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“Venga sulla terra il tuo regno”
Il trionfo dello Spirito
Appena Gesù fu battezzato
nelle acque del fiume Giordano
da Giovanni detto il Battista
nei cieli in candida colomba
si mostrò lo Spirito di Dio:
“Questi è il mio Figlio prediletto,
così disse, nel quale Io sono
e per amore mi sono compiaciuto”
E Gesù andò arricchito di sapienza
a diffondere la buona novella:
Beati i poveri, perché di essi
sarà sempre il Regno dei Cieli,
l’immenso ondeggiava di pace.
Beati gli afflitti, gli umili
i derisi dall’orgoglio dei potenti
perché loro saranno consolati.
Beati coloro che vogliono giustizia
coloro che per me sono offesi
coloro che esortano al bene,
beati, io sarò sempre con loro.
Scendeva la sera, il Cristo Signore
andava leggero, librato solenne
guidato in tenerezza dallo Spirito.
Gli altri lo seguivano felici
raggianti di fervore in preghiera:
“Il Figlio di Dio è con noi, con noi
lo Spirito disceso su di lui”.
“Signore, Padre Nostro, sussurrava
pacato il silenzio tutt’intorno,
venga sulla Terra il tuo Regno”.

ho il rosario tra le dita
Ho il Rosario tra le dita
le labbra vanno sussurrando
ghirlande di preghiere
sul Tuo cammino di passione
Santa Maria, Madre di Dio
Vergine Santa di Pompei,
godo felice del Tuo sguardo
riflesso dal sole mattutino
coi fiori freschi sull’Altare
ricamati da lampade di vetro.
Ho il Rosario tra le dita
mi trovo a Te d’accanto
piegata ai piedi della Croce
il cuore infranto dal dolore,
Ti seguo nella gioia ritrovata
nella gloria della Pasqua
nell’annuncio degli Angeli:
Cristo Signore è risorto
il suo dono d’amore è con voi
nel Calice dell’ultima Cena.
Ave Maria, Santa Maria
scorrono i grani del Rosario
echeggiano voci di perdono
armonie siderali tutt’intorno
la speranza ridona la fiducia
il Tuo conforto mi sostiene
nell’andare incerto della vita.

preghiera alla
vergine
Ecco Madre, Tu triste
vai piangendo ancora
per il mondo incerto
lacrime amare di sangue.
Non riusciamo ingrati
a darTi la pace richiesta
la gioia di vederci
fedeli seguaci del Signore.
L’ambizione ci assale
la debolezza dei sensi
frena i palpiti del cuore.
Il vuoto dell’effimero
ci trascina nel nulla
dell’amore verso di Te
della comprensione piena
del sacrificio del Golgota
della donazione totale
perché cessi la violenza
verso la vita nascente
le bellezze del creato
ed i poveri siano consolati
com’è nella volontà
del Tuo diletto Figlio.
Ti chiediamo perdono
Madre d’ogni tenerezza
ausiliatrice per amore
verso ogni sofferenza.
Aiutaci a vincere il tempo
col tepore della tua Grazia
fascinosa d’infinito.

ti prego mio
signore
Ti prego, mio Signore,
mio Dio dell’universo
riaccendi le speranze
ovunque sulla Terra.
Ti prego, non lasciare
agli intelletti estrosi
della scienza in delirio
l’inganno sulla vita.
Ti prego, Padre Nostro,
perché la violenza
non domini del cuore
il bene che lo guida.
Ti prego, mio Signore
per le madri desolate
i bambini morenti
di malattie e di fame.
Ti prego, Re del cielo,
prendici per mano
per camminare insieme
uniti a te in amore.

buongiorno signore
Buongiorno, Signore,
mi alzo al mattino
incontro gli altri
che vengono e vanno
per le strade del mondo.
Signore, buon giorno
a Te ed a loro
a me ed a Te eguali
poveri, ricchi che siamo.
Buona sera, buona notte
a neri, bianchi, gialli.
Tu non badi alla pelle,
è il cuore che conta
l’amore, la pace, Signore.
Se tutti fossimo uniti
come Tu dici fratelli
ci saluteremmo felici:
Buon giorno, ogni giorno,
buona sera, ogni sera,
buona notte, ogni notte,
nel tuo abbraccio, Signore,
ogni giorno, ogni ora
in eterno, per sempre.

