Perchè l'universo si sarà chiuso nel breve cerchio delle tue pupille


Un racconto di Michele Alemanno


Era tutto a posto. Dopo i controlli di routine agli apparati di navigazione, seguiva sempre un momento di raccoglimento per mettere assieme riflessioni e considerazioni. Elian si rendeva perfettamente conto che alla fine le conclusioni sarebbero state uguali a quelle delle altre volte, sempre le stesse. Avrebbe pensato alla sua carriera di pilota, alla passione per lo spazio vuoto, al magnetico fascino delle stelle, al perché delle sue scelte di vita, ma anche alle domande che rimanevano senza risposta.
Sorrise a se stessa pensando che stavolta i pensieri partivano dalle conclusioni, ignorando ogni logica premessa.
- La conclusione - pensò - è solo una fermata, prima di riprendere il cammino ed il cammino è lì, tutto da percorrere, magari senza che accada nulla, proprio perché a volte il fato ci ignora.
Si sorprese di questa considerazione e tornò a sorridere guardando attraverso il cristallo dell'oblò il vuoto opalescente puntinato di soli e di galassie.
Tutto come le altre volte: il ricordo dei pochi momenti di gioia, i giorni d'amore, il pianto, i progetti finiti e l'assenza di nuovi traguardi sentimentali.
Forse erano lo scorrere del tempo e le distanze misurate in milioni di anni luce, che facevano da fattore frenante; lì tra quelle stelle le umane vicende apparivano senza dimensioni e prive di senso.
Era tutto a posto, come ogni volta, ma ora Elian avvertiva una razionalità diversa. Le vicende umane non erano senza significato ed anche l'impossibile sembrava più arrendevole tanto da poter essere superato in misura diversa da come lo aveva sempre considerato.
Sospirò sollevata e tornò a sorridere per quello stato d'animo. Tutto come sempre, certo, ma stavolta c'era nell'aria un qualcosa che sincronizzava all'istante considerazioni ed emozioni in una specie di armonia che generava serenità, sicurezza ed una sorta di credo nelle cose vissute ed in quelle ancora da vivere.
Si sentiva rilassata, forte di una nuova vitalità e di una rinnovata intraprendenza, non solo, ma avvertiva nuove speranze aggrappate improvvisamente a quel piacevole sentire.
Non lo ritenne strano, ma era senz'altro una novità inaspettata dovuta a fattori, per così dire, scatenanti che sfuggivano ad una ricerca cosciente e ragionata.
Stava di fatto che c'erano ed Elian non era in grado di rilevarli, in assenza di nuovi eventi che potessero giustificarli.
E l'amore?
Si chiese cosa c'entrasse una domanda come quella, inaspettata, fuori posto e fuori tempo, alla quale aveva già risposto, una volta.
Era sola: questa fu la risposta.
Scosse bruscamente la testa per riassestare i lunghi capelli neri, le labbra appena socchiuse nello spegnersi del sorriso. I grandi occhi castani scrutarono l'apparato radio e la mano bianchissima si posò a premere il pulsante di contatto.
I "bip" della ricevente si susseguirono secondo ritmi particolari che non erano dovuti al caso. Anche se indecifrabili provenivano da una emittente lontana che voleva far sentire la sua presenza. Erano segnali, richiami perduti nello spazio siderale alla ricerca di improbabili ascoltatori.
Forse erano quei "bip" la motivazione del suo stato d'animo. Chiuse gli occhi per cercare un fondamento coerente, che non venne. Poi si ricompose. Niente più riflessioni.
Il dovere la chiamava. Era comandante di una vedetta stellare, una piccola nave spaziale con soli due membri di equipaggio, lei ed il secondo, e aveva una missione precisa da compiere: giungere alla sorgente di quegli strani segnali ed individuarne la causa.
Entrò nel suo ruolo di responsabile dell'astronave. Assunse l'aria compassata adeguata al suo grado e si rivolse all'altro membro dell'equipaggio, dopo aver dato uno sguardo veloce ai monitor.
