EDITORIA

Collana
“Terzo Millennio”
I Micenei - Poeti e Scrittori del nostro tempo


VENTO
NELLE MANI

Antonietta Benagiano
Senatrice dei Micenei
Massafra (TA)

In questa raccolta risulta evidente una descrizione allegorica delle esperienze personali, così che la vita ne diviene diretta interpretazione, come intreccio di gioie e dolori che alla fine si risolvono in un grande gioco di illusioni; una vita che va e non torna più Non ci sono certezze, neanche una, neppure se stessi, solo la ricchezza di pianto pare sia la sola esistenza sicura.
Vi è tuttavia la carezza della speranza che allieta la poesia del sogno. Null’altro riesce a quietare l’anima incantata dell’autrice se non le bellezze rare del creato; rare non per grandezza o eccezionalità, ma per densità di significato.
Uniche parentesi nel travaglio sono l’ascolto, il canto, l’incantevole senso di smarrimento dell’animo che torna arcobaleno, la preghiera a Dio.
Una visione un po’ ombrosa dell’esistenza, dunque, che rivela una personale incognita della verità, un bivio tra l’abbraccio dell’ora remota e la dolce memoria. Forse una sorta di testamento spirituale della poetessa che si dichiara enigma a se stessa e che sembra cercare la chiave di volta in un eterno passato. Ma come lei stessa dice, citando Platone “Il bene non si pesca nel cupo pozzo senza fondo”.
Per rispettare almeno in parte il suo intimo desiderio “Di me non parlate, più vero è il silenzio”, ci piace aggiungere che così sarà fatto anche da Chi a tante domande dovrà dare risposta.

N.H.P.S Cav. Michele Alemanno        
Presidente e Rettore Accademia dei Micenei  

 

 Antonietta Benagiano

Docente, poetessa, scrittrice e saggista, vive a Massafra, in provincia di Taranto.
Senatrice dell’Accademia Internazionale dei Micenei, è presente in Oggifuturo,
organo ufficiale della suddetta Accademia.
Cavaliere dell’Accademia “Gli Etruschi” ha inoltre spazio in varie riviste e in numerose antologie, anche ad uso scolastico, di Case editrici e di Centri e Circoli culturali.
Accademica Valentiniana, è tra i vincitori del Premio San Valentino 2000, dei Premi La Verna, Gualdo Tadino, Citerna, Castiglione del Lago, Duomo Orvieto, Spello, Gubbio, Todi, Deruta, Clitunno Spoleto. é inoltre socia di altre Accademie e anche di riviste nazionali ed internazionali, quali Nuove Lettere, La Nuova Tribuna Letteraria, Bacherontius, etc...
E' presente in Collane di autori contemporanei.
Ha partecipato a concorsi di Accademie, di Case editrici e di varie associazioni culturali, riportando trofei, medaglie d’oro e d’argento, coppe, targhe ed altri riconoscimenti prestigiosi.
Partecipa dal 1999 alle rassegne culturali del Circolo Culturale “San Domenichino” di Massa e de “Il Quadrato” di Viareggio (Rassegne 1999 e 2000 di Viareggio, Rassegna di S. Marino, di Lido di Camaiore, di Montecatini, di Altopascio, di Bolsena, della Riviera Apuana, Autunno Veneziano etc.), nelle quali risulta sempre vincitrice come nel Gran Premio di Poesia e Narrativa “Città di Empoli”.
Socia di associazioni e di centri culturali di rilevanza internazionale, tra cui il Centro Europeo di Cultura “Passaporto”, annovera anche il Superprestige Anno Santo del Duemila (Roma, ottobre 1999), il Premio Internazionale Eurotrofeo Montecarlo, (dicembre 1999), il Superpremio Natale di Pace nel Mondo (Luco dei Marsi, dicembre 1999), il Superpremio Nuovo Millennio (Roma, gennaio 2000) il Premio Internazionale XX Secolo Poeti e Scrittori Protagonisti (Roma, gennaio 2000), il Superpremio Albo d’oro degli Scrittori europei (Roma, marzo 2000) il Primo Premio Internazionale di Poesia Frontiere Letterarie (Roma, aprile 2000) il Premio Triennale Duemila (Roma, aprile 2000), il Superpremio Albo d’oro degli Scrittori europei (Roma, giugno 2000),  il Primo Premio di Narrativa Europa Nuovo Millennio (Roma, giugno 2000), il Premio Speciale Città di Pompei Jubilaeum 2000, il Premio speciale “Esploratori dell’Universo” 2000.
Iscritta all’Albo d’oro dell’associazione culturale “Avvenire d’Abruzzo”, è presente su Internet, nel sito www.micenei.it e nel sito http//www.tigulliobac.com.
Ha pubblicato il romanzo “Neppure soffrendo” (Edizioni Passaporto, Roma 2000) ed ha in pubblicazione altre opere di narrativa e di poesia;