preghiera per l’italia
Signore genuflessi ti preghiamo
per l’Italia nostra genitrice
il suo futuro, le speranze nuove
che non siano incerte nella pace.
Ti preghiamo uniti nella fede
perché la sofferenza si dilegui
il lavoro entri in ogni casa
ed il sereno prenda il nostro cielo.
Ti preghiamo perché Tu benedica
gli altari, i simulacri degli eroi
i simboli retaggio della storia
dei fasti gloriosi del passato.
Ti preghiamo, Signore, ad una voce
per coloro che solerti nel dovere
vigilano sui beni, sui valori
dell’uomo e del civile suo cammino.
Ti preghiamo Signore e ci sentiamo
felici nell’immenso del Tuo amore
fratelli redenti nel Tuo nome
ovunque la Tua luce accende il sole.

campane
Campane, mie campane dondolanti
quanto m’è caro ancora il vostro suono
colto dal vento negl’echi d’infinito
mistico saluto antico e nuovo
che torna sempre a ristorare i cuori.
Campane della Chiesa del Rione
ove fui battezzato, benedetto
nel nome lodato del Signore
tenuto in braccio dalla madre mia
con mio padre intenerito accanto
felice d’emozioni e di speranze.
Campane dell’alba incontro al sole
dell’ave Maria in sulla sera
dell’ultimo richiamo di tristezza
quando ci accompagnate al camposanto.
A volte nel turbinio dei nostri giorni
con l’odio che germina dovunque
il vostro tintinnio festoso, lento,
che invita alla Messa, alla preghiera
turba l’udito dei distratti
nel vuoto d’illusioni passeggere.
Campane, mie campane dondolanti,
non cessate mai di stare accanto
a chi attende il sereno del domani
affaticato dell’oggi che l’affligge.

sentinelle del mattino
Da Tor Vergata a S. Pietro
dai cinque continenti
nella Roma eterna
guidati dalla fede
in Cristo, il Redentore,
la gioia nel cuore,
giovani a migliaia
la mano, nella mano.
Sentinelle del mattino
gli occhi nel sole
dell’alba nascente
felici di cantare
le lodi di preghiera
al Signore dei cieli.
Sentinelle del mattino
i fazzoletti al vento
le bandiere nel cammino
sventolanti di pace
speranze del domani.
Sentinelle del mattino
le vostre aspirazioni
siano della Terra
lievito fecondo
d’amore perenne
nel Terzo millennio.

il fiume
Discendo limpido
soffuso di neve
fluente
trasparente
su’ ciottoli sparsi
variopinti
riflessi di luna
di sole
le aride zolle
ricolmo
copiose fecondo.
La foce dissolve
il mio dono.
T’ho nutrito di vita
m’hai deluso
lasciandomi perire
nel fango
immondo
del tuo ingrato
governo
del mondo.

lucciole
Lumi accesi, silenti
a sfiorare i sentieri
inghirlandare di stelle
il buio della sera
ricamare le notti
di scintille celesti.
Vi scorgevo bambino
gironzolare, giocare
inseguirvi leggere
scendere sui prati
dormire insieme
baciarvi, moltiplicare
le meraviglie del creato.
Ora, l’occhio stanco
vi cerca invano.
La voce vi chiama.
Le siepi deserte
annunciano il vuoto
del vostro lumino.
Vorrei rivedervi
scendere in fretta
lucciole dell’infanzia
e con me rigodere
le carezze tenere
della mia mamma.

farfalla
Su’ fiori, sulle siepi
sull’acque dei ruscelli
su me a te vicino
ti adagi sfarfallando
crisalide dorata
volando, rivolando.
Ti prendo tra le dita
m’accorgo dei filari
de’ piedi, dell’antenne
del tuo volere andare.
Di te c’è un segno
in un mio libro antico
di violette, d’ali
di sogni del passato.
Farfalla, mia farfalla
con te vorrei volare
col sole
gareggiare
sui fiori come te
vorrei poter succhiare
il nettare d’amore.

