RIMEMBRANZE

(Poesie)
2^ EDIZIONE
di
GIUSEPPE COLELLA
(Avellino)

Procuratore dei Micenei

Con questa seconda edizione di “Rimembranze”, Colella ripercorre il sentiero dei ricordi ricalcando le tracce di vicende interiori ancora attuali, ma irripetibili.
La melodia ricomincia nei versi incantati con accordi d’amore ed echi di lontane malinconie, a far vibrare il tempo, testimone incorruttibile di ogni umana vicenda.
Nell’ultima parte la silloge è arricchita di altri momenti creativi (Sibilla - Sibillone - Mirando - Lina) come ulteriori ricordi sopraggiunti al volgere del futuro.
“Rimembranze” ritorna quale splendida armonia della vita, che tale diventa quando ogni accadimento è stato veramente vissuto. 
                                                                                N.H.P.S. Cav. Michele Alemanno
                                                                               Presidente Accademia dei Micenei

 GIUSEPPE COLELLA 

 E’ nato a Flumeri (AV) e vive ad Avellino, Napoli, Ariano Irpino, Melito Irpino, Flumeri e Torre (AV) ovvero Ostelfaiano.
Avvocato, professore. Scrittore, poeta. Giurista. Musicista. Giornalista.
La sua arte cerca, trova ed esalta il bello, abominando il brutto e sostentando Natura e Conoscenza, favorite da le umane virtù cardinali ed ordinali.
Iscritto alla SIAE da quand’era ancora ventenne. Infinita è l’assegnazione dei titoli, ori, argenti, trofei..., con attestati e diplomi (Brontolo, Missioni don Bosco, San F.co Arte, Compositori Autori Librettisti Musica popolare “Schisa”, Primavera Versigliese, Toro, Montignoso, Ediz Universum - Tracce - Lisi - Book-Menna - Deda - Echopress - Fenalc - Dafni - Accademia “Neapolis” - Libraria Padovana - Eurafram -Pianeta dell’Amore - Letteratura dei Sentimenti..., Viareggio, Autunno Veneziano, Il Quadrato, Oggifuturo, San Domenichino, Lugano, Valdinievole, Montecatini Terme, San Marino, Il Ciocco, Pomigliano d’Arco, Quadriennale Roma, Europoetica, Olimpo Letterario, Premio Letterario Internazionale, Ville de Nice, Eurotrofeo Cannes...).
Membro Honoris Causa CDAP, Pioniere Cultura Europea UPCE, David D’Argento, Senatore Accademico dei Micenei con Medaglia d’oro e cappa e Procuratore dei Micenei con credenziali su targa, eccetera.
Cavaliere, Ufficiale della Repubblica per meriti sociali e culturali.
Molte le opere pubblicate, tantissime le altre ancora inedite: Ony (poema), Venti d’amore (sonetti), L’emersa mediocrità (satire), Vampiri (dramma), Triade spergiura (dramma), Sull’uscio ferrico... (poemetto), Hayku, Satire, Madrigali, Strambotti, Mottetti, Barbara (opera lirica in tre atti), Di cantici e canzoni, Odi, Ricordanze, Sceneggiate, Macchiette, Lettere, L’AGRInon coltore (commedia), Recite, Romanze, Serenate, Trattati e Studi, Racconti, eccetera.
La critica ufficiale rileva “... raffinatezza dell’arte poetica, con rara maestria, che sa coniugare le parole con il contenuto del pensiero per il mezzo del rigore e della musicalità dei più alti registri stilistici,... la poesia è composizione metrica che si sviluppa dentro limiti determinati, in uno straordinario esempio di ars versificatoria e che trova nel sonetto il punto d’incontro più alto della forma chiusa; sempre i versi sono all’insegna della ricerca massima dei tre momenti della bellezza della poesia: pensiero, eleganza delle parole, qualità delle esposizioni espressive, ... Giuseppe Colella utilizza un lessico non quotidiano e la metrica tradizionale in una chiave di forza espressiva, motivata dalla coerenza stilistica e linguistica e dai temi affrontati,
... Il linguaggio quotidiano viene piegato alle esigenze espressive della poesia, che spazia da momenti più lirico-simbolici ad altri più socio-esistenziali, passando attraverso forme poetiche di grande intensità, dense di temi e di sentimenti, ... Peppino, è proprio vero: il poeta, se è tale, deve morire cantando, come la cicala. Poeta e canto, infatti, o cicala e canto, sono una medesima cosa: dissòciali, e avrai distrutto contemporaneamente l’una e l’altra realtà, che non resterebbe dimidiata o monca, ma solo orribilmente stravolta.
E dico questo, soprattutto in considerazione di quanti hanno esordito insieme con le loro ombre e le loro macchie. Tu no, invece, tu canti e te ne strafotti di critici, di supercritici e di invidiosi. E fai bene. Tu canti, e non uso a caso la parola canti, perchè è tutto un flusso canoro il tuo poetare; tu canti, dunque, perchè sei vivo, realmente vivo e comunichi col canto la tua freschissima vitalità, la tua vena che zampilla e scorre spruzzando attorno iridescenti gocce rugiadose, fra luoghi concreti e persone che hanno nome e cognome, che si commuovono, che hanno addosso panni e tratti della nostra terra. E questi tratti, non stilizzati o stereotipati, mi riconciliano col tempo, col paesaggio, con le speranze e le sofferenze e le ingenuità della nostra gente, con miti e realtà di una vicenda, che coinvolge anche me, e che ha un cuore antico e abbondanza di memorie” (U. Piscopo).

 I versi di zio Minuccio

Mio caro zi’ Minuccio
(fratel di mamma mia),                          1
marito di mia zia                                    2
(sorella al mio babbuccio)                   3

passare a storia io voglio
per Melito i tuoi versi,                        4
di senno e gioia tersi;
e, fòllo con orgoglio!                          5

Niùn tu maledici,
come Noé a Cam fece;                        6
scherzando, tu, invece,
ci fai, così, felici,

col bel componimento
“Milito e Militisi”,                               7
i cui pensieri, fisi                                 8
restan senza commento: 

 Milìto e li Militisi

Milìt’ è nu paiése,
ca dint’a nu fuosso sta;                    9
ri gente so’ curtése,
ma nun si la fanno fa’.                      10

Lu spezza la jumara:
miézzo qua e miézzo llà,
cuma na mannara                              11
fa nu piézzo ‘e baccalà.

L’agghionga nu pont’ ‘e fiérro,
ca l’acqua sott’adda passà
ciérti tavulun’ ‘e ciérro;
‘n gòpp: è bell’ a  camminà!

Ma, quanne vene viérno,
‘n goppo chiòve e siénte tremà:
chistu fuósso arreventa ‘nfiérno
e siénti ri murge scatrummilià.

Puru lu ponte spezza,
cum’a nu còre se pò spezzà!
Li pisci chiàngino. S’appènn’ a rézza.
E ‘nnanz a’ Croce si v’a prià!

Pò vène maggio, lu sole còce:
a Milìt è bell’a sta’.
La jumara fa la pace
cu’ chi li pisci v’a ‘ncappa’.

Chi si piglia lu zappiéllo
e l’urticiéllo v’a ‘ddacquà;
chi cerca lu marrucchiéllo,
ca la ser ha da surchia’.

C’è chi sòna e de cché manèra!
Prufissur’ ‘e qualità!
De viérno, estate o primavera,
a Milìto s’ha dda suna’.

Se Totònno o Cuccitiéllo                  12
si vuonno ripusà,
esce quarche ruspiciéllo
e lu siént’ ‘e fà quacquà!

Lu signore, lu cafone
a Milìto nun ci sta:
cum’ era ‘n mman’ a Tatone,            13
pure mò accussì si fa.

C’è lu sìnnaco, c’è Giggino              14
cu’ cugìnemo al bar si va:
nu tressette, a birra o vino,
cu’ chi sia, senza uardà’!

C’è Umberto, cumpà Pietro,             15
‘ca si puonno ‘mbalsamà’:
tutto lu pòpolo ce va diétro,
pe’ la loro nobiltà.

Cùmpa’ Nicola si n’ è gghiuto,        16
ma nisciuno si pò scurdà!
Isso e Pietro m’han crisciuto;          17
e, perciò sacce rimà’.

C’è nepùteme Peppino,                     18
musicista ‘e qualità;
avvocato malandrino
e cchino ‘e pépe e capacità.

Stéva fràteme Amaddio,                   19
ca lu Signore lu pòzz’aiuta’:
nun lassava manco a Dio,
ca lu iév’ a ‘nvrucichià’.

A chi facèva la canzona
e a chi iev’ a ddiscità;
ciénte storte, una bbona:
storta vèn’ e diritta va!

Musicista e pisciaiuólo,
sapéva pure caccià’;
cu’ ‘na barba da mariuólo,
facéva ri fémmine ‘nnnamurà’.

