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Volgendo lo sguardo alla propria storia, il poeta si fa testimone
dell'umano vivere, illuminato dal dono della fede. Con profonda
introspezione e puntuale capacità espressiva, si eleva armonica la
musicalità dell'esperienza narrata. Non solo idee o intuizioni, ma
sentimenti e passioni che innalzano l'anima sulle vette del mondo.
Il paesaggio è quello di una vita trascorsa all'insegna del dono e della
testimonianza, dove non tutto è passato e non tutto passerà.
Sacerdote per vocazione, servo per gli uomini, la solitudine rischia di
attanagliarne il cuore. Ma nell'intimo del mistero, questa si fa gravida
di Dio come una chiesa piena di preghiere e il cuore si tramuta in
fiaccola accesa della divina presenza.
Non aiuta l'affievolirsi degli impeti, non danno conforto i primi ricordi
e tutto tace quando alla sera si placa il fragore delle genti. Il buio
riempie le stanze dell'anima, in una notte che sembra la prima di una vita
intera e, come sante furono le tre grandi notti della rivelazione, santa
si rivela anche quella di questo pellegrino poeta.
Ma dono prezioso è la speranza, virtù divina che va oltre lo sconforto e
la stanchezza, dialogo d'amore e di fiducia che nel canto supera la morte,
pur sempre mesta, ma che rinnova l'umanità.
"Alla sera ti cerco Signore! Mostrami il tuo volto!", grida il
profeta messaggero, e come Giobbe elemosinava giustizia per la sua causa,
così ora si chiede pietà per la sventura dell'umanità.
È la missione del veggente, di colui che ode e non può tacere, dell'unto
chiamato a farsi portavoce dell'anelito del mondo alla salvezza, mondo che
mestamente annuncia: "nulla di nuovo sotto il sole". E come a
voler contraddire l'antica saggezza, egli annuncia una cosa inaudita,
stoltezza per alcuni, follia per altri: la salita al monte Calvario si è
conclusa una volta per tutte e, dalla cattedra della croce, l'amore si fa
vita vera per l'eternità.
All'approssimarsi del tempo e al tramonto del sole, raccolto il bagaglio
della sua esistenza, egli attende la pace assoluta, là dove ogni nulla
diventa tutto, non più finito nell'infinito!
Michele
Alemanno Presidente Accademia dei Micenei
A coloro che mai avranno l'occasione di assistere ad un'omelia di Don
Francesco Bevilacqua, residente a Soriano Calabro, è destinato questo
libro curato dall'Accademia Internazionale dei Micenei di Reggio Calabria.
Un sacerdote, Don Francesco Bevilacqua, che è riuscito spiritualmente e
letterariamente a superare le pareti della sua chiesa, del suo angolo
cristiano ove sono germinati i versi e i pensieri raccolti nel volume.
Professore nelle Scuole Medie prima e in seguito nei Licei, dalla fama di
convinto e fervido oratore durante le funzioni religiose, Don Francesco ha
percepito il barlume di andare oltre l'ascolto del suo pubblico di fedeli
e c'è riuscito nella maniera più silenziosa, riempiendo pagine su pagine
di sue meravigliose meditazioni postsacrificio divino o esplicate nella
venuta della sera. " Scende la sera, il buio t'assale,/ gridar tu non
puoi, il pianto ti strozza,/ vivi da solo nel muto silenzio/ gravato dal
male, dall'odio,/ dal fragil cadere delle cose./ " ( Da " La
sera ").
E' la voce interiore di un sacerdote del sud, che svela le sue fragilità
di uomo sposo della Chiesa e apostolo del Signore, in questo terzo
millennio non facile per chi vuole credere senza dover soffrire e Don
Francesco soffre per se stesso e per gli altri che ha persuaso e
persuade con le sue informali ma finalizzate parole verso la gente comune,
che lo segue fiduciosa nella resurrezione finale, quale trionfo finalmente
dell'equità. Un altro modo questo di fare omelia, di catechesi in versi
che in alcuni momenti sembrano prosa con inserite frasi del Vangelo,
fortementemente evidenziate da un contesto che proviene da un autentico
didentro, il quale ha soppresso le distorte apparenze riverberate dal
mondo compiaciuto per il suo continuo eludere.
A volte i sermoni possono non essere compresi del tutto, oppure succede
che non attecchiscono adeguatamente nei cuori dei fedeli, ma all'ascolto
delle parole di Don Francesco ciò non accade perché egli ha scelto di
esprimersi da sacerdote-poeta, con una doppia sensibilità ed elevatezza
paragonabili al trionfo verticale di una chiesa principale gotica con le
sue appariscenti cromatiche vetrate.
Secondo l'ordine delle poesie esposte nel volume si individuano le tappe
del cammino cristiano nell'ambito di una comunità parrocchiale, quale
specchio dell'intera collettività seguace di Cristo, con la dovuta
predisposizione degli animi ai grandi avvenimenti del Natale e della
Pasqua. " Facciamo il presepe/ di carta o di legno,/ di sughero e
muschio,/ con asino e bue,/ pastori e belanti,/ stelle e re magi./
Facciamo il presepe/ e a tutti ricordi/ che Cristo è venuto/ nell'umida
grotta/ in notte profonda,/squarciata da luce/ e gli angeli in coro/
annunziano al mondo/ che il Signore/ ha baciato/ la terra creata,/ per
pace portare/ all'uomo che ama./" (Da " Il presepe ").
L'omelia poetica di Don Francesco Bevilacqua non termina come le altre nel
contesto della Santa Messa, ma continua dove il visibile perde la sua
capacità terrena.
Isabella Michela Affinito
NON
TUTTO PASSA
Vedi
il cielo e la terra,
vedi i colli e le cime dei monti,
i mari e l'immensità degli oceani,
vedi il verde dei prati,
vedi e contempla il candor delle nevi.
Passa il tempo e ruotano le ore
e tutto travolgono e portan via:
il cielo e la terra,
i colli e le cime dei monti,
il verde dei prati e il candor delle nevi.
Tutto scompare.
Vedi il tuo amore, anima mia,
grande, immenso come l'oceano,
compagno fedele del tuo cammino.
Tutto si perde, ma l'amore, no,
l'amore non si perderà, non finirà
perché eterno è il legame
dell'uomo che ama.
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