- Caro Paul, al di là della Terra, noi siamo stati posti nell'Universo e questo non possiamo negarlo. Voglio dirti che per me è splendido muovermi nello spazio, tra l'apparente solitudine dei mondi, lontana dalle folle e dai fiumi di parole, piccole parti di un linguaggio che non riesce mai a rispecchiare il vero volto della realtà, che è inadeguato.
Paul, che fino a quel momento era stato impegnato nelle verifiche tecniche, la interruppe sbuffando: - Più parli e più mi viene voglia di tornare a casa. Soffoco in questo dannato veicolo spaziale! Quello che mi dà più fastidio è il sentirmi... nulla..., insomma inutile e insignificante in questi confini così assurdamente vasti.
- Va bene. Accetto i tuoi limiti. - ribatté Elian - Ma non dimenticare che questa crociera ha uno scopo preciso.
- È proprio questo il guaio. Comunque, sei tu il comandante e sta a te dare gli ordini; io devo soltanto obbedire... con i miei limiti.
Elian sorrise bonaria. Agitò il braccio per richiamare lo sguardo del compagno.
- Caro amico - disse a voce bassa - hai un umore nero e su questo non si discute, però volevo chiederti se a livello più profondo hai avvertito o avverti un qualcosa che trascende la nostra normalità. Non so, un qualcosa che ti induce a pensare alla tua vita sentimentale; per esempio all'amore…
Paul si bloccò. Stringeva nelle mani un cavo di collegamento. Lo contorse ripetutamente come a voler sfogare una rabbia nascosta. Era altissimo. Quando si avvicinò ad Elian si piegò sulle gambe per poterla guardare negli occhi.
Rispose anch'egli a voce bassa:
- L'amore, hai detto? E cosa vuol dire questa parola? Certo, oggi ho pensato all'amore, a quell'unica volta che ho amato veramente e sai come ho concluso?
- No - sussurrò Elian
- Ho concluso con la frase che chiuse il mio rapporto d'amore. Mi disse di tornare quando l'avrei potuta sposare. Capisci? Lei mi considerava non affidabile e io la ritenevo incapace di amare. Così, non sono mai tornato.
Serrò le labbra e riprese a denti stretti:
- Ora sto qui, in questo spazio vuoto, a guardare stelle, comete e galassie che mi aiutano a minimizzare la mia storia, ma che pure mi ricordano del mio errore. Ora che non è più possibile tornare. Ecco l'amore, comandante. Quindi fai il tuo lavoro che io faccio il mio.
Porse le spalle ad Elian e tornò ai circuiti che stava riparando.
- Più nero di così non si può - Concluse Elian - Controlla i dati relativi alla navigazione ed alla rotta. Dammi il rapporto periodico dei computer... Voglio vedere se siamo in avvicinamento alla fonte di quello strano segnale.
Ecco i dati. - disse Paul con una certa freddezza - Tutto procede secondo le istruzioni ricevute. Ci sono altri comandi?
- Sì. Taci. I diagrammi li so guardare da me. Metti in funzione lo schermo visivo: voglio dare uno sguardo all'esterno.
- Eccoti servita. Il settore visivo è quello compreso nella nostra rotta.
Elian guardò nuovamente in direzione del vuoto. Aveva avuto conferma che anche il compagno era stato preso da pensieri d'amore in quella straordinaria circostanza. Lei aveva accettato la sua solitudine. Paul, invece, si dibatteva ancora nel suo dolore, in conflitto con l'impossibile e con il proprio destino.
Riudì la voce fredda di Paul:
- Voglio fornirti un dato di carattere tecnico, comandante: al centro del settore visivo è situato il punto di origine dei misteriosi segnali.
Quando fu inserito l'audio Elian si mostrò turbata.
- Sono senz'altro di natura intelligente. Questi bip non sono casuali; si tratta certamente di un messaggio in cifra. E noi non ne conosciamo la chiave.
- E questo ci costringe ad andare alla fonte, - aggiunse Paul - magari per scoprire che si tratta solo di un fenomeno di naturale radiazione.