domande d’estate
Non so se interrogare
i granelli di sabbia arroventati
le conchiglie multicolori
arenate dal mare riottoso
le barche assolate al litorale
smaniose di ghermire l’onde
i sassolini levigati di cristallo
saltellanti sotto i nostri piedi.
Non so come avere la risposta
sul mio destino incerto
i disinganni, le amarezze occulte
le tormentate asprezze della vita.
Bella l’estate di canti vezzeggiata
echi vivaci di natura in festa
cinguettio d’uccelli nell’azzurro
rincorrentisi in cerchi fluorescenti.
Sol la risposta non viene a dissipare
i timori incisi nel mio cuore.
Io godo quest’ora, questo tempo
intermedio di stagione passeggera
pur se del domani non ho luce
e del cammino non conosco meta:
i suoi segreti sono tra le pieghe
delle labbra socchiuse dell’Eterno.

per te che mi leggi
Non sono i miei versi
vergati sull’ali veloci
del pensiero in cammino
un dono per me silenzioso
nel carpirli allo spazio
al tempo estensione dell’anima.
Sono per te che mi leggi
le parole ripeti, l’eco
percepisci dei battiti
del mio cuore in unisono al tuo.
E’ dialogo intessuto, sentito
tra noi lontani, vicini
intenti ad ascoltarci, ritrovarci
incontrarci in libertà
fiammelle vaganti d’amore
nell’etere immenso dei cieli.
Com’è bello cavalcare sull’armonia
dei suoni intrecciati di sogno
immagini di luci, d’ombre
disegnate per rapirti
sottrarti al dominio del mondo.
Non sono i miei versi
un dono per me che li scrivo.
Sono per te che mi leggi
amico dell’ore fuggenti
a cogliere insieme
le tenerezze delle stelle
gli attimi lievi d’incanto
che rendono meno greve
il monotono andare del giorno.

erano in ventiquattro
Erano in ventiquattro
andavano a donarsi
in tanti un solo cuore,
a Pristina nel Kosovo.
Erano diversi nella pelle
nella lingua che parlavano,
li univa soltanto
il dono del creato
il segno dell’umana fratellanza.
Caddero all’improvviso
perduta la rotta dell’arrivo
consunti dallo schianto
nell’infinito dell’amore.
Il sole restò muto
l’erba umida di pianto
accolse intenerita i loro corpi.
Erano in ventiquattro insieme
volontari del perdono
petali di fiori d’ogni terra
profumati di speranza.
Erano angeli e non lo sapevano,
ora lo sanno e volano
librati nell’estasi di Dio
in preghiera per noi
per un mondo migliore.

kosovo
Io mi chino su di te
fratello caduto
sull’erba bagnata
di sudore affranto
dal lungo cammino
in fuga dalla tua terra
il Kosovo, la casa
il lavoro, la pace.
Ti guardo insanguinato
nelle mani, nei piedi,
i segni del dolore
sul volto emaciato
consunto di sventura.
Non avrai una croce
un suggello d’affetto
un fiore di grazia
profumato d’intimo
cordoglio di pianto.
Forse un giorno una madre
in gramaglie perenni
passando da qui
ritrovata la patria
pregherà in ginocchio
e tu sentirai nella voce
le carezze perdute.
Iddio benedirà
il vostro colloquio
d’amore.

le stelle giocano
Le stelle giocano
quando l’estate incombe
con l’onde del mare.
S’abbassano, si tuffano
nuotando, sfuggendo
alle sorelle accostate
ai pianeti lontani.
Vengono a sera luccicanti
rischiarano la schiuma
saltano su e giù
senza lasciarsi prendere
dalla sabbia che sfiorano
ingranellandola d’oro.
Si richiamano in coro
al sorgere dell’alba
ritornano a cullarsi
tra le braccia ansiose
della volta celeste.
Strizzano l’occhio ai tanti
intenti a contarle
attendono la nuova sera
per giocare ancora
con l’onda, con la sabbia
sui lidi della Terra.
Non restano con noi
incerti nella voglia
d’amare e di giocare.

