EDITORIA
Collana
“Terzo
Millennio”
I Micenei - Poeti e Scrittori del nostro tempo
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VENTO NELLE MANI Antonietta Benagiano |
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In
questa raccolta risulta evidente una descrizione allegorica delle
esperienze personali, così che la vita ne diviene diretta
interpretazione, come intreccio di gioie e dolori che alla fine si
risolvono in un grande gioco di illusioni; una vita che va e non torna
più Non ci sono certezze, neanche una, neppure se stessi, solo la
ricchezza di pianto pare sia la sola esistenza sicura. N.H.P.S
Cav. Michele Alemanno Antonietta
Benagiano Docente,
poetessa, scrittrice e saggista, vive a Massafra, in provincia di Taranto. “La
Benagiano ha avuto il dono di porre il lettore direttamente a contatto con
la sofferenza umana senza soffermarsi troppo sulle modalità e senza
inutili moralismi... Il contatto delle due anime con la natura diventa
insegnamento affinché ci si lasci influenzare benignamente dal
connubio... Essa è madre e sa come alleviare dal peso i propri figli...
La Benagiano si dimostra ancora una volta abile scrittrice, tratteggiando
persone ed avvenimenti col suo tocco d’artista... Col suo linguaggio
chiaro, dalla narrativa fluida eppur stringata, le emozioni sgorgano
genuine e s’impossessano del lettore” (C. Magliuolo Poso). |
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Se non ci fossi tuSeggo sulla roccia del tempo inzuppata di sudore delle mie lacrime d'amarezza... eredità senza fine.Se non ci fossi tu, fratello vento, sussurro pietoso di consolazione... Tu sai... all'opera mi segui nel giorno che allungo oltre misura pur se nuova vita cresce in grembo... E attenta mi vedi paziente accanto a chi venne alla luce. Infinite cose voglion soluzione e il mio cuore é in pena e la mente cerca e sono sola...Se non ci fossi tu, fratello sole, a scaldare le mie membra deserte questa vita da scontare...Non si consuma la mia sorte di donna.Nella gelida manoTagli di storia nell'implacabile memoria spirale incandescente d'eventi a martellare errori...E conto pietre di dolore dinanzi al firmamento senza stelle e nubi nere mi girano lente... aghi di ghiaccio nel palmo della mano che un'esile speranza tenta d'annullare.Ma le tenebre s'attardano e la funerea luna m'oscura ogni visione. O angoscia della sospensione! E' nulla il presente e nella gelida mano serro questa mia ricchezza di pianto sola esistenza certa.Dolce murmure...Dolce murmure m'accarezza dal tuo marmo canta all'anima affannata... e vieni, padre, sull'alato destriero oblio a psiche greve del suo pugnale celato sotto il pianto...Via da me, mantello di piombo, m'abbraccia il cavaliere scudo d'amore... laggiù i nemici sono polvere nera turbinio che non s'arresta... Più sù! Più sù! M'inghiotta la luce liberi d'ogni pena il cuore...Non fermare, padre, il murmure dolce...DibrucaDibruca la mia mente tarda al vero che di pampini riveste, nuda il tronco scopre radici secche pietre e terra avara di linfa. Vacilla l'esistenza la lego a fili di finzione svestita del fluire greve della mia vita mai stata mia.Illusionista folle illumino la sfera di cristallo guardo quel che non fu, seno materno untuario d'amore amico il sangue a me congiunto lavacri verso me i sentimenti bell'anima l'altro in cui mi specchio. Si sfaccetta la luce alimenta la poiesi del sogno armonia che allieta.Non fuggire nei labirinti ciechi non finire in frantumi di mercurio, con te solo ha senso il mio momento e l'egida della ragion non serve se la linfa mi sottrae Medusa se le bisce s'attaccano al mio seno.EppureE mi porgi capezzoli di miele e suggo fiele, o domina d'inganni. Eppure te chiamo... bramo in me presente ed il lamento annullo il rifiuto di te nelle pene. Esistenza vuol essere questa brattea... illusione già al nascer pavento di seccume.Cera l'orecchio non udire il grido contro l'alba l'istante che impreca, tienimi fra le tue dure braccia... i gemiti trasmuto in lirico peana in dolce nettare il fiele e m'avvinghio a te scorza lacerante di tronco attesa nuda... e t'amo te fortemente amo.Mio TaraLontananza d'anni... alfine a te ritorno, mio fiume chiare acque fra canne flauti al soffio d'estate... e libellule mi chiamano verdi trasparenze nell'angolo sereno...O dolce Tara, cullami... nell'oblio manda il tempo lungo errori grandi travaglio d'esistenza... rigenera lontano il balzo di sorgente s'inceppa la mente... portami tu freschi zampilli il crepuscolo