Mò è siciliano,                                  20
ma priést ha da turnà:
nu’ lu voglio cchiù luntano!
Lu frate mio lu voglio qua!

Scusàtemi, o militisi,
si tutti nun pozzo nnùmmena’:
la distanza ci ha divisi,                    21
ma stu còre cu’ vvui sta.

E, con questo, vi saluto!
L’amico vuosto Carmine Muto.

 Melito e i Melitesi

Melito è un paese,
che dentro ad un fosso sta;
ognuno è cortese,
ma non se la fanno far.

Separat’è dal fiume:
mezzo qua e mezzo là,
come un accettume
fa del pezzo di baccalà.

Congiùngel’ un pont’ in ferro,
ché l’acqua sott’ha da passar
gran tavoloni di cerro;
sopr’: è bell’a camminar!

Ma, quando vien l’inverno,
sopra piove e senti tremar:
questo fosso diventa inferno
e senti le murge scatricchiolar.

Pure quel ponte spezza,
come un cuore si può spezzar!
I pesci piangono. Si cal la rézza.
Sott’ alla Croce, si va a pregar!

Poi viene maggio,  il sol’ è brace:
A Melito è bello star.
La fiumara fa la pace
con quel che i pesci v’ a cercar.

Chi si prende la zappella
e l’orticello va a ‘nnaffiar;
chi cerca la lumachella,
che a sera dovrà succhiar.

C’è chi suona ed in che maniéra!
Professor di qualità!
D’inverno o estat o primavera,
a Melito, s’ha da suonar.

Se Totònno o Cuccitiéllo
si voglion riposar,
vien fuor qualche rospicello
e lo senti far quacquà!

Il signore, il cafone
a Melito non ci sta:
com’era ai tempi di Tatone,
pure mò così si fa.

C’è il sindaco, c’è Gigino,
col  mio cugino al bar si va:
un tressette, a birra o a vino,
con chi sia, senza guardar!

C’è Umberto, compar Pietro,
che si posson imbalsamar:
l’intero popolo gli va dietro,
per la loro serietà.

Compar Nicola se n’è ito,
ma nessuno sen può scordar!
lui e Pietro m’han struìto;
e, perciò io so rimar.

C’è il nipote mio Peppino,
musicista di qualità;
avvocato a senno fino
e pién di brio e capacità.

Stav’ il frate mio Amodio,
che il Buon Signore lo vogli’ aiutar:
non lasciava manco Dio,
ché l’andav’a suggestionar.

A chi faceva la canzone,
altri andava a stuzzicar;
tante storte, poche buone:
storta viene e diritta va!

Musicista e pescatore,
sapeva pure a caccia andar;
con la barba rubacuore,
faceva le femmine innamorar.

Or, è siciliano:
ma, prest’ha da tornar:
non lo voglio più lontano!
il fratel mio lo voglio qua!

Scusatemi, o melitesi,
se tutti non posso nominar:
la distanza ci tien sospesi,
ma ‘sto còre con voi sta.

E, con questo, vi saluto!
L’amico vostro Carmine Muto.

Sei nostro, è ver, o zio,
non sol dei melitesi,
ma pur dei flumeresi,
stasiti all’occhio pio,                        22

che tu volgevi a tutti,
anche tra gli abissini.                       23
Sparivan gli assassini,
che in te già eran strutti.

Filosofo sei stato,                            24
beccaio col mandolino,
suonavi ‘l bombardino.
Sarai per sempre amato.

Ricordo, io bambino,
che, quando t’inquietavi,
al muro tu scagliavi
la coppa pién di vino,

per poi tosto placarti.
La pace ridonavi
a bimbi, adulti ed avi!
Dio gloria possa darti!

*    ... zio Minuccio: Muto Carmine, nato a Melito Irpino nel 1901.
1-   ... mamma mia: Muto Maria Antonia, donna bellissima, di preclari virtù morali, domestiche, di sposa e di madre.
2-   ... mia zia: Colella Maria Laura Gelsomina, nata a Flumeri.
3-   ... babbuccio: Colella Virgilio, nato a Flumeri nel 1904.
4-   ... versi: molti dei quali dispersi o non recapitati. Versi certamente tutti nitidi, forbiti e fulgenti.
5-   ... fòllo: lo fo, lo scrivo con fierezza (orgoglio).
6-   ... Noé: cristiano, cui Dio fece costruire un’arca di rifugio per sé e la famiglia, con una coppia di tutti gli animali, per salvarsi dal Diluvio. Fu il primo uomo a coltivare la vite;
      ... Cam: secondo figlio di Noé. Derise il padre, sorpreso nudo perché ubriaco, provocandone la maledizione, che ricadde sul figlio suo Canaan e sui discendenti. La sua figura identifica un figlio ingrato e irriverente.
7-   ... Milìto: Melito Irpino.
8-   ... i cui pensieri, fisi restan...: pensieri sodi (fisi) non abbisognevoli di commento.
9-   ... dint’a nu fuosso: nel fondo d’una valle, dove scende tumultuoso e a precipizio il fiume Ufita.
10- ... nun si la fanno fà: gente di carattere, invincibile.
11- ... mannara: scure o specie d’accetta, per tagliare senza finezza.
12- ... Totònno o Cuccitiéllo: Spinazzola Antonio e Ferragamo Carmine (soprannominato Cuccitiéllo), suonatori di bombardino, solisti nelle Bande; il primo conteso anche in campo internazionale.
13- ... Tatone: Saverio Muto, gigante di corpo, di forza e d’onestà, nonno (tatone) di Minuccio.
14- ... Gigino: Luigi Freda, segretario comunale;
cugìneme: mio cugino, omònimo di tatone Saverio.
15- ... Umberto:  Spinazzola Umberto, mugnaio, e... Pietro: Capasso Pietro, insegnante, entrambi marmorei, statuari.
16- ... Nicola: Freda Nicola, insegnante e Ufficiale dell’esercito nella seconda guerra mondiale.
17- ... crisciuto: m’hanno struìto (da strùére: istruire, preparare, allevare).
18 -... nepùteme Peppino:  mio nipote Peppino (l’autore del presente lavoro).
19- ... fràteme Amaddio: mio Fratello Amodio, celeberrimo maestro e suonatore di strumenti ad ancia (saxofono, clarino).
20- ... Mò è siciliano: Amodio si trasferirà a Naso in Sicilia, per dirigere la locale Banda.
21- ... divisi: zio Minuccio non sta più a Melito, ma risiede a Flumeri, da quando sposò Laurina Colella, donna di virtù morali e domestiche, straordinaria, dolce, generosa e laboriosa.
22- ... stasiti all’occhio pio: estasiati all’occhio buono e clemente.
23- ... abissini: zio Minuccio fu militare (1935) per la conquista dell’Etiopia e durante la 2ª Guerra Mondiale.
24- ... Filosofo: ...:: sapeva spiegare tutto e faceva tutto (macellaio, suonatore, mercante, letterato).

________

All’Avvocato Aurelio Genovese,
Lelello,
di noi Collega, Toga pergamese,
ostello
di virtù dirotte al dì delle scese,
sacello
di lacrime urente all’ermo pavese:


                Addio!                                                    *            

Ravvisaci, compagno, ad uno ad uno,                  1
pur or che muto  a noi tu lasci il viso!                   2
Preghiera al Cielo il mesto raduno                         3
di noi innalza. Un nodo  improvviso

astringe forte la voce che piange.
L’Eterno Padre il gran Paradiso                            4
t’ha già dischiuso. L’ostacol t’infrange,
perché tu possa restar, col sorriso,

lontan, dentro la  luce, d’ogni male.
La giovinezza, che prorompe al petto,
distesa giace sul comun guanciale.                       5

L’estrem saluto del terreno tetto
ti vegli accanto, nel tuo regno astrale,
nel terso Ciel del Padre, al Suo cospetto!

*  - Addio!:  estremo saluto di amici e colleghi al loro giovane compagno scomparso.
1  - Ravvisaci: riconòscici.
2  - ...muto... viso: cessi di vivere (muto a noi tu lasci il viso!).
3  -  preghiera ... innalza: l’addolorata nostra raccolta (il mesto raduno di noi) invoca per  te il favore di Dio (preghiera al Cielo
innalza).
4  -  L’Eterno Padre ...male: Iddio non t’impedisce (l’ostacolo t’infrange) d’entrare in Paradiso (t’ha già dischiuso), dove, lieto e luminoso (col sorriso, dentro la luce), puro sarai (lontan d’ogni male).
5  - ... comun guanciale: il capezzale dei mortali.