Al cigno di busseto
Il tuo canto intrecciava
vagando nel creato
i sussurri di bellezza
nel mistero dell’estasi
nelle note scandite
dalle tue soavi armonie,
Cigno di Busseto.
Aleggiano ritmate in crescendo
arpeggiate nell’incanto
dell’anima rapita
le tenerezze dell’amore
il mistico delle preghiere
della Patria sognata
negl’intimi aneliti
cullati dal cuore.
Ti sento ancora vicino
nei trionfi sfarzosi dell’Aida
nei calici ricolmi
dello strazio della Traviata
nel volo del pensiero
volteggiante sull’ali dorate
nell’azzurro del cielo
tra le pieghe del tricolore.
Che Iddio benedica i tuoi voti,
Cigno di Busseto.
Ricordarsi di te, del tuo canto
rinsalda la fede nei Padri.
La memoria riconduce
alle sorgenti perenni
dei valori della vita.

terra mia
Ti sento in ogni cosa,
terra mia,
nel grigiore del tempo
nel monotono andare
dei miei giorni.
Nei ricordi ricorrenti
dell’infanzia.
Solitario mi trovo a contemplare
il sole del mio cielo,
i frutteti appesi
sul mio prato.
Le ginestre ai bordi delle strade.
Non cesso di sognare
le danze nella piazza delle feste,
la Calabrisella, i tamburelli
i nastri delle trecce svolazzanti
le ragazze allegre a volteggiare,
l’eco della campana della Messa
della chiesa antica del paese.
Rivedo il cuore in gola
il treno che mi prese alla partenza,
i miei cari venuti a salutarmi
coi fazzoletti in serti di farfalle,
le lacrime sui volti inteneriti,
l’addio, la speranza del ritorno.
Com’è triste la vita d’emigrante
l’attesa di quel giorno (se mai verrà)
in cui potrai baciare la tua terra,
ritrovare la casa ove sei nato.

biondo tevere
Sono nel tuo viaggio
antico e nuovo, biondo Tevere.
Quante parole vai mormorando
nell’abbraccio che mi concedi
ripensando alle tue glorie
alle sofferenze avvertite
tristezze patite
dal tuo cuore.
Ora mi sussurri: Chiedo pace
se pure non trovo per me
le tenerezze d’un tempo.
Il fluire delle tue acque
è un monito che al mondo
con insistenza rivolgi,
perché le tue acque che scorrono
fossero candide di speranza.
Scende la sera
il tuo deflusso si fa lento.
Sulla città eterna s’accendono
i silenzi dell’anima.
Sogno voli di bianche colombe
a fendere il cielo in preghiera
nell’unità dell’amore.

cara madre mia
Cara madre mia, a te pensando
da quanta tristezza sono invaso
nel vissuto del deserto d’ogni bene.
Solo il tuo ricordo mi sostiene
i giorni del nostro stare insieme
il fascino ch’empiva il focolare
l’afflato di gioia che ci univa.
Quant’era bello dolce, madre mia,
sentire i tuoi passi nella sera
andare lentamente per le stanze
e tu, il Rosario tra le dita,
pregare perché il domani fosse lieto
nel lavoro e nel nostro divenire.
Quant’era bello l’eco del tuo dire
il chiamarci al ritorno, ad uno, ad uno,
ascoltarci con umile dolcezza
ripeterci che i doni del Signore
erano quelli da te desiderati.
Ora, ti cerco, la speranza in cuore
d’avere il tuo aiuto, il tuo conforto
nel correre dell’ore incerte, stanche.
Vorrei riaprire la tomba, il tuo sepolcro
prenderti con me, ridarti la parola
abbracciarti, ricondurti a casa
stare ancora accanto al tuo calore
godere dei tuoi baci, senza fine.

il mio carilion
Il mio carilion è là
la bambola col vestito di trina
m’aspettano insieme
ogni giorno che viene,
gli do la carica e suona
con ritmo dolce, soave
la danza delle ore.
Lei s’alza sulle punte dei piedi
io la seguo, mi giro, rigiro
volteggio in su ed in giù
le braccia leggere com’ali
a volare tra veli di cielo
lontano, nel fascino antico
di fate, di sogni, di stelle
sulle mie dita posate
splendenti d’eccelso fulgore.
Il ritmo incede sublime
il corpo fluisce, s’alterna
nel gioco del vuoto
attinge il tepore del sole.
Lei sorride felice
la bambola bionda
vestita di trina rosata
infiorata d’infanzia perenne.
Domani torneremo a vederci,
il carilion suonerà
la danza delle ore,
le braccia leggere com’ali,
voleremo lassù nell’immenso
nell’Eterno del tempo.