muore rimpianti inutili malinconie...E Solitudine danza... nel fondo vanno macigni d'oppressione luce l'indora... O Tara, nel tuo specchio ondeggia letizia antica tra le mani scintilla mia ancora... e fuggon le gocciole di vita acqua che non torna.Sblòccati...Sblòccati, serramento di ruggine, l'orecchio tendere voglio le mani oltre le spine del nido...Amicizia ... anche tu parvenza ingannevole astrazione certa, vieni all'ora che rimane. Cicatrici ormai le antiche piaghe... lenimento ad ogni dolore il tempo scivola la mente su velluti poièsi del cuore. Vieni...Come alba lontana demiurgico vespro t'attende rosseggia l'ultimo calore... Per te prosciugo laghi di tristezza dalle architetture del pensiero sgorga sorgente a rinnovata sete il verbo di biunivoco sentire. Vieni...Al piede ancora lento d'incertezze ali d'aquila in volo all'anima che il dubbio non balestra la carezza della speme... Vieni...Nella dimora paternaLucide ombre i miei ricordi vagolano nell'antica dimora stanze oggi di silenzio... tornano al terrazzo deserto scalcinato muro nudo pianto di rami all'inverno eterno, e batte il sole esalta la rovina... Ombra tra la folla d'ombre visioni rincorro malinconia...Padre, mi chiami ancora... son qui, dimmi raccontami del povero fante nella trincea di fango del nemico che accogliesti in spalla... Madre, il tuo abbraccio attendo... non sgridarmi io t'amo... Amico caro, riponi penna e quaderno anche tu la spada brandisci con me corri a liberar gli ostaggi...O vita... Polvere nel suo vaneggiar in forme forgia la mia memoria... nell'attimo triste esistenza torna a me il non essere. Cessate, andirivieni d'ombre, la bimba d'allora come voi é soffio... e discende ora scale di dolore e la mano le trema... chiave che serra. EnigmaOra più lenti mi scorrono i granelli il mio tempo guardo... me, ancora a me serrato scrigno enigma. T'interrogo, Psiche, l'effigie tua scoprimi lascia cadere l'insipiente velo che il vero cela, intera mostrami la sostanza il nudo essere almeno tu. Mistero è tutto gli esseri viventi che a me parlano riflessi in acque scure di palude. Ascoltami! Ch'io possa avere almeno me certezza.E scosta Psiche il suo velo nuda appare... ruota nell'attimo il caleidoscopio confuse immagini sovrappone, dimensioni opposte... E resto a me enigma.PirataRiporta nuova alba consueto andare...Posate, membra mie, qui sostate... dolorosa fatica v'attende spazzan le maschere bufere incessanti scoprono taglienti spigoli di sassi... Sostate... dolce brezza da lontananze viene...E pirata l'anima lascia la selvaggia landa all'arrembaggio vola del veliero a verdeggianti sponde... e sbiancano ancor sorrisi amiche lune cantano l'antico sogno...Nessuno approdi all'isola dell'anima nessuno chiami il pirata.La MadreE la madre serrava la porta al nemico in agguato approntava ogni cosa alla mensa il candido lino e i calici tersi con la croce segnava il cibo letizia agli occhi bambini... restava a distanza il lupo crudele.Poi riponeva con cura il pane nel tabernacolo sorridendo seguiva S. Benedetto lavoro di mano e di mente... sillabari sulla mensa e fiabe illustrate grammatiche e voci immortali... risuonavano canti d'aedi insegnava ad amar conoscenza...E ripeteva speranza... Figli, non tutti son come Caino fra i dodici Giuda fu solo può ancora trionfare l'amore... Siamo nella barca in tempesta ma Cristo provvede l'altra sponda sarà salvezza...E toglieva la madre l'acqua dalla barca inclinata piegava la schiena... Salvaci, Cristo! Sulle spalle son grevi fatiche leggera scorra all'approdo il lupo non giunga...E vedeva la madre vicina la terra.L'arpaDal pozzo dell'inesistenza sale l'arpa d'antico suono muta la traggon cembali d'Eros attorno...Tento le note d'eternità fuggente si blocca la mente esercito di razionalità armata dalla nullità remota mitraglie al muscolo dissanguato... Insegnatemi! Provo e riprovo accordi tacciono le corde...Venite almeno voi, mie care note d'arpeggio lontano pulsione incanalata nei labirinti della immaginazione certezza d'incertezza salda inganni di dolcezza eternità di fragile esistenza, venite...Ed improvvise tornano diversità alla mia memoria... disarmonia di suoni sorda malinconia. Quell'illusione più non m'appartiene e lacrimando va nel pozzo l'arpa bella della inesistenza.Assetata bevoE me ritrovo solitudine amara all'astro che s'immerge... stoltezza fu il meriggio nera barriera il vano ricercare. Ora da sè ogni cosa s'imbruna ma guardo te, incerta luna fuggente in tenebre di veli, a gran