Di lei hanno detto: “Poesia fra le migliori nel panorama nazionale... Ottima qualità... vigoria lirica.. “ (L. Ruggeri)

“Il reiterarsi nel tempo dello spirito che fu di Omero e dei tragici come Euripide non smetterà di regalarci emozioni sempre nuove... Nel concatenarsi passionale dei versi della Benagiano cogliamo, infatti, un respiro che  è assimilabile al coro delle tragedie greche. Un coro di una voce sola, ma che ci par quasi di sentire... tanto è denso il ritmo dei versi che, nel loro rifarsi ad uno stile ampio e maestoso, non risultano peraltro roboanti. Il richiamarsi a personaggi-simbolo della mitologia può disorientare il lettore che non abbia una cultura classica... Ad una lettura approfondita si percepisce il senso universale di tali presenze... La Benagiano sa che la vita continua a proporci inedite aggregazioni e sfumature che ben sa cogliere, mantenendo sempre una tensione lirica efficace, che si fa veramente canto... Le scelte linguistiche ed estetiche vengono naturalmente poste al servizio di una poesia alta, a tratti definibile come “cosmica” in cui i sentimenti del cuore umano si confrontano ed entrano in risonanza con le “sfere maggiori”, in una felice sintesi tra terra e cielo. (M. Delpino e Gian Piero Prassi).

“ Profondità di sentire... non indulge mai all’inutile... Immagini ricche di originali suggestioni ... mai scelte per dare colore... sono vie di comunicazione come sanno fare i poeti... Poesia che non è mai manierismo... mai un modo di scrivere un po’ snob... una specie di vezzo come in certi poeti... Poesia con un ritmo musicale tutto suo... dai forti battiti... essenziali... espressivi...” (R. Carello).

 “Il suo raccontare diventa satira sottile e raffinata i cui toni letterari raggiungono livelli lirici coinvolgenti... spaziano in una modernità di vita che c'è intorno e che ci prende tutta” (L. Pumpo).

“La trama dei pensieri diventa la trama compatta del ricordo, l’uso della rimembranza per cogliere il modo di porsi di fronte all’esistenza e per determinare il punto d’intersezione fra ciò che si è e ciò che si vuole essere... Le combinazioni di idee che sorgono durante il colloquio sono momenti rappresentativi nei quali, come possibili modelli esplicativi di un’esperienza, la mente insiste perché non divengano astratte formulazioni logiche, ma perché abbiano il senso di tutte le connotazioni come termini esecutivi di un fine. Pertanto con molta originalità, la Benagiano stabilisce uno stato di attivismo del ricordo... un principio di ragion sufficiente... uno stato organicistico della psicologia del ricordo in quanto esprime la durata delle percezioni durante il colloquio... il limite ontologico delle risorse umane alla ricerca di un ubi consistam e al riconoscimento di siffatto ubi consistam... L’autrice mantiene inalterati il livello letterario e l’efficacia dello stile... conserva costantemente delle proprietà di linguaggio che spesso non sono conservate in molti saggi della cosiddetta letteratura contemporanea... e le pagine risultano molto vive, perchè  attraverso la bonomia delle confidenze femminili, affrontano temi di rilievo che invitano a riflettere sulle questioni attuali...” (P. Pantaleo).

“La Benagiano ha avuto il dono di porre il lettore direttamente a contatto con la sofferenza umana senza soffermarsi troppo sulle modalità e senza inutili moralismi... Il contatto delle due anime con la natura diventa insegnamento affinché ci si lasci influenzare benignamente dal connubio... Essa è madre e sa come alleviare dal peso i propri figli... La Benagiano si dimostra ancora una volta abile scrittrice, tratteggiando persone ed avvenimenti col suo tocco d’artista... Col suo linguaggio chiaro, dalla narrativa fluida eppur stringata, le emozioni sgorgano genuine e s’impossessano del lettore” (C. Magliuolo Poso).