il pianoforte
Mi sono svegliato
al suono felpato
d’un pianoforte vicino
che l’alba irrorava
con le note sublimi
della “Preghiera
d’una vergine”.
La sentivo insistente,
tenera, dolce, fragante
di soffici accenti.
E vedevo davanti,
in trasparenza di veli,
com’arcobaleno
nei tanti smaglianti colori,
lei volteggiare
i capelli infiorati
apparire, sparire, tornare,
e lui bianco di sole
le braccia protese
aspettarla felice
di poterle tenere le mani
ed insieme elevarsi,
involarsi, accostarsi,
in vortici eccelsi, ritmate
dalle note in crescendo,
alle volte azzurre del cielo
tra cori di angeli
e serti splendenti di stelle.
Il pianoforte si tacque
la visione s’estinse
rimase il sussurro d’amore
amore di pace, amore
dell’amore di Dio.

l’onda
Leggera, orlata di schiuma
soffice, madraperlata
l’onda in un giorno di sole
inzuppa i granelli policromi
di sabbia, carezzando la riva.
Indietreggia, ritorna
ritmando lo sciacquio
del suo andiriviene.
L’orizzonte laggiù si dipana
trasparente, iridato
snuvolato, cullato
d’arcani silenzi
preghiere del creato
sussurrava, soave
dalle labbra
di tutto l’universo.

mio padre
Scarne le mani tremule
callose di stanchezza.
I capelli grigi in corona
d’argento intorno al capo.
Un Re che sudava le parole
e distribuiva il pane
dell’eucarestia del suo lavoro.
Il suo sorriso era melodia
d’angeli in sosta nel suo cuore.
Ogni giorno celebrava con noi
la messa del sacerdozio dell’amore
per il mistico dono della vita.
Con noi nel gioco che gestiva
ritmava l’universo dell’infanzia.
Ci guardava rapito nell’estasi
del dolce sole del meriggio
i raggi rifluenti di splendore
nel soave incesto col divino.
Padre e figli benedetti
nella dimensione dell’Arcano
eco d’ebbrezza con l’Eterno
nel palpito dell’anima immortale.

ti celebro
Ti celebro solenne d’azzurro
trasparente di sole
iridato la sera di stelle
con le lune incastrate
tra l’onde.
Mare, acqua di sale
ti celebro.
Nuotando dentro di te
spalmato di schiume
odorose di alghe
ti celebro, altare di Dio,
immenso lago di cielo
irritato, a volte, mistico
sempre, placido signore
dell’armonie dell’universo.
Ti celebro mare
m’addormo su di te, m’abbraccio
alle scogliere ruvide di licheni
sei mio, e sogno
memorie con le Sirene
e le danzatrici d’Omero.

bambini
Bambini reclusi
con le madri
nelle carceri affollate
tristi e tormentati
dal desiderio
di essere nel mondo
liberi di guardare
l’azzurro del cielo.
Bambini venduti
dalla miseria diffusa
per un pugno
di dollari al mercato
come merce
oggetto senza nome
tra l’indifferenza
di gente dissennata.
Bambini uccisi
senza pietà dovunque
la guerra
incoscienza forsennata
annulla i segni
dell’umano convivere
in amore.
Bambini violentati
dall’istinto bestiale
di esseri ingrati
ripudiati, denutriti,
abbandonati.
Bambini, vittime innocenti,
il vostro sacrificio
riporti amore e pace
nel mondo dissacrato.

la vita e il mare
Lo guardo sovente il mare
immenso di luce d’incanto
nel divino sublime del mondo.
L’ascolto nell’ore violente
impennarsi trasparente di schiume
nei cieli oscurati di sole.
Lo vedo poi dolce placarsi, leggero
abbracciare le rive sconvolte
le scogliere resistenti al suo ardire,
carezzare i granelli di sabbia
inzuppati di teneri amplessi.
E le stelle cullare sui flutti
la sera insieme alle lune
tuffate nell’altalena dell’acque.
Tutto egli riprende felice
il suo cuore di sale rimpiange
gli affanni arrecati, le vite sepolte
negli abissi dai fondali pietrosi
nei paradisi florali sperduti.
Ma a nulla vale il suo cruccio
il suo dolore, il suo soffrire, pregare
torna a ruggire, impennarsi, giocare
sperare di rinnovarsi, cambiare.
C’è sempre nel tempo del suo divenire
il richiamo soave del sereno gioire
il desiderio latente di godere, d’amare.
La vita è come il mare
nell’andare e venire dei giorni
si alterna tra il bene ed il male
se pure quel che sente vibrare
nell’anima ancella di Dio
è solo ansia d’amare.