voce ti chiamo...Non lasciare la bellezza intera a nuvole cupe ferma la tua falce almeno un riflesso di tenero chiarore... e tu, mia onda, trattieniti dallo scoglio il breve spazio voglio scindere in attimi infiniti eternità prima dell'infrangersi.E s'allunga... oltre l'ultima brevità s'innalza scudo fra me e l'algente buio risorto piacere d'esserci, e passa temporale moto il dolore assetata bevo... io sono ancora io sono corpo e spirito fra cielo e terra favilla d'esistenza.AltaleneI quattro cantoni fiocchi slacciati da graziose mani corse d'acchiapparello... Dalla lontana panchina guarda ombra di tramonto sposta la clessidra...Vola ad eterei cobalti l'altalena esistenza bella libero respiro si schiude inebriare di bocciolo... non gracida calunnie il girino sta nel guscio ancora il serpente.E la favola si perde... ghermisce il mostro con uncini ai quattro angoli si celano nemici sconosciuti hanno armi infallibili... nel filo d'aracne fa l'altalena baratri guardano appronta Atropo la lama.PerditaL'età remota tento di comporre amate forme nel tempo evanescenti, eventi indelebili or mi sfumano incerti... Fugge la memoria si dilegua la passata esistenza...O luce, fermati sull'imminente nulla... l'incantesimo d'amore emozioni in volo sentimenti intieri gli anni non più miei nel ricordo dammi ancora...Ma tu non sorgi. Sul grigio dello schermo solo qualche linea scomposta... amorfe immagini attimi allotri... poi chiaro rimbalza questo mio eterno presente.Lasciami, AtropoLasciami, Atropo, il tempo di cantare l'errare della mia lanterna... ricerca il nemico di Creonte il nemico di Sinone... vaga ancora tra voci d'osanna a scranni fra infinite trame d'inganni.Lasciami il tempo d'un incanto al pennello dell'Eccelso... infante nuovamente a tenerezze la mia anima ritorna arcobaleno dimentico di pozzanghere.Lasciami il tempo d'ascoltare sussurri liquidi di crespe gemmate da magiche lanterne... sinfonie tonanti in vortici d'urano... i flauti lenti della primavera.Lasciami il tempo di smarrirmi attonita ad immensi siderei silenzi... d'accarezzare l'attimo del sogno all'ombra silente del pensiero... e il tempo lasciami d'un sorriso al figlio di lenire coscienza d'esistenza.Lasciami il tempo di pregare Dio.E dice anche PlatoneLe ninne nanne a Letè porta turbine di mente esaltazione del distorto gene, tu più non le ricordi. Tace la mia voce nella strozza in lacrima si muta... scopro d'inganno l'anima tua. E dice anche Platone... " Il bene non si pesca nel cupo pozzo senza fondo." Scorge attorno il nero l'antica ottusità d'amore, la fiaccola è lucignolo fumoso... tresca col nemico.Non parlateDi me non parlate prima che invidia non si spenga ipocrisia attorno prima che in cenere non si perda la terrena immagine. Più verità è il nulla non parlate... la storia del cuore è sconosciuta. Disamore lacerò l'anima l'immagine mia e voi non vedeste neanche velarsi l'occhio pian piano spegnersi la voce non coglieste neppure il brivido epidermico del dolore. Di me non parlate più vero è il silenzio.Silenzio!Silenzio! Ha comprato una girandola l'età gialla una girandola di latta sottile nella mano la stringe vorticosamente gira... Indecenza! Corre anche e ride la meschina... è forse uscita di senno?Silenzio! Ha aperto alfine il sarcofago della vergine di Norimberga* tortura nascosta. Lasciate che respiri libero vento magia di colori in vortice sorrisi d'antiche corse fantasmagorie dell'anima che ignora... di blu dipinge l'esistenza. Silenzio! Miracolosamente torna dimenticanza... attimo fanciullo Silenzio! È vita la sua follia.* Strumento di tortura e di morte realizzato in Germania nel XVI secolo. Il sarcofago, che presentava all'esterno una figura femminile, era all'interno fornito di aculei sistemati in modo tale da portare ad una morte lenta e atroce.ScrolleròHo sepolto il guscio che mi tenne l'involucro di buio compatto eppur membrana fragile... infiniti dardi entravano colpivano di soppiatto. A ripari di velina tentavo di sfuggire sui riquadri del terrazzo correvo guardavo sgomenta il cielo tappavo col silenzio delle stelle rumori di rifiuto pannelli di celeste ponevo alle sferze nemicheT'ho lasciato disamore lungo rovina d'anima e di pelle... sto rintanata ora in altro guscio non è neppure mio. Mi libererò forse d'involucri senza luce di questa terra amica dell'arciere.... così non può essere mia s'oscura anche il sole... Andrò da te lontana scrollerò persino la tua polvere.
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