- C'è drammaticità in questi impulsi. - riprese Elian - Sì, voglio dire... la loro natura... E' come un lamento o qualcosa di peggio, di ancora più grave.
Paul indicò un quadrante:
- Osserva il monitor, signore. Si tratta di un pianeta. I segnali provengono dalla sua superficie.
- Mantieni la rotta e tieni gli occhi aperti. Gli gireremo intorno finché gli strumenti non avranno localizzato l'emittente. Poi scenderemo e vedremo di cosa si tratta.
- O di chi si tratta, comandante.
Era un pianeta rosso. La stella che lo illumina forniva luce bianca, ma l'aria era tinta di rosso... come un eterno tramonto!
La navicella planò senza problemi e si adagiò sulla zona pianeggiante più prossima al punto di origine dei misteriosi "bip".
Elian e Paul si erano preparati durante la fase di atterraggio, così che uscirono dal velivolo appena ebbe toccato il suolo.
Si mossero senza indugi verso il punto di provenienza dei segnali.
Il morbido terreno cedeva sotto i loro scarponi, che lasciavano impronte profonde su una distesa di polvere sottilissima, anch'essa tinta di rosso.
- Se proprio lo vuoi sapere, - disse ad un tratto Paul - ho una dannata fretta di risolvere la cosa e partire. Il solo rumore che ho udito è stata la tua voce. Qui tutto tace e questo silenzio non mi convince!
- ... Dovremmo essere vicini... - rispose assorta Elian - Là, dopo la catena di rocce, davanti a noi. Oltre di essa troveremo il congegno che emette i segnali o quello che sia.
Poi si avvicinò al compagno e senza guardarlo gli chiese se in tutto quel silenzio anch'egli avesse nuovamente avvertito i sentimenti che avevano provato prima, sull'astronave.
- L'amore? - E' questo che vuoi sapere, comandante? - rispose Paul guardando dritto davanti a sé - Sì, lo avverto. Non c'entra proprio niente in questo momento, ma non riesco a cacciarlo dalla mente. Quei bip mi martellano il cervello e si compongono in quella maledetta frase "Torna quando mi potrai sposare". E' una condizione irritante e non mi spiego il perché di tanta insistenza.
Superata la zona rocciosa, si trovarono su un grande spiazzo coperto di bassa vegetazione, immobile come fosse pietrificata, senza un alito di vento.
Procedettero fianco a fianco, finchè:
- Accidenti! - urlò Paul - Ma che cosa è? Ma guarda che razza di...
- Sono rottami. - interruppe Elian - Nient'altro che rottami. È quanto resta di una piccola nave cosmica monoposto; una navicella di esplorazione di quelle in uso fino a pochi anni addietro.
- Vedo. Accidenti che spettacolo. E andata davvero in frantumi...
- Ecco l'emittente. - disse Elian soddisfatta - Hum. I segnali vengono generati da questo aggeggio... Guarda, è stato messo assieme con pezzi di fortuna e con una certa abilità. Il pilota volendo segnalare la sua posizione è splendidamente riuscito nell'intento! Ecco fatto. L'ho disattivato. Cerchiamo tra i rottami; vediamo di trovare il registratore di bordo. Deve esserci; ci saranno registrati i pensieri del pilota e sapremo cos'è accaduto. Datti da fare, Paul.
- Detto e fatto, comandante. Ecco il registratore. Era posto su di una paratia, in bella vista. Chissà se l'astronauta è riuscito a registrare i suoi pensieri...
- Lo avrà fatto sicuramente. Dai qua. Ci penso io a metterlo in funzione.
I due ascoltarono la registrazione:
"Ecco i miei pensieri... La registrazione delle vibrazioni mentali... la effettuo in condizioni veramente disastrose... Faccio fatica a concentrarmi... Sono Mike Norman dell'Ente spaziale. Missione 414, segreta. Non sono sicuro dell'efficienza del registratore, ma eseguo la procedura. Ora... guardo il rosso cupo del cielo, le cime delle montagne orlate di rosa in un'atmosfera lucente... la grande pianura, fino a quello specchio perlato, che sembra essere un lago! Ecco le stelle, lontane, nel loro perpetuo cammino verso l'ignoto, che disegnano figure per la mia immaginazione... Mary...