Se non ci fossi tu
Seggo sulla roccia del tempo
inzuppata di sudore
delle mie lacrime d'amarezza...
eredità senza fine.
Se non ci fossi tu, fratello vento,
sussurro pietoso di consolazione...
Tu sai...
all'opera mi segui
nel giorno che allungo oltre misura
pur se nuova vita cresce in grembo...
E attenta mi vedi
paziente accanto a chi venne alla luce.
Infinite cose voglion soluzione
e il mio cuore é in pena
e la mente cerca
e sono sola...
Se non ci fossi tu, fratello sole,
a scaldare le mie membra deserte
questa vita da scontare...
Non si consuma la mia sorte di donna.
Nella gelida mano
Tagli di storia nell'implacabile memoria
spirale incandescente d'eventi
a martellare errori...
E conto pietre di dolore
dinanzi al firmamento senza stelle
e nubi nere mi girano lente...
aghi di ghiaccio nel palmo della mano
che un'esile speranza tenta d'annullare.
Ma le tenebre s'attardano
e la funerea luna m'oscura ogni visione.
O angoscia della sospensione!
E' nulla il presente
e nella gelida mano serro
questa mia ricchezza di pianto
sola esistenza certa.

Dolce murmure...
Dolce murmure m'accarezza dal tuo marmo
canta all'anima affannata...
e vieni, padre, sull'alato destriero
oblio a psiche greve
del suo pugnale celato sotto il pianto...
Via da me, mantello di piombo,
m'abbraccia il cavaliere scudo d'amore...
laggiù i nemici sono polvere nera
turbinio che non s'arresta...
Più sù! Più sù!
M'inghiotta la luce
liberi d'ogni pena il cuore...
Non fermare, padre, il murmure dolce...
Dibruca
Dibruca la mia mente
tarda al vero che di pampini riveste,
nuda il tronco scopre radici secche
pietre e terra avara di linfa.
Vacilla l'esistenza
la lego a fili di finzione
svestita del fluire greve
della mia vita mai stata mia.
Illusionista folle
illumino la sfera di cristallo
guardo quel che non fu,
seno materno untuario d'amore
amico il sangue a me congiunto
lavacri verso me i sentimenti
bell'anima l'altro in cui mi specchio.
Si sfaccetta la luce
alimenta la poiesi del sogno
armonia che allieta.
Non fuggire nei labirinti ciechi
non finire in frantumi di mercurio,
con te solo ha senso il mio momento
e l'egida della ragion non serve
se la linfa mi sottrae Medusa
se le bisce s'attaccano al mio seno.
Eppure
E mi porgi capezzoli di miele
e suggo fiele,
o domina d'inganni.
Eppure te chiamo... bramo
in me presente
ed il lamento annullo
il rifiuto di te nelle pene.
Esistenza vuol essere
questa brattea... illusione
già al nascer pavento di seccume.
Cera l'orecchio
non udire il grido contro l'alba
l'istante che impreca,
tienimi fra le tue dure braccia...
i gemiti trasmuto in lirico peana
in dolce nettare il fiele
e m'avvinghio a te
scorza lacerante di tronco
attesa nuda...
e t'amo
te fortemente amo.