 
______

 Al compagno Arduino Donatiello

 Or, non concede a Te la morte,
                compagno Arduino,
di divider la stessa sorte
                del gran destino.
                                La sera, lungo il corso d’Avellino,
                                               ragionando,
                                ogni consiglio Tuo paréa divino.
                                               Tanti, quando,
alle sedute, Ti sentivano,
                senz’un perché,
sol dal timor presi, inveivano
                contro di te,
                                Vice Sindaco d’Avellino,
                                               ambendo, così,
                                frustrar l’Avvocato Arduino,
                                               sempre, notte e dì.
Era per noi lume,
                baluardo d’arresto
d’ogni malcostume
                beffardo e funesto
                                l’intelligenza Tua. Infondevi
                                               sicurezza
                                negli enti provinciali, che reggevi,
                                               con prontezza,
con sapienza ed onestà,
                instancabilmente,
con immensa umanità.
                Amorevolmente,
                                con abnegazione, sollevavi
                                               il diseredato,
                                pur se, poi, talvolta, Ti trovavi
                                               ahi, ahi ‘ngannato
da chi dei merti Tuoi s’ammantava.
                Intrepida,
pe’ ‘l partito, la Tua forz’ affrontava,
                con valida
                                opera, gli ostacoli immani;
                                               e, risultavi,
                                nei coinvolgimenti insani,
                                               netto agli ignavi,
così giudicato,
                persino in giustizia.
Sincero, pacato
                e... senza malizia,
                                combattevi per tutto e per tutti.
                                               Dell’Alta Irpinia sono rimaste                1
                                sui suoli incolti, intrisi di lutti,
                                               le Tue impronte — ricordi? — sì vaste!

 I contadini mai dimenticare,
con essi pure i socialisti veri
(Falce, Martello e Libro sull’Altare),
Chi è per lor vissuto, coi criteri

dell’ordinata sacra Fratellanza,
potranno, sempre ed ora. Non sei morto,
Compagno nostro, Che, per l’Uguaglianza,
rigóglio eterno hai dato dell’uomo all’orto.

* Arduino Donatiello: fervoroso esponente ed oratore del Partito Socialista Italiano, nell’immediato secondo dopoguerra mondiale, sotto il simbolo di Falce, Martello e Libro. Avvocato, nato a Bisaccia in provincia di Avellino il 9.2.1927 e morto ad Avellino prematuramente il 14.2.1977 alla sola età di cinquant’anni.
1 - Dell’Alta  Irpinia... lutti: trattasi dell’occupazione dei latifondi, che, come già disse un grande storico di Roma, continuavano ad essere la grande piaga nazionale (Plinio, Storia naturale, XVIII 7: I latifondi rovinarono  l’Italia), diffusa in tutti i continenti e combattuta sia dal punto di vista politico che da quello agrario. Da latifondium: grande possessione, appartenente a un solo proprietario, tenuta a pascolo e a cultura estensiva, come nella Campagna Romana, in Calabria, in Sicilia e, ancor prima, nella Maremma toscolaziale.

______

 Al for, Rosalba ride!

Nell’aula, accant’ a un giudice paciale                      1
d’Avellino, undunque l’urbe irpina,                          2
compar l’aurata làbbia liberale,                                   3
in fuor della balzana trapuntina,                                 4

d’una monnina ardente, augustale,                           5
che par, fiera, mostrar, se pur or rare                         6
in isto mundo cui ‘l lacchezzo frale                            7
altro dare non può che tetre bare,

le trìgone quatrìfide virtuti.                                        8
Et ecce Magistratus, lei libente                                 9
a far drizzar concetti mal diruti                                  10

nella de’ contendent’ asma silente.                         11
Ciascun all’altro l’avanìa rimbrotta.                         12
Rosalba ride. E seda la riòtta.                                    13

1 -   Paciale: placido, sereno, paziente, rassicurante.
2 -   Undunque l’urbe: città (urbe) ormai conosciuta ovunque (undunque), come Roma (Urbe).
3 -   Aurata làbbia liberale: indorato aspetto (làbbia) amorevole, sincero, munifico (liberale).
4 -   Balzana trapuntina: l’orlo guarnito delle vesti ricamate.
5 -   Monnina.... augustale: deliziosa signora (monna) maestosa (augustale).
6 -   se pur or rare: sono le virtù, di cui appresso, le quali, anzi, non esistono più; perché l’attuale esistenzialismo non solo le rifiuta, ma le ha capovolte (da collegare col primo verso della prima successiva terzina “mostrar, se pur or rare.., le trìgone quatrìfide virtuti”).
7 -   In isto mundo cui ‘l lacchezzo frale: in codesto mondo (il mondo dove vive il soggetto virtuoso, al quale direttamente ci rivolgiamo) dédito ai miseri ingannevoli consumi lussuriosi e dissoluti (lacchezzi), caduchi (frali) rispetto all’anima immortale.
8 -   Le trìgone quatrìfide virtuti: le tre (trìgone, perché unite come i lati del triangolo e come le mansioni del Celeste Uno e Trino) virtù teologali (fede, speranza, carità) e le quattro (quatrìfide, perché ognuna vale anche se disgiunta) cardinali (sapienza, fortezza, temperanza, giustizia).
9 -   Et ecce Magistratus: trattasi del giudice Tecce. L’Et ecce, ab origine, sta per Est Theca (in greco .....: custodia, salvezza); esclamativamente significa “Vien salvezza!” e viceversa, “Finalmente!
Lei libente: l’augustale, ardente monnina è anche e sempre libente (volenterosa), sì da agevolare notevolmente, con la sua puntualità e con la propria spontanea istintiva disponibilità, le fatiche del Cons. Dott. Tecce; poi, Presidente del Tribunale di Avellino.
10 - Concetti mal diruti: sono le osservazioni, le riflessioni e le induzioni degli avvocati, i quali le rovinano, le rovesciano (mal dirute) sulle controparti, indipendentemente dalla ragione o dal torto (avania: v. sub).
11 - Asma silente: silenzioso affanno (preoccupazione).
12 - L’avanìa rimbrotta: lo scambievole rinfacciarsi del torto (avanìa)
13 - E seda la riotta: la contesa termina allegramente.

 ________

              Al Laceno                                            *

È domenica d’agosto
dell’ottanta, il trentuno.                                      1
In montagna, ameno posto:
meta ambita per ognuno.

                Di Luigi e Natalina
                la gran festa nuziale
                ci raccoglie sulla china
                d’un bel lago naturale.

Nella Chiesa, stamattina,
don Alfredo al prete ha dato                               2
l’ispirazion divina
d’invocar benigno il Fato.

                Don Alfredo ha il pettolone
                tricolor sotto il giaccone.
                Rubicond’è il suo faccione.
                Fa il sorriso d’anfitrione.                      3

Pia sorte doviziosa,
che al Laceno ci portasti:
tanta gente ch’al pian posa
si rimpingua di gran pasti!

                Al Laceno sono giunti
                molti amici e conoscenti.
                Numerosi anche i congiunti.
                Tutti allegri e sorridenti!

Jonny e Gianna stanno, insieme,                      4
rimembrando il lor passato.
Si ritrovan qui col seme,
cui ‘l mio Kladmo è accostato.

                Altro gruppo giubilante:                    5
                Della Sala Alfonso, Acerra,
                Dora, bionda sfolgorante,
                con me forman cielo in terra.

Dolce donna ci è daccanto                                6
col consorte Pellegrino:
spand’ intorn’ immens’ incanto,
mia collega, Adel Zecchino!

                Alfreduccio all’erta sta.
                Per i tavol se ne va.
                Ei ristà di qua, di là,
                fra le dame in lor beltà.

Sior Michele Pavarese,
genitore della sposa,
del banchetto fa le spese.
Aria spira assai briosa!

                Don Alfredo Canarino,
                cavalier di croce a Malta,                  7
                genitor dello sposino,
                sermon offre e poi s’esalta.

Ad ognuno, lieto e sazio
dell’aulenza dello sposo,
dice Alfredo: “Dio ringrazio
del successo strepitoso!”

