perché, vi prego - fece il più alto. - Perché il Contatto ancora non avviene? Vogliamo sapere. Dateci una speranza.
La frase terminò con una risata stridula.
- O distruggiamo tutto. - disse l'altro mettendo in mostra una grossa pistola incendiaria. - Quella fanciulla - additò Ellen intenta al tele-video - perché è tanto soddisfatta? Lei è in contatto forse? Perché? Perché?
Puntò l'arma in direzione della fanciulla.
Un attimo dopo, entrambi furono investiti dal getto congelatore della pistola di Boris. Rimasero pietrificati. Cadendo per terra si frantumarono in minutissimi cristalli.
- Era proprio questo il pulsante che dovevo premere - si compiacque Boris - Ma ora diamoci da fare. Se decidessero di venir tutti su, addio Centro Sperimentale.
- Ci siamo - fece Thor - che non si era minimamente curato della sequenza. - Professor Newmann innestate questa presa al convertitore. Se ho indovinato la lunghezza d'onda siamo a posto.
Mike inserì il filo al convertitore. A1 tempo Thor manipolò un minuscolo interruttore. Manovrò in modo da portare al massimo il volume della ricevente. Attese.
- Il sibilo non si ode più - notò - dovrebbe essere un buon segno.
- Certo, un buon segno - convenne Thor. - E adesso tocca a Lei, professor Newmann. Si avvicini al convertitore e chiami i prototipi. Li chiami, ho detto; proprio come se fosse davanti ad un audio-video.
Mike si ostinò a fissare il fisico, incredulo. - Ci provi professore, o dovrò farlo io.
- Qui Centro Sperimentale Terra. Io professor Newmann chiamo Dog 1 e Dog 2... rispondete...
- Continui.
- Qui Newmann chiama prototipi. Rispondete.
Si udì un sibilo tremendo in una sequenza terribile di scariche come cento tuoni che esplodessero a catena. Era la conferma di un certo contatto. C'era qualcuno all'ascolto dall'altra parte!
Mike avverti la mano gelida di Ellen stringergli la sua. - Chiamali ancora.
- Prototipi, Dog I e Dog 2... qui Newmann.
E la risposta venne, attesa e inaspettata. Una voce metallica, eppure stentata, interrotta da frequenti disturbi, si fece udire: - Qui Dog 1, professor Newann, rispondo. È da due mesi che attendiamo questo momento...
Come è possibile! - urlò Mike, gli occhi sbarrati
- Non potete parlare. Non siete stati programmati alla parola. Non è possibile. Che diavoleria è questa, fisico Thor?
- Stia zitto e ascolti - rispose Thor controllando i collegamenti.
Il sibilo ricomparve raggiungendo acuti altissimi. - Avanti, professore, riprovi, Non perda tempo.
Uno sguardo al sorriso di Ellen i cui occhi erano tornati limpidi e a quelli freddi e taglienti di Boris, lo convinsero.
- Qui Newmann... rispondete.
La voce, interrotta da disturbi magnetici, ritornò stentata. Poi si fece chiara, nuovamente metallica.
- Siamo in ascolto, professore. Dog 1 e Dog 2, siamo in ascolto.
- Perché il contatto psichico non è avvenuto? Perché siete fermi nella zona alfa 4? Perché ora... perché adesso parlate?
- Ci ascolti, professore, senza fare domande. Il tempo è breve... non ne abbiamo molto... e...
Sibili sopravvennero accavallandosi con frequenze altissime.
Si confusero con le sirene delle ambulanze giù per le strade. Ne derivò un suono lungo, distorto. Poi fu assorbito dall'apparecchio ricevente e nuovamente si fece il silenzio.
.... La coscienza, professore, le cognizioni elaborate, il pensiero e le deduzioni... erano parole senza significato per noi. Una volta, per secoli nel tempo, sono state parti di un mondo inconsueto, sconosciuto, che ci governava programmando le nostre forze che neppure ci appartenevano... Segua il concetto, professor Newmann; c'è poco tempo!
- Lo seguo, lo seguo. Continuate.
- Ebbene, ci siamo trovati in una zona... diversa. Non era sulla nostra rotta. Quella zona ce la siamo trovata davanti, sulla nostra strada, che pure non la prevedeva. Ne registrammo i dati più significativi... I nostri apparati ci suggerivano di attendere perché qualcosa stava per accadere, e, tutto pareva predisposto per accogliere l'evento. Pareva un ingranaggio! E venne; un abbozzo di percezione appena sufficiente ad accorgerci di noi stessi. Era una percezione che non veniva dai nostri apparati meccanici. Ignorava i limiti spazio-temporali. Ci teneva legati ad un punto oscuro, costretti a guardare dove ancora non c'era nulla. Sentivamo le nostre vibrazioni fisiche trasformarsi in qualcosa di più; si innalzavano al di sopra di quelle grossolane dei piani inferiori, fino a quelle di... una mente nostra. Non era una mente analitica, tuttavia; era appena in embrione, ma i nostri apparati ci aiutavano... collegati ad essa fisicamente, la informavano...
- Un momento, un momento - urlò Mike - ma che pazzie sono queste? Come diavolo si crea una mente da congegni che non hanno niente di umano!
Thor gli si avvicinò.
- Se non interrompete, lo sapremo. - Ritornò all'audiovideo annotando appunti su un taccuino.
Ellen manteneva una calma terribile, gli occhi fissati al trasformatore. Boris pareva solo perplesso.
- Avanti, avanti; cos'è accaduto alla fine?
- Ci sentimmo parti di un mondo che non ci apparteneva, che man mano prendeva consistenza in un ciclo di vita che non era il nostro. Gli istanti del tempo divennero improvvisamente lunghissimi. Tutto si era fermato ad attendere l'evento che, alla fine, venne! Ci fu una luce come non si può immaginare; un bagliore irraggiungibile in potenza. Il pulviscolo cosmico parve risucchiato in un sol punto, dove noi avevamo concentrato l'attenzione. Si fece incandescente. Entravano in gioco forze immani che lo risucchiavano da una zona di proporzioni immense. Un pianeta! Alla fine, si formò un pianeta. Il tempo non aveva significato! Ci furono monti e mare e cielo; nuvole e pioggia. Fiumi! E comparve la vita; un alito tremendo che investì noi e due piccole insignificanti, sperdute sagome di fango. E finalmente, anche noi ci sentimmo vivi oltre al solo esistere... Ma, avevamo perduto la capacità del contatto psichico con... voi...
Il sibilo ritornò feroce, come ad accanirsi. La voce si perse.
- Cosa accadde dopo? Cosa accadde? - fu Ellen a gridare. - Accadde che ci allontanammo... Dopo quell'alito di vita, inspiegabilmente, percepimmo l'errore. C'era stato un altro errore; il pianeta veniva abbandonato a se stesso, quindi! Ci allontanammo con l'unica speranza di mandarvi questo messaggio con l'antico modo delle onde elettriche... Ci siamo riusciti, ora che anche noi.. siamo giunti alla fine!
La voce si spense come risucchiata dallo spazio. Boris fissava qualcosa sul pavimento.
- È stato un altro esperimento - disse serio. - È stato il tentativo di una creazione migliore; forse un'ennesima ricerca di migliorare questa nostra natura!
Ellen era stretta a Mike. Le labbra chiuse e tremanti erano atteggiate ad un bacio.
Giù, sul piazzale, nelle strade e nelle case la gente impazziva!

Sono le stelle, le stelle sopra di noi, che governano la nostra condizione.
                                                                                              William Shakespeare