questa luna
Questa luna tutt’intera in cielo
che dietro le nubi si nasconde
sorridendo divertita nello sguardo
dicono non sia più quella
delle serenate a mare chiaro
nel dolce rimembrar de’ violini.
Da quando l’astronauta l’invase
su di lei danzando in allegria
in tanti la considerano finita
incerti si chiedono frequente
dove sia lo smalto del suo viso
l’azzurro de’ suoi occhi cristallini
l’ali dell’acqua visibili dintorno.
Io invece ti vedo com’allora
luna delle giovinezze innamorate.
I sussurri, i voti, i sentimenti
son quelli del poeta del pensiero
dominante, del pastore errante
intento a domandare: che fai tu luna?
Dimmi che fai silenziosa luna?
Sono gli stessi di quando al tuo sparire
l’oscurità la valle e il cielo imbruna.
Io sto dalla tua parte, non m’importa
dei miti della scienza, il mio lume
sei tu, nel mio travaglio d’oggi
nel mio sperar sereno del domani.
Voglio averti vicina, se tu vuoi
fino al momento estremo de’ miei giorni
sincera luna senza infingimenti:
prendi i riflessi al sole e li regali
per riempire il cuore della gente.

la speranza
Come cometa vagante
che cerca rifugio
in cieli lontani
ti rincorre la speranza
approdo della vita
nell’incertezza dei giorni.
Ti chiama e richiama
nell’Olimpo dell’amore
nel cuore della Croce
in sussurri di preghiera.
La speranza antica dea
delle rose, vestita di verde
luminosa nel fulgore
delle stelle e del sole
discende ancora fascinosa
in tenerezze soavi
mistico dono di pace
sulle sofferenze del mondo.

vidi una stella
Vidi una stella cadere
incontro all’altra
disegnando nel cielo
abbrunato da poco
scie iridate splendenti.
Dissi a mia madre:
Ho visto una stella
volare, sostare, brillare.
E’ un segno d’amore divino,
rispose, il volto sereno
d’un angelo dall’ali nascoste
da Dio mandato quaggiù
per darmi la vita.
L’abbracciai con gioia
felice di starle vicino,
sentii sul mio viso bagnarmi
una lacrima tenera
d’un tempo infinito,
forse lontano da noi
incantati di terra.

ho visto la mia casa
Sono tornato carico di anni
incerto nell’andare de’ miei giorni
calpestando il selciato rinnovato
del mio paese della strada antica.
Ho visto la mia casa ancora intatta
in sulla via felice delll’infanzia.
L’ho guardata, ho udito le canzoni
echeggiate da voci conosciute
nell’abbraccio ordito di dolcezza
sul filo nostalgico del tempo.
Ho visto la mia casa
i balconcini arruffati, irrugginiti
coi vasi penduli d’argilla
i garofani intorno profumati
attenti solo alle carezze tenui
delle mani gentili di mia madre.

con te vicina
Con te vicina, sorella del mio tempo,
ancor oggi ritrovo al mio ritorno
piegato dal monotono vagare
le serene letizie della vita
e i ricordi invadono i pensieri.
Mi sovviene dell’Arno fiorentino
trasparente dei nostri sentimenti.
Delle soste romane a contemplare
le maestose colonne del Bernini.
Delle serate in cui stavamo insieme
a godere le lune e le stagioni
nell’estasi delle stelle birichine.
Or siamo incerti, timidi di gioia,
e mentre ti guardo l’argento dei capelli,
domando a Dio nel chiuso del mio cuore:
“Quando tu vorrai, chiamaci pure,
ma non separarci, laddove giungeremo
nell’eterno che l’anima concede”.

rose
Rose, fiori
teneri di cielo
bianche, rosse
irrugiadate
sinuose, vivaci
sul gambo verde
trapunto di spine.
Rose di maggio
le farfalle d’intorno
i palpiti, i sussurri,
i baci, le carezze
donati, ricevuti
splendidi
vellutati d’amore.
Rose sugli altari
profumate di sole
i petali
in preghiera.
Rose sulle tombe
bagnate di lacrime,
rose che ornano
i sentieri, le strade
sussulti d’armonia.
Rose che aprono i cuori
laddove la speranza
non trova risposta
di pace.

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