Potessi tornare a casa e dirle che ho dato il suo nome a quella costellazione laggiù! Ma il tempo e la polvere mi seppelliranno. Il sangue delle mie ferite fugge, ridotto in particelle infinite, a tingere di rosso questo breve orizzonte... riflessi purpurei di una vita sperduta che si spegne.
Mary..."
Ci fu una brevissima pausa. Poi la voce continuò rabbiosa:
"La vana ricerca dell'Uomo di superare i propri confini:... cercare il proprio destino al di là di ogni limite.
…Mary, sono Mike...Vedo fili opalescenti di luce rossa. Sogni svaniti scorrono confusi nello spettro delle stelle. Vaga lo sguardo su un cammino mai percorso e passano gli istanti miei perduti. E' la fine, in questa assurda ebbrezza che non ha più rinunce..."
Un'altra breve pausa, eppoi la voce di una donna. Un sussurro, appena percepito dai due astronauti, che non si aspettavano quest'altra presenza.
"Mike, dove sei... Sono qui ad attenderti, serena e silenziosa. La mia pace è là, dove tu sei... Il mio sapere è in te... Portami con te, dove il tempo non esiste, perché non esiste che il silenzio delle tenebre."
- Da dove viene fuori, ora, questa qui? - Profferì Paul - Come è possibile? Il pilota era solo. Questi pensieri sono estranei, e...
- Piantala; non è finita - incalzò Elian.
Riudirono la voce dell'Uomo:
"…Ecco la fine, senza storia e senza epitaffio. Miliardi di segreti da svelare e confini sconosciuti rimangono incerti... Traguardi inafferrabili, come te...Mary... La tua immagine...Tutto si fa ombra; anche le stelle tramontano e il buio copre le cose, senza più ombre. Il cuore batte più accasciato e la volontà si perde con le ultime luci di un sogno. Ecco il mondo cercato; missione 414, compiuta e senza ritorno.
I miei pensieri, portateli a Mary; la mia esistenza ha termine con le ultime luci degli occhi di lei... Mary…"
Poi, ancora il sussurro di donna:
"Portami dove non c'è paura della morte, perché noi saremo la vita, e mi dirai che mi ami con il linguaggio dell'infinito. La mia pace è là, dove tu sei... Mike! L'ombra della sera discende dentro di me. Sono qui e non parlo... Tacere, come tacciono i monti immobili, in uno statico stupore di rocce e di lave pietrificate, silenziosa come le stelle che tentano lo spazio, come i fiori che si volgono al mattino simili ad oranti silenziosi... Mi dirai che mi ami con il linguaggio dell'infinito, perché l'universo si sarà chiuso nel breve cerchio delle tue pupille... Mike..."
Seguirono interferenze ovattate e quindi il silenzio.
- Hai udito, comandante? - disse Paul a voce bassa - L'apparecchio ha registrato anche pensieri estranei. Sì, pensieri lontani milioni e milioni di chilometri, anni luce. Sono finiti in quel registratore senza che l'astronauta li percepisse. Li ha registrati quell'aggeggio e la mente di Norman non li ha captati.
Elian dette una sguardo distratto ai rottami della navicella spaziale.
- Forse erano i pensieri del pilota a contenere anche quelli della sua donna. Forse se li portava nel cuore... e la mente non li percepiva.
Paul indicò la volta celeste. Le labbra si mossero inutilmente come se avesse difficoltà a parlare, ma poi disse:
- O forse ancora, i pensieri di quella donna, alla fine, hanno raggiunto l'uomo amato. In un solo istante hanno coperto distanze infinite per giungere ad una mente in agonia ancora capace, all'ultimo momento, di pronunciare il nome... di Mary.