                Certo, è d’uopo sempre dire
                che, quassù, al Pian Laceno
                chi vuol farsi benedire
                stenda il labbro sul suo seno!         8

*Laceno: immensa conca campana, alta m. 1050, nell’Irpinia in provincia di Avellino, dominata dal monte Cervialto, col sottostante Lago di Laceno, accanto al quale è sorto il villaggio Laceno, stazione di villeggiatura e sport invernali. Vivaio forestale dell’ente per l’acquedotto pugliese.
1 - È ... trentuno: 31.8.1980.
2 - don Alfredo.. Fato: don Alfredo, il padre dello sposo, supplica il prete di caldeggiare il Padreterno per un felice destino
(Fato) del matrimonio.
3 - ... anfitrione: padrone di casa ospitale e generoso (... però, v. appresso)
4 - Jonny e Gianna... accostato: marito e moglie, rispettivamente cognato e sorella della sposa, intervenuti alla cerimonia melius: banchetto, insieme ai loro figliuoli, così come è presente Kladmo, il figliuolo di questi ottonari.
5 -  Altro gruppo... in terra: sono tre cancellieri della Pretura di Avellino, colleghi dello sposo.
6 - Dolce... Adel Zecchino: Adele Zecchino, professoressa di lettere poi Preside, bellissima moglie di don Pellegrino, funzionario della Prefettura di Avellino, e collega dell’autore della poesia.
7 - Don Alfredo .. successo strepitoso: don Alfredo, tutto soddisfatto col giaccone sbottonato per mostrare tutt’intero uno sciarpone tricolore con la croce di cavaliere di Malta, fa un discorso (sermone) elogiativo di sé e dello sposo, ringraziando tutti del loro intervento e per lo strepitoso successo.
8 - ...seno: il Laceno è un luogo (seno) meraviglioso ed ubertoso, dove chiunque, solo assaggiandone (stenda il labbro) gli immensi doni della natura, si estasia, guarisce o rinasce.

 _________

              Cara Desdé                                    *

Siam soli, sorella;                                                 1
però, non smarriti.                                               2
Ci luce la stella:                                                    3
noi mai sarem triti.                                               4

                Desdémona, Lina
                Toschina e Carmela
                sconobber la china                             5
                pacial, qual s’anela!

Dai cinque fratelli,                                              6
ognor rammentate,
non fletton gli anelli
di vostra beltate.

                Saprem dov’andare:                          7
                nell’antro, gran loco
                di vit’, a brindare,
                tra noi, col fuoco!

* Cara Desdé: è uno scritto sollecitato da una delle quattro sorelle (Angelina, Carmela, Desdémona, Tosca) dell’autore, tre delle quali (lei compresa, che per la plorata lettera rimette la busta col proprio indirizzo così com’invano — dice — faceva con Sereno, il primo dei cinque fratelli — Sereno, Giuseppe, Vincenzo, Radames ed Eugenio — e della numerosissima famiglia, da poco divenuto Vagabondo dell’Eternità!)  sposate e viventi all’Estero. L’ode consta di esametri, in quattro strofe.
1 - Siam soli: separati dalla lontananza.
2 - ...smarriti: dispersi.
3 - ...stella: fortuna.
4 - ...triti: strutti, sfiniti.
5 - sconobber.. s’anela: non discesero dall’arco della vita, rifiutarono (sconobber) il declino, la fine della pace (china pacial), com’ognuno, ogni persona onesta fa, desidera (qual s’anela!)
6 - Dai cinque.... beltate: dai fratelli saranno sempre ricordate (rammentate), tutti avvinti (non fletton gli anelli) nella loro floridezza fisica, morale e spirituale (beltate).
7 - Saprem... col fuoco: fratelli e sorelle si ritroveranno (Saprem dov’andare) nella casa (antro), nell’insostituibile luogo (gran loco) della vita familiare, per brindare tra loro, accanto al focolare (col fuoco!).

_________

 Ciccì

O Ciccillo mio stimato,                                1
ieri, giorno sconsolato,
la mia penna t’imbolasti,                            2
nel minuto in cui restasti

con me, in aula allagata.
Bontà tua sì beata                                       3
or s’invoca, stamattina,
per riaver la penna “china”,

che mi serve immantinente.
La dottrina tanto ardente,
splende là, ‘n segreteria.
Della Scuola d’Arte sia

sempr’ auspicio ‘l tuo consiglio.
Nessun osi batter ciglio
al dottor Barile saggio!
O Ciccillo, gran coraggio

tu c’infondi in petto ognora.
Se alla penna aggiungi ancora
la grafite a due colori,
manderotti tanti fiori!

1 - O Ciccillo: è il dott. Francesco Barile, segretario dell’Istituto d’Arte di Avellino.
2 - ...imbolasti... allagata: il segretario accorse nell’aula del professore Juscol, trovata invasa dall’acqua piovana della notte; ma, quando il segretario se ne andò, del professore la penna ad inchiostro di china si portò.
3 - bontà ... fiori: il professore, con lodi adulatorie rivolte al segretario, chiede a questi la restituzione della penna “china”, con l’aggiunta d’una matita grossa (grafite) a due colori.

_________

Collega Ugo Sandulli, pio, diletto!                   *
Illustre e attento Giudice Dovetto!
Voi, date ascolto ad esta poesia,
che l’Uno e l’Altro acquieta. E, così, via!

Querel non fe’ ‘l Commendator Magnotti,                 1
con mente d’impinguar la sua sagena,                       2
sul lido avverso e rio, di lingotti                                  3
e riversarla dentro la carena.                                        4

Il coefficiente pieno, concordato                                 5
pel buono stato dell’appartamento,
non offre a Tommasone alcun conato                        6
d’orbarne di perizia ogni pimento,                               7

con propria inammissibil prova orale.                         8
I cardini dell’oro e dell’amore,                                      9
che son, disse Jacoby, la spirale,

che fa girar la terra, per l’attore,                                  10
senz’un salamelecco or reso frale,                              11
fien, se della Giustizia hanno l’onore!                        12

 * Collega..., pio, diletto...: un principe del Foro del Partenio, l’Avv. Ugo Sandulli, affettuoso e caro con tutti. Difensore della Tommasone, di cui appresso.
Dovetto: il dott. Roberto Dovetto, magistrato, giudice istruttore designato nella lite giudiziaria n. 2316/87 R.G. Tribunale Civile di Avellino, ad oggetto “risarcimento danni da cattiva manutenzione d’appartamento locato”.
poesia: forma espressiva sollecitata autoritariamente dall’Avv. Sandulli per la stesura delle note autorizzate all’udienza del 2/12/1987 nel prefato giudizio,
acqueta: nel senso di predisporre all’ammissione, senza pregiudizio sugli altri mezzi istruttori, dell’invocata consulenza d’ufficio od accertamento preventivo (artt. 61, 91 e segg. 696 c.p.c.).
1 - Querel: l’atto di citazione, notificato il 14.10.1987; Commendator Magnotti: l’incoatore del giudizio.
2 - mente: pensiero desiderio, sagena: rete;
3 - lido avverso e rio: la controparte arrabbiata, pericolosa.
4 - carena: bastimento (anche carìna: étimo genovese).
5 - coefficiente pieno: 1,00 (art. 21, co. 1, lett. A, L. 392/78);
concordato: riconosciuto ed accettato dalle parti nel contratto scritto e sottoscritto dell’ottobre 1983 n. 4, numero o clausola in cui risulta esplicitamente ed a chiare lettere dichiarato che l’appartamento era in “buono stato locativo”.
6 - Tommasone: la convenuta Tomasone Anna Maria, rappresentata e difesa dall’Avv. Ugo Sandulli e dal suo splendido figliolo Avv. Emilio.
7 - d’orbare...: di fare andare a vuoto la stimolante istanza (pimento: stimolo, provocazione).
8 - ... prova orale: diventa inammissibile di fronte alla prova scritta, offerta col contratto di locazione.
9 - .... oro, amore: consumismo ed erotomanìa, danaro e sesso, procurati comunque, anche con violenza, terrore, inganno, scandalo, orrore..., tutti mezzi coerenti alle acefale brame degli aberrati psichici, inventate e sostenute da Kierkegaard e Sartre ed ora con le arroganze promiscue ed ibride dei poteri fatte appagare ferocemente dalle moderne permissivistiche democrazie esistenziali e demenziali.
Jacoby:  autore di “Psicanalisi dei sentimenti”, tedesco d’origine ebrea, democratico, antiassolutista ed antibismarkiano, che aborriva la guerra, ma ... intravedeva per l’oro e l’amore.
10 - ... girar la terra:  nel senso di stordimento, disperdimento e  morte;
attore:  è il Comm. Magnotti di Mugnano del Cardinale (AV), celebre lavoratore, instancabile, capace, ingegnere, imprenditore edile, sempre proteso e proiettato dall’epoca fascista e gagliardettica in poi nell’umana conquista e nella conservazione del mondo esterno, senza angoscia e senza sterili lamenti, con la dialettica delle inarrestabili sintesi per adagiarsi sorridente, umile, sano e riverente lungo l’infinita via e nelle vicinanze di Dio.
11 - ....salamelecco: saluto, ringraziamento, inchino, augurio (dall’arabo “salam aleik”: salute a te!); trattasi dell’inquilina, che accolta sotto il tetto dello storico palazzo “Magnotti“ di Avellino alla via Colombo 34 durante il difficile penurioso periodo postsismico, se ne va ora senza nemmanco un saluto, lasciando l’appartamento in uno stato miserevole e sconquassato;
reso frale: depauperato, fiaccato, indebolito economicamente parlando.
12 - fien:  saranno (intendi: l’oro e l’amore, cari a Jacoby, potranno essere cardini della terra solo se conquistati giustamente, con la dignità del lavoro e con la fedeltà nell’amore);
Giustizia:  neminem  laedere, nel contesto delle altre tre virtù cardinali (Sapienza, Fortezza e Temperanza)
Onore: rispetto, decoro, dignità...; trattasi d’un pregio su cui si fonda la pubblica stima.
** Giuseppe Colella: l’Avv.. Giuseppe Colella del Foro di Avellino e Napoli, difensore dell’attore nell’anzidetto giudizio, ammirato e compiaciuto avversario del Collega Avv. Ugo Sandulli.