Mio Tara
Lontananza d'anni...
alfine a te ritorno, mio fiume
chiare acque fra canne
flauti al soffio d'estate...
e libellule mi chiamano
verdi trasparenze nell'angolo sereno...
O dolce Tara, cullami...
nell'oblio manda il tempo lungo
errori grandi
travaglio d'esistenza...
rigenera lontano il balzo di sorgente
s'inceppa la mente...
portami tu freschi zampilli
il crepuscolo muore
rimpianti inutili
malinconie...
E Solitudine danza...
nel fondo vanno macigni d'oppressione
luce l'indora...
O Tara,
nel tuo specchio ondeggia letizia antica
tra le mani scintilla mia ancora...
e fuggon le gocciole di vita
acqua che non torna.
Sblòccati...
Sblòccati, serramento di ruggine,
l'orecchio tendere voglio
le mani oltre le spine del nido...
Amicizia ...
anche tu parvenza ingannevole
astrazione certa,
vieni all'ora che rimane.
Cicatrici ormai le antiche piaghe...
lenimento ad ogni dolore il tempo
scivola la mente su velluti
poièsi del cuore.
Vieni...
Come alba lontana
demiurgico vespro t'attende
rosseggia l'ultimo calore...
Per te prosciugo laghi di tristezza
dalle architetture del pensiero
sgorga sorgente a rinnovata sete
il verbo di biunivoco sentire.
Vieni...
Al piede ancora lento d'incertezze
ali d'aquila in volo
all'anima che il dubbio non balestra
la carezza della speme...
Vieni...
Nella dimora paterna
Lucide ombre i miei ricordi vagolano
nell'antica dimora
stanze oggi di silenzio...
tornano al terrazzo deserto
scalcinato muro nudo
pianto di rami all'inverno eterno,
e batte il sole
esalta la rovina...
Ombra tra la folla d'ombre
visioni rincorro
malinconia...
Padre, 
mi chiami ancora...
son qui, dimmi
raccontami del povero fante
nella trincea di fango
del nemico che accogliesti in spalla...
Madre,
il tuo abbraccio attendo...
non sgridarmi
io t'amo...
Amico caro,
riponi penna e quaderno
anche tu la spada brandisci
con me corri a liberar gli ostaggi...
O vita...
Polvere nel suo vaneggiar in forme
forgia la mia memoria...
nell'attimo triste esistenza torna
a me il non essere.
Cessate, andirivieni d'ombre,
la bimba d'allora come voi é soffio...
e discende ora  scale di dolore
e la mano le trema...
chiave che serra.
Enigma
Ora più lenti mi scorrono i granelli
il mio tempo guardo...
me, ancora a me serrato scrigno
enigma.
T'interrogo, Psiche,
l'effigie tua scoprimi
lascia cadere l'insipiente velo
che il vero cela,
intera mostrami la sostanza
il nudo essere almeno tu.
Mistero è tutto
gli esseri viventi che a me parlano
riflessi in acque scure di palude.
Ascoltami!
Ch'io possa avere almeno me certezza.
E scosta Psiche il suo velo
nuda appare...
ruota nell'attimo il caleidoscopio
confuse immagini sovrappone,
dimensioni opposte...
E resto a me enigma.
Pirata
Riporta nuova alba consueto andare...
Posate, membra mie,
qui sostate...
dolorosa fatica v'attende
spazzan le maschere bufere incessanti
scoprono taglienti spigoli di sassi...
Sostate...
dolce brezza da lontananze viene...
E pirata l'anima
lascia la selvaggia landa
all'arrembaggio vola del veliero
a verdeggianti sponde...
e sbiancano ancor sorrisi amiche lune
cantano l'antico sogno...
Nessuno approdi all'isola dell'anima
nessuno chiami il pirata.
La Madre
E la madre serrava la porta
al nemico in agguato
approntava ogni cosa alla mensa
il candido lino e i calici tersi
con la croce segnava il cibo
letizia agli occhi bambini...
restava a distanza il lupo crudele.
Poi riponeva con cura
il pane nel tabernacolo
sorridendo seguiva S. Benedetto
lavoro di mano e di mente...
sillabari sulla mensa
e fiabe illustrate
grammatiche e voci immortali...
risuonavano canti d'aedi
insegnava ad amar conoscenza...
E ripeteva speranza...
Figli, non tutti son come Caino
fra i dodici Giuda fu solo
può ancora trionfare l'amore...
Siamo nella barca in tempesta
ma Cristo provvede
l'altra sponda sarà salvezza...
E toglieva la madre
l'acqua dalla barca inclinata
piegava la schiena...
Salvaci, Cristo!
Sulle spalle son grevi fatiche
leggera scorra all'approdo
il lupo non giunga...
E vedeva la madre vicina la terra.
L'arpa
Dal pozzo dell'inesistenza sale
l'arpa d'antico suono muta
la traggon cembali d'Eros attorno...
Tento le note d'eternità fuggente
si blocca la mente
esercito di razionalità
armata dalla nullità remota
mitraglie al muscolo dissanguato...
Insegnatemi!
Provo e riprovo accordi
tacciono le corde...
Venite almeno voi,
mie care note d'arpeggio lontano
pulsione incanalata
nei labirinti della immaginazione
certezza d'incertezza salda
inganni di dolcezza
eternità di fragile esistenza,
venite...
Ed improvvise tornano
diversità alla mia memoria...
disarmonia di suoni
sorda malinconia.
Quell'illusione più non m'appartiene
e lacrimando va nel pozzo
l'arpa bella della inesistenza.
Assetata bevo
E me ritrovo solitudine amara