______

                Il consòlo                                                       *

Domenica, alla fine d’ogni mese,
Tonino, mio nipote, un gran barbiere,                                1
da Flùmeri al faiano Ostel torrese
vien’a forbirmi ‘l capo, col paniere

consolatorio di civaie, ornate
da mamma Mariuccella e da Vittoria,
suo fulvo alante amor. C’è, poi, chi, a fiate,                       2
di sabato, con opra meritoria,

                da Libia esule, Antonio, chef arguto,
                giunge a supplir col cuscus la cicoria,
                agiando in mezzo un rocchio nerboruto,

                iucundatorio al brindisi di gloria.
                Di consolanza e giubilenza i riti                            3
                ravvivan sempre ‘l core; e, son graditi!

 * Il consòlo: in Puglia e in alcune altre regioni italiane, è il banchetto, che si offre alla famiglia del defunto; in Irpinia, specie a Melito, Flumeri, Sturno, Torre è “lu cuònzolo”.
1 - Domenica .... alante amor: l’ultima domenica d’ogni mese, nello scorrere del decennio antecedente al terzo millennio, Tonino, poeta ingenuo e delicato oltre che eccelso chirurgo dell’umana testa (gran barbiere), operante sulla sempre verde collina al cielo stesa di Flùmeri, dove ormai famosa spicca la Chiesa parrocchiale del XVIII secolo, porta al solingo zio (autore del sonetto), quando all’ombrosa villa con biblioteca (faiano Ostello) nel suggestivo bosco di Torre va a tagliargli i capelli (a forbir il capo), la lauta cesta di fusilli piccanti al pomodoro, pàpera arrabbiata, piccione contornato di rùcoli o asparagi o cicoria o borràgine (paniere consolatorio di civaie, ossia il consòlo, lu cuònzolo), approntata a Flumeri dalla madre e dalla rùbea Vittoria, luminosa e bella compagna, che lo agguantò (suo fulvo alante amor).
2 - C’è poi... gloria: a volte (a fiate), di sabato, con affettuosa premura (opra meritoria), Antonio (Alvino Antonio di Arcella di Montefrédane), ottimo cuoco (chef arguto) oltre che già famoso atleta ciclista nazionale nell’epoca della seconda guerra mondiale e tecnico intelligente tuttofare, cliente devoto del poeta avvocato da quando si vide costretto ad uscire coi figli e moglie maltese e con altri italiani dalla Libia (di Libia esule) di Gheddafi, che dal 1980 pretenderà ingenti somme dall’Italia per danni della 2° guerra mondiale, raggiunge il suo patrono e gli imbandisce pietanze e vivande arabe (cuscus) con dentro adagiata (agitando in mezzo) la salsiccia di cotechino (rocchio nerboruto), ben diverse dalle civaie di Tonino (supplir col cuscus la cicoria), il cui alto vanto (gloria) dona diletto e gioia serena (iucundatorio) al brindisi, coralmente preceduto dall’augurale formula francese, indettata da Jonny Galluccio, Comandante della Forestale in pensione, altro affettuoso frequentatore dell’avvocato: “... à la maison (casa = amore, affetti), ... à la santé (salute = vita), ...  à la spalaguerre (niente guerra = fratellanza)!”
3 - Di consolanza... graditi: la consolatio e la iubilatio sono usanze eterne (riti), divenute sacre nei tempi; questi prischi riti rincuorano e piacciono (ravvivan sempre ‘l core; e, son graditi).

_________

 Il sabato d’un nipote

La donseletta da la Grotta viene.                                      1
Con l’alma e ‘l cor a Flumer’ ella sviene.                         2
Nell’ansa d’amor, presa, poi, rinviene                             3
d’uno Zerbìn felìn, che la sostiene.                                 4

E trae, col fasto di mensa montana,                                 5
dal vallo a la collìn, dove rintana,
per principiar la strenua caccia arcana
... ‘n cadréga o pietra, al panno..., la morgana!

D’Osvaldo e di Marisa le pupille                                     6
asperse di rugiada e le papille
infragustate al trotto delle stille

untuose ‘n fond’ al grembo ... fian faville!
L’ilòbate d’in su darà scintille!
E d’anni a ognun, così, ... ne sian mille!                         7

1 - La sposina è di Grottaminarda. Si chiama Anna Maria Luisa Minichiello.
2 - S’innamora d’un giovane avvocato di Flumeri, che si chiama Osvaldo Muto, nipote dell’Autore del sonetto. Vedi titolo del sonetto.
3 - Nelle braccia premurose del giovane, la fanciulla rinasce.
4 - Zerbìn (v. l’“Orlando furioso”)
felìn...: il giovanotto dalla forza di leone se la difende.
5 - E trae ... morgana: col banchetto nuziale, offerto ai parenti ed agli amici in montagna presso il ristorante “Le privé” di Monteforte Irpino, la bella ragazza (morgana) è portata via dalla sua fortezza (vallo, famiglia) a quella (tana, piazzaforte) del giovane di Flumeri (collina: paese collinare), ove strenuamente (instancabilmente) si danno caccia sfrenata e segreta (arcana), dappertutto, sulla sedia (cadrèga), sul pavimento (pietra), sul tappeto (panno).
6 - D’Osvaldo ... scintille: gli occhi bagnati d’estasi (pupille rugiadose) e le lingue gustanti (papille infragustate), nell’effetto travolgente (trotto) delle vellutate (untuose) gocce (stille) d’amore, nella sede oscura (in fondo al grembo), ove colui che fruga per la selva (ilòbate) infiaccolerà luminosamente la bambina (faville) nel suo stesso inestinguibile fuoco (scintille).
7 - È un augurio uguale (così) per tutti e per sempre (mille anni), a cominciar ovviamente dai commensali e dai genitori e ... zii degli sposi.

__________

 La canzone dell’emigrante

Mia sacra terra, sei tanto lenta, laggiù!                       1
Nel mio pensier, rivivi stupenda, ... così:
bella, fragrante, indimenticabile! Tu,
giorno per giorno, spander mi fai i sospir.

Ora, chi sa che fa la mia mammella,
mentr’io per lei mi struggo il cuore infranto.
Vorrei volar come ‘na rondinella,
per ritornare nel mio nido santo.

Sento ancor trepidare,
nella notte lunare,
la vita di ieri, che ancora
con me se ne vien; e, riaffiora!

Qui, nel segno feràle,                                                     2
bacio il putto fraterno                                                    3
stretto al petto mio frale,
come fosse ‘l paterno,

cui ‘l cor... più arder non può.                                      4
La bella migrante, ... così,
dolcire ‘l canto suo vuol,
nel mesto pensier d’ogni di!

1 - lenta: lontana.
2 - ferale:  funesto, luttuoso,
3 - putto fraterno:  fratellino
4 - arder non può: il padre era morto, prima che il fratellino nascesse.

________

                Lasciàmmece                                                      *

Rubberti’, bell’, addiruso,                                               1
nun si’ manco ‘nu fetuso;
te n’ asciste d’ ‘o pertuso
già d’ ‘o sole tutte ‘infuso!

                I’ nun me scordo ‘e te!
                Trasute dint’ a me,                                             2
                tu riést eterno. Ebbè!
                Nu’ pparle chiù, pecché?

Te si’ cummuósse assàie.
Nu’ dirme tu c’at’ haie.                                                      3
‘O ssaccio. ‘N core, ‘e guàie
nun se scòrdane maie!

* Lasciàmmece: lasciamoci, salutiamoci. I componenti della Commissione d’Esami di Maturità presso l’Istituto d’Arte a Trieste, fra i quali l’autore della poesia e il professore di Storia dell’Arte Roberto Battaglia, di Trieste, si salutano, perché i quadri sono usciti e si torna a casa, ognuno nella propria regione. A Robertino, l’autore, campano, avellinese di Napoli e viceversa, il saluto, per espresso desiderio del triestino, lo darà in lingua ed in vernacolo.
1 Rubberti’ ...’nfuso: il professore, simpatico ed ordinato (addiruso), calmo (manco fetuso) e — anche a suo dire — fortunato, perché se ne uscì dal grembo materno (te n’asciste d’’ pertuso) già bagnato (‘nfuso) — come si dice — dal sole.
2 Trasute... pecché? : Robertino si commuove (nu’ pparle), nel sentirsi dire che sarà sempre ricordato (tu riést eterno).
3 ... c’at’ haie: che altro hai.

_______

              Luglio 1984                                                      *

Ah, dove, Ministero, m’hai mandato!
Al bel “Vittorio Veneto” Liceo
del civil Tor col passer sono andato                                     1
di commission d’esame a far corte.

Festoso, incontro il preside Nebiolo,                                    2
nell’alveo del sorriso di Lucia,
venuto m’è, ‘l pensier cogliendo a volo
di chi gli offre con Kladmo simpatia.

Mentr’altri ai verbal lunghi non dan tregue,                        3
di storia al crudo tema al Meridione,
senza felici spunti a chi l’insegue,

che ristar fan ‘l lombardo Pilatone,
mi vien, con Preverino e chi lo segue,
settentrional da dir ch’è la questione!

* Luglio 1984:  Il sonetto fu composto a Torino nel luglio 1984, alla fine degli esami di maturità, per i quali l’autore fu inviato dal Ministero della Pubblica Istruzione quale commissario governativo.
1 - ... Tor col passer: la città di Torino  ha per simbolo il toro col passerotto.
2 - Festoso... simpatia: il prof. Nebiolo, preside del Liceo e tifoso del Napoli col Maradona, mi accoglie (incontro venuto m’è) festosamente (festoso), insieme alla bella e sorridente segretaria del liceo (nell’alveo del sorriso di Lucia), avendo subito capito (‘l pensier cogliendo a volo) che fra noi unitamente al mio figliuolo Kladmo, studente di seconda liceale ad Avellino al mio seguito per le sue vacanze, era sorta immediata simpatia.
3 - Mentr’ ... questione: è l’anno dello spietato tema sull’inventata “questione meridionale” (crudo tema al Meridione), che, per le inani polemiche (senza felici spunti) insorte fra i professori Pilatone (ristar fan ‘l lombardo Pilatone) ed altri di Milano e dintorni e Preverino ed altri di Torino e del Veneto e di altrove sui contenuti degli elaborati quasi tutti favorevoli all’Italia Meridionale, ammirata e descritta dai candidati per usi-costumi-arte-scienza-laboriosità-splendori umani e territoriali-ospitalità come la più bella del Mondo anche se in periodi difficili, mi fa sembrare (mi vien da dir) che la questione, affatto meridionale perché inesistente, è settentrionale, ossia di un certo inidentificabile settore economico del settentrione, che la volle e continua a volerla ribaltare sconsideratamente.

_______

                Morte                                                                                   *

Amica delle fredd’aurore,
Te, mai!, contatterà ‘l calore;
accanto ad esse sempre aleggi,                                             1
nel fosco spazio Tu Ti reggi:                                                 2

                né suon né forme han le Tue spire.                      3
                Si sente, e quanto! ‘l Tuo ordire!                         4

Amica delle pene amare,
noi, cheta, Tu sai aspettare;                                                  5
ma, ‘l soffio Tuo all’alma sfugge:
non puoi rapirLa; è ‘n Ciel, u’ rugge!

1 - ... ad esse: alle fredde aurore.
2 nel ... reggi: nell’ora (spazio) aurorale non chiara (fosco), t’adagi, .. in attesa di noi, da quando si nasce.
3 - ... spire:  serpeggiamenti, soffi.
4 - ... ordire : predisporre o predisporsi, prepararsi.
5 - ... cheta: tranquilla, sicura, opportuna, dolcemente, donando addirittura l’èstasi suprema (superiore a quella amorosa!); come
dire: tu sai, quando, o bella morte, devi arrivare! Sulla bellezza della morte, potranno riferire coloro, che, nell’attimo di morire o di essere morti, non muoiono più e la mente è viva; e quelli, che, dopo essere morti, veramente morti definitivamente, risuscitano, asseverando con ciò che la morte tiene conto senz’altro dell’importanza o meno di chi può e dev’ancora o di più campare, secondo il Volere di Dio! Rammentasi un saluto di Sereno a Peppe, due fratelli, entrambi settantenni. Il primo, mentr’il secondo si allontana, rassicurerà quest’ultimo, dicendogli: “.. tu vivrai, ... la morte ti farà campare a lungo, perché hai ancora da fare!  Io, no; specie, poi, in questo mondo sciagurato, assatanato, irresponsabile, violento, orribile,... sinistro...”. Sereno, biondo, sano e robusto, atletico, un fascinoso marinaio ufficiale ventenne della seconda guerra mondiale, professore e musicista, sarà carezzato dalla morte, nell’ora aurorale del 29 gennaio 1998, mentre, tranquillo e sereno, sorridente, a letto, solo, .... dormiva.


__________

 Ottativo                                                                *

Don Ciccio, ahimé, don Ciccio...!                                1
Da quando ci hai lasciati,
noi siamo disperati,
ruinati ‘n gran pasticcio,

perché ser Simeone,                                                      2
Mariangelo nomato,
fa tutto sol d’un fiato
la parte del leone.

Don Cicciolino bello,
d’uop’ è torre ‘l fardello
sul dottor Genovese                                                     3
ch’ognor sconta le spese,

pur se Ferdinandone                                                    4
gli ‘ndulge ‘l guiderdone,
se, specie a Simeone,
fan mucchio ‘l gran Peppone                                      5

e il rio masaniello
Pietrino Vannetiello!                                                     6

Ottativo: l’ottativo è il modo del verbo che indica il desiderio, rimasto nel sistema verbale greco; in latino e in italiano è confuso col congiuntivo — v. nota 1 —.
1 - Don Ciccio,....:  don Ciccio Caprio, all’epoca Segretario Comunale di Aiello (Av.) e Sindaco di Caposele-Materdomini (Av.), componeva — come l’autore dei settenari — l’affiatato brioso gruppo fraterno di professionisti, che, la sera, si ritrovavano in casa di uno di loro a turno o talvolta al Circolo degli Ufficiali per il “tressette” con le poste destinate a quattro convivi — uno per stagione dell’anno — o più, il cui simposiarca quasi sempre era l’Avvocato Vannetiello — v. appresso —. Don Ciccio, quieto e sorridente in tutte le occasioni, era il migliore tressettista (i tressettisti si traslatano coi settenari del canto) e non perdeva né faceva perdere mai, ... anche quando gli veniva sorteggiato per compagno il dottor Genovese, non perspicace nel gioco. Per un periodo, don Ciccio dovette allontanarsi, in missione per servizio; laonde, il desiderio di vederlo tornare (d’uop’è...) da parte non solo di Genovese, ma pure degli altri, atteso che sùbito dopo o in assenza di lui vinceva sempre Simeone — v. appresso — (fa .. la parte del leone), non placido e pacioccone come don Ciccio. Don Ciccio, raggiunto dall’avanzata età passerà nel mondo dell’Eternità nel penultimo decennio del XX secolo.
2 - ...ser Simeone: Mariangelo dott. Simeone, padre severo di numerosa e bella famiglia, come s’addiceva all’Italia Imperiale Fascista, ottimo professionista ben preparato ed ordinato, irreprensibile e intransigente, Segretario Generale di molti Comuni capoluoghi d’Italia, l’ultimo quello di L’Aquila. Morirà prematuramente ed inaspettatamente, dopo qualche giorno dalla sera in cui fu preso da malore improvviso, mentre era a giocare al Circolo degli Ufficiali.
3 - ... Genovese: Amedeo dott. Genovese, ottimo funzionario, vice Prefetto di Avellino, semplice e senza vezzi. Come tressettista — un po’ anche sfortunato —, aveva sempre il pacco o sacco (fardello) pieno di sconfitte (ognor sconta le spese), nonostante Ferdinandone — v. appresso —, da avversario vincente, gli si sostituisse per la posta (gl’indulge ‘l guiderdone), perché, oltre che da Simeone (se specie a Simeone), lui veniva inesorabilmente ed umiliantemente sconfitto (a Simeone mucchio fan) da Peppone— v. appresso — e da Pietrino Vannetiello — v. appresso —, il quale ultimo, bravo e ardito (masaniello), era uno sfottitore, un vero torrente (rio)... ovviamente di sberleffi.
4 -  ... Ferdinandone: Ferdinando dott. Gioiella da Volturara, alto e robusto, simpatico e rassicurante, buono, Segretario Comunale di numerosi centri irpini, uno degli ultimi quello di Forino, dal cui veterinario, sull’abbondante neve già caduta e sotto un’incessante fitta oscurante tempestosa fioccata, accompagnò l’amico avvocato Colella, cui, ricambiato, era ab immemore insieme a Peppone — v. appresso — legato da affetto e di rispetto, per un  intervento urgente e indispensabile sul gatto ammalato che dava  segni ormai di morire tra grida e pianti dei bambini cui s’aggiunsero gli strazi di dispiacere dell’avvocato e di lui stesso, che si trovava nello studio del legale per questioni stragiudiziali; il veterinario — cosa non potuta ottenere ad Avellino — lo fece riprendere, da guarire. Come tressettista non era da meno del segretario generale, che, quando lo batteva, obbligava con scherzosa “solennità” a versare alla cassa “sociale” il dovuto. Anche Ferdinandone, come don Ciccio, nella stessa epoca, sarà un vagabondo dell’Eternità.
5 - ...il gran Peppone: Di Feo Giuseppe, Ingegnere, Docente ordinario , Preside della Scuola Media Statale di Solofra (Av), cognato di Ferdinandone e grosso come lui. All’ingegnere si aggiungeranno anche il Segretario Comunale di Montefrédane (Av.) dott. Vittorio Cianciulli ed il Segretario Comunale di Mercato San Severino (Av.) don Attilio Cappiello, entrambi altrettanto bravissimi tressettisti. Il gran Peppone ci lascerà alle ore 19.45 del 23 Nov. 1980, nella piazza di Volturara (Av.), colpito dal cùspide della storica Cattedrale, crollata nella parte alta a causa del terremoto, mentre tentava di fuggire dal locale Circolo Sociale, dove si trovava con altri amici a giocare a tressette.,
6 - ... Pietrino Vannetiello: anche se come tressettista poteva valere un pochino meno di Mariangelo, di Ferdinandone e di Peppone, l’Avvocato Pietro Vannettiello da Pannarano (Av.) era il troneggiatore dei Fori d’Avellino e di Benevento. Nel gruppo dei tressettisti, era un monitore, un animatore e come don Cicciolino un moderatore o acquetatore, non alieno però dal diventare - v. sopra - un torrente di scherni giovialmente “edificanti” melius: esaltanti, confortato persino dalle tronanti sue risate e da una voce semibaritonale tendente all’altezza media tenorile squillante e strepitosa. Di Pietrino resteranno memori i banchetti all’aria aperta a Pannarano, di fine primavera - incipiente estate, assieme a magistrati, colleghi, funzionari, cancellieri..., sotto i mastodontici ciliegi, dai quali e sui quali gl’invitati commensali potevano attingere a colme ceste per la casa e a dir poco per una settimana i succosi dolcissimi frutti rossi e polposi.


__________

 Pretori

La Pretura d’Avellino,
col novel giro solare,                                    1
s’è ridesta, per sventare
trame ornate del rampino;                           2

e, pertanto, onusta e lieta                           3
di dottrina e d’esperienza,
muove in polla di sua scienza
rabdomanti a nobil dieta.

Mario Bruno, gran dottore,
summa ventola, Giustizia                            4
amministra con perizia.
E Gramendola, pretore,

sulle rande del costume                              5
dei conati ontosi para                                 6
il periglio; gaio, separa                               7
dell’umano bene il lume.

Monocratici, perfetti,
ancor operan Dovetto,
Vignes, ch’hanno ‘l senno pretto
nel comporre i poveretti.                             8

D’un quartetto solertino
son Marena e ‘l buon Perretti,
cui non sfuggon glosse e detti,                 9
con l’inquieto Palladino

e con Roca divisato
dalla Corte superiore.
Sursum corda! Per l’onore,
sa soffrir pur l’avvocato.

1... giro solare: anno solare.
2 - ... rampino: chi gioca a rubare.
3 - ... onusta.. dieta: la Pretura, carica di lavoro (onusta) sollecita dalla fonte (polla) della sua esperienza (scienza) i cercatori della verità (rabdomanti: cercatori d’acqua) in ogni ordinata udienza (nobil dieta).
4 - ... ventola:  agitatore.
5 - ... sulle rande: nei limiti.
6 - ... dei conati ontosi:  dei tentativi ingiuriosi.
7 - ... separa... il lume: evidenzia, mette in luce la verità (umano bene).
8 - ... nel comporre:  nel conciliare.
9 - ... glosse: note esplicative, annotazioni giurisprudenziali e dottrinarie.

 
______

                Luglio 1980                                                      *

Dall’amena verde Irpinia,                                   1
quale membro dello Stato,
giunsi lieto là in Trinacria,
terra simile a stellato.

                Della fervida Palermo
                nella grande Scuola d’Arte,
                per un mese restai fermo:
                in commission fui parte.

Non mancarono, in quei giorni,
come segno augurante,
scambi pur verbosi e adorni
fra me vice e il comandante,                              2

                per far sì che il féro Orazio
                dei colleghi commissari
                mitigasse un po’ lo strazio
                con precetti meno amari.

Diémmi assiduo conforto                                   3
un brillante architetto,
che mi prese e lasciò al porto;
fu il soggiorno assai diletto.

                Oltre a Stefano Ducato,
                che così egli si chiama,
                già da Trieste a me legato,
                d’asil tutti férsi fama.

Dei colleghi esaminanti
car mi fu Iovino Carlo!
Sempre, ‘nsiem a tutti quanti,
piace tanto rammentarlo:

                Rizzacasa Vincenzino,                        4
                Catalano col pizzetto,
                Undiemi Gioacchino,
                la Del Vecchio (...m’è in cospetto),

Occhipinti ed Antonella,
segue poi Bacile Ignazio,
vien la Giambarresi Nella
ed alfin Cancìla Orazio!


               
Un particolar ricordo
                di Giuseppe Merra resta:
                avvocato, stesso ordo,
                i favella toga onesta!

C’era Andrea Di Giovanni,
dall’aspetto rubicondo.
La compagine d’affanni
evitò, col cor giocondo,

                d’esser causa a Sinatra,
                l’onnisciente don Rosario,
                del potere l’idolatra,
                il furier del seminario,

ivi escluso il magazzino,
possession di D’Alessandro,
suo emulo delfino
nel mistero del meandro.

                Al di sopra della frotta
                luminò spirto beato,
                che per l’uom smarrito lotta:
                Padre Cosimo Scordato!

Nella scuol di Bagheria,                                      5
con Lillò cordializzai:
dotto, in sua segreteria,
ei mi fu cortese assai.

                Il suo dono giunse schietto:
                licor, drupe ed arancine.
                A Tripiano, con rispetto,
                offro almeno due quartine.

Degli alunni mi fu offerto,
con amore e devozione,                                      6
di bei saggi un ver conserto.
Oh, mia immens’ esultazione!

                Centri storici studiai,
                vera Gloria del Passato!
                Virtù italiche giammai
                d’altri vuol ‘l supremo Fato!

La Sicilia ed il suo mare
resteranmi sempre in mente.
Non si può dimenticare
la grand’Isola splendente!

                Il suo fuoco m’è tiranno.
                La visione sua m’ammanta
                da quel luglio di un anno:
                millenovecentottanta !

 - Luglio 1980: La poesia fu composta il 23/7/1980 presso  l'Istituto d'Arte, dove l'autore fu inviato dal Ministero della pubblica Istruzione, quale membro esterno di Lettere e Storia per gli esami di maturità. 1 -  Dall'... stellato:  Da Avellino (Irpinia) a Palermo e Bagheria in Sicilia (Trinacria); 2 -  fra comandante: il professor Orazio Cancìla (dedica: ad Orazio Cancila, affinché le comuni esperienze infittiscano la lunga fila delle nostre conoscenze), presidente (comandante), e l'autore dell'opera, vice presidente (me vice).3 - Diémmi... fama:  l'autore sarà accolto ed ospitato soprattutto dall'Arch. Stefano Ducato, conosciuto qualche anno prima a Trieste nella commissione d'esami di maturità, palermitano, nella cui villa, il sabato e la domenica venivano trascorsi a San Martino La Scala, a pochi chilometri da Palermo. 4 - Rizzacasa... Scordato: Rizzacasa Vincenzino, Catalano Guido, Undiemi Gioacchino, Del Vecchio Maria (dedica: Avrò sempre 'n cor, con mente e fervor, la Del Vecchio Maria, cortese assai e pia!), Occhipinti Maria, Gùmina Antonella, Bacile Ignazio (dedica: Ad Ignazio Bacile, cui lo spirto è divino e 'l cuor sempre gentile, il suo amico Peppino!), Giambarresi Nella, Giuseppe Merra (professore ed Avvocato come l'autore della poesia, che giovialmente gli anticiperà almeno d'un secolo l'iscrizione lapidaria: Merrae advocato in vitae lapide scripsi), Andrea Di Giovanni, Rosario Sinatra, Padre Cosimo Scordato (cui andrà in dedica: Cosimo Scordato sacerdoti alatis cum verbis sentimentalia in animo signa dicavi), Iovino Carlo (dedica: Carlo e la sua sposa resteranm’ in mente: lei assai gioiosa, lui puro e ridente!), tutti docenti della scuola, dove D'Alessandro era il magazziniere e Sinatra l'esperto sindacalista. 54 -  Nella ... quartine: resterà indelebile il ricordo del dr. Calogero Tripiano, detto Lillò, segretario dello splendido Istituto d'Arte di Bagheria. 6 - Degli ... conserto: alla fine degli esami, gli studenti, tutti bravissimi e dichiarati maturi, offrirono cameratescamente (conserto) una festosa cena... di bellissime primizie (bei saggi) siciliane.


_______

 Rosaria da Flumeri                                                                *

Ti si contatta, al Foro, ogni mattina;                                          1
ricevi l’atto, da notificare.
Tal qual cardella aguzza di collina,                                             2
del cor d’ognun gli spruzzi sai nettare.

L’imago tua sottile all’Avvocato                                                3
riviene, a ser. Allor, egli, tranquillo,
riposa; e, dì per dì, sì sollalzato,
succhiar le bacche crede d’un mirtillo.

                Sei un ideal, che i saggi ‘n te ritrovan;                      4
                ne ossigeni ‘l cervello, col tuo spirto.
                Ne attivi l’intelletto e vér te volan:

                d’ostacoli l’intento non sia irto!
                Tu fungi lor da buon aperitivo;
                sarai poi altrettanto un digestivo!

 * Rosaria da Flumeri : sottile e piacente donna di Flumeri, storica cittadella collinare (m. 605 1/m) dell’epoca normanna (LX sec.) alla destra del fiume Ufita, piena di luce e di fragrante aria già sede di sottoprefettura, in provincia di Avellino.
1 - ... al Foro... da notificare: Maria Rosaria è addetta all’Ufficio Esecuzioni e Notifiche presso la Pretura di Grottaminarda,  importante centro commerciale e di transito tra Campania e Puglia, in provincia di Avellino, alla sinistra e quasi in fondo (dove si trova il caratteristico accattivante oppido di Melito Irpino, le cui radici di stirpe, di lingua e di costume — come del resto quelle di Flumeri — sono fermamente latine) alla valle dell’Ufita, sottostante alla cittadella flumerese.
2 - ... Tal qual... nettare:  come la magra (aguzza) spinosa pianta medicinale (cardella) di collina (Flumeri abbonda di cardi mangerecci: famose ab immemore le cardaie o ricciaie), i cui duri capolini appuntati serviranno a cardare la lana, così il tipo della ragazza flumerese (di collina) riesce a purificare (nettare) le arterie che portano il sangue (gli spruzzi) d’ognuno (di chi la contatta: v. primo verso) alle parti tutte del corpo.
3 - ... L’imago ...mirtillo:  la figura (imago) austera (esile, sottile) della giovane, alla fine della faticosa giornata (a ser), tranquillizza il riposo dell’avvocato, al quale, quando (dì per dì) egli così si ridesta (sì sollalzato), pare (crede) attingere (succhiar) i suoi sodi e dolci frutti (le bacche d’un mirtillo).
4 - ... Sei un ideal ... altrettanto un digestivo: gli uomini esperti (i saggi) cercano (in te ritrovan) il tipo come lei (sei un ideal), capace di svegliarli (ne ossigeni il cervello) col proprio corpo slanciato (col tuo spirto) e di farsi apprezzare (ne attivi l’intelletto) e ghermire (vér te — verso di te — volan), evitando tanti ostacoli a chi l’abbia a desiderare (d’ostacoli l’intento non sia irto!) e sapendo che la donna verace funziona come un liquore che suscita brama (tu fungi lor da buon aperitivo) e infonde nutrizione (sarai poi altrettanto un digestivo!).


_______

                Sereno                                                                                 *

Spirar, ancor in possa di durare,                                       1
nell’eptadecacordo urente d’anni,                                   2
tu, assorto per la casa ad operare,                                   3
per l’alme patria e scuola, senz’affanni,

con il fulgor del còttabo dei canti,                                   4
non puoi. Sarai nel coro della vita,
ch’eterneremo assiem, senza rimpianti,                           5
la mente nostra all’altre, in ciel, unita,

                attorno al sacro desco della pace,
                d’agùtoli orna, in tonaca solenne,
                festata dall’orgoglio risplendente.


               
Da solo a sol, così, serenamente,                      6
                col biondo capo sul guancial di penne,
                facondo è il tuo sorriso, pur se tace!

 * Sereno :  insegnante elementare, poi di scuola media. Maestro di musica. Marinaio Ufficiale Capo Cannoniere, imbarcato giovanissimo nella Seconda Guerra Mondiale (anche il padre in quegli anni era richiamato militare di Fanteria) su navi da guerra di stanza a Napoli, poi, a Venezia, da dove, dopo l’armistizio, zaino dietro le spalle, a tratti, su treni merci o misti occasionali e a piedi, tornerà a casa, allora in Melito Irpino in provincia di Avellino, paese materno. Nato a Sturno il 6.2.1924. Sarà scoperto, placido e sorridente, apparentemente sognante, ma immobile, il mattino del 30.1.1998, nel suo letto da uno dei suoi figli, che era andato a visitarlo; la sera precedente, Sereno, alle ore 22.15, telefonicamente informava il fratello che il canale 3 televisivo trasmetteva episodi dell’Italia Imperiale Fascista.
1 - ... Spirar .. . non puoi: non si può (non puoi 2° verso della 2ª quartina; tu non puoi spirar: proposizione principale) morire, quando si ha ancora tanta energia (possa) di campare (durare).
2 - ... eptadecacordo... anni:  settanta corde od anni (eptacordo); l’espressione s’addice a Sereno, come marinaio e maestro di musica, cessato di vivere a settantatre anni.
3 - ...assorto.... affanni: tutto dédito (assorto ad operare) alla famiglia (casa) alla virtuosa patria (alma patria), alla preziosa scuola (alma scuola), assiduamente (senz’affanni).
4 - ... fulgor del còttabo: con i briosi (fulgor), strepitanti, esultanti raduni canori (còttabo dei canti).
5 - ... ch’eterneremo... risplendente: faremo durare in eterno il coro della vita (ch’eterneremo assiem) con piacere (senza rimpianti), accomunando i puri sentimenti di tutti (la mente nostra all’altre, in ciel, unita), nel paradisiaco luogo o banco (sacro desco) della pace, adornata delle sante spine (d’agùtoli orna), cerimonialmente coperti (in tonaca solenne), con festosa e luminosa fierezza (festata dall’orgoglio risplendente).
6 - ... Da solo... tace:  senza la presenza di nessuno (da solo a solo), il bel marinaio, l’incantevole maestro, l’amato insegnante torna a Dio con l’eloquente sorriso sulle chiuse labbra (pur se tace).


_________

 Tatone Saverio

Col clònico sciaccò, quando tatone                                                    1
tangea le spalle di nanonna Rosa,                                                       2
brandendo per uscir poi il bastone,
manco un lamento l’incantevol sposa

sentir facea; e, a noi nipotini,
Serén, Manduccio e Peppe, lì presenti,                                              3
di pan la fella dava coi lupini,                                                              4
contandoci, ad occhi assai splendenti,                                              5

                che di Melito il suo gigante sposo
                buon’era, forte e saggio operatore:                                    6
                col vino,  a Lina e a Peppe osta il morboso!

                Spertocci lui, ‘l fiero pescatore,                                           7
                a far riempir la nassa, che, la sera,                                       8
                con l’ampollòn, ci univa, a lum di cera!

1 - Clònico sciaccò : agitato cappellone (dal greco Klònos, tremito, agitazione; dall’ungherese Csàko o francese shako, pesante e grosso copricapo militare).
tatone: così vengono chiamati nei dialetti pugliese, toscano, abruzzese, campano specie in Irpinia gli antenati maschili dei nonni (bisnonni, zii, amici di famiglia, compari...); tatone Saverio (in anagrafe Muto Saverio) è il personaggio del sonetto, nato nel XIX secolo, deceduto verso la fine della prima metà del secolo successivo, soprannominato “lupuano” (lupesco, per le qualità simili al lupo; nella locuzione “gatto lupesco”, il significato  è “astuto come un gatto e forte come un lupo”). Muto Saverio fu soprannominato “lupupano”, perché ai ladri non la faceva passare liscia (dal latino volgare “lupupante” o “lucupanta”, adattamento dal greco “lukopànter”, lukòs lupo e pànter  pantera, una specie di pantera). Tatone Saverio Muto era lo zio del nonno dei ragazzi del sonetto, che si chiamava Basilio Muto.
2 - tangea: colpiva, toccava, batteva (dal latino, tango, tetigi, tactum, tangere).
Nanonna: termine analogo a tatone, per chiamare le antenate delle nonne; nanonna Rosa del sonetto è la zia dei nonni Basilio Muto e Saveria Simonelli