all'astro che s'immerge...
stoltezza fu il meriggio
nera barriera il vano ricercare.
Ora da sè ogni cosa s'imbruna
ma guardo te, incerta luna
fuggente in tenebre di veli,
a gran voce ti chiamo...
Non lasciare la bellezza intera
a nuvole cupe
ferma la tua falce almeno
un riflesso di tenero chiarore...
e tu, mia onda,
trattieniti dallo scoglio
il breve spazio voglio scindere
in attimi infiniti
eternità prima dell'infrangersi.
E s'allunga...
oltre l'ultima brevità s'innalza
scudo fra me e l'algente buio
risorto piacere d'esserci,
e passa temporale moto il dolore
assetata bevo...
io sono
ancora io sono
corpo e spirito fra cielo e terra
favilla d'esistenza.
Altalene
I quattro cantoni
fiocchi slacciati da graziose mani
corse d'acchiapparello...
Dalla lontana panchina guarda
ombra di tramonto
sposta la clessidra...
Vola ad eterei cobalti l'altalena
esistenza bella
libero respiro si schiude
inebriare di bocciolo...
non gracida calunnie il girino
sta nel guscio ancora il serpente.
E la favola si perde...
ghermisce il mostro con uncini
ai quattro angoli si celano 
nemici sconosciuti
hanno armi infallibili...
nel filo d'aracne fa l'altalena
baratri guardano
appronta Atropo la lama.
Perdita
L'età remota tento di comporre
amate forme
nel tempo evanescenti,
eventi indelebili
or mi sfumano incerti...
Fugge la memoria
si dilegua la passata esistenza...
O luce,
fermati sull'imminente nulla...
l'incantesimo d'amore
emozioni in volo
sentimenti intieri
gli anni non più miei
nel ricordo dammi
ancora...
Ma tu non sorgi.
Sul grigio dello schermo
solo qualche linea scomposta...
amorfe immagini
attimi allotri...
poi chiaro rimbalza
questo mio eterno presente.
Lasciami, Atropo
Lasciami, Atropo, il tempo di cantare
l'errare della mia lanterna...
ricerca il nemico di Creonte
il nemico di Sinone...
vaga ancora tra voci d'osanna a scranni
fra infinite trame d'inganni.
Lasciami il tempo d'un incanto
al pennello dell'Eccelso...
infante nuovamente
a tenerezze la mia anima ritorna
arcobaleno dimentico di pozzanghere.
Lasciami il tempo d'ascoltare
sussurri liquidi di crespe
gemmate da magiche lanterne...
sinfonie tonanti in vortici d'urano...
i flauti lenti della primavera.
Lasciami il tempo di smarrirmi attonita
ad immensi siderei silenzi...
d'accarezzare l'attimo del sogno
all'ombra silente del pensiero...
e il tempo lasciami d'un sorriso al figlio
di lenire coscienza d'esistenza.
Lasciami il tempo di pregare Dio.
E dice anche Platone
Le ninne nanne a Letè porta
turbine di mente
esaltazione del distorto gene,
tu più non le ricordi.
Tace la mia voce nella strozza
in lacrima si muta...
scopro d'inganno l'anima tua.
E dice anche Platone...
" Il bene non si pesca 
nel cupo pozzo senza fondo."
Scorge attorno il nero
l'antica ottusità d'amore,
la fiaccola è lucignolo fumoso...
tresca col nemico.
Non parlate
Di me non parlate
prima che invidia non si spenga
ipocrisia attorno
prima che in cenere non si perda
la terrena immagine.
Più verità è il nulla
non parlate...
la storia del cuore è sconosciuta.
Disamore lacerò l'anima
l'immagine mia 
e voi non vedeste neanche
velarsi l'occhio
pian piano spegnersi la voce
non coglieste neppure
il brivido epidermico del dolore.
Di me non parlate
più vero è il silenzio.
Silenzio!
Silenzio!
Ha comprato una girandola l'età gialla
una girandola di latta sottile
nella mano la stringe
vorticosamente gira...
Indecenza!
Corre anche e ride la meschina...
è forse uscita di senno?
Silenzio!
Ha aperto alfine
il sarcofago della vergine di Norimberga*
tortura nascosta.
Lasciate che respiri libero vento
magia di colori in vortice
sorrisi d'antiche corse
fantasmagorie dell'anima che ignora...
di blu dipinge l'esistenza.
Silenzio!
Miracolosamente torna dimenticanza...
attimo fanciullo
Silenzio!
È vita la sua follia.
* Strumento di tortura e di morte realizzato
  in Germania nel XVI secolo. Il sarcofago, 
  che presentava all'esterno una figura femminile,
  era all'interno fornito di aculei sistemati in
  modo tale da portare ad una morte lenta e atroce.
Scrollerò
Ho sepolto il guscio che mi tenne
l'involucro di buio compatto
eppur membrana fragile...
infiniti dardi entravano
colpivano di soppiatto.
A ripari di velina tentavo di sfuggire
sui riquadri del terrazzo correvo
guardavo sgomenta il cielo
tappavo col silenzio delle stelle
rumori di rifiuto
pannelli di celeste ponevo
alle sferze nemiche
T'ho lasciato disamore lungo
rovina d'anima e di pelle...
sto rintanata ora in altro guscio
non è neppure mio.
Mi libererò forse d'involucri senza luce
di questa terra amica dell'arciere....
così non può essere mia
s'oscura anche il sole...
Andrò da te lontana
scrollerò persino la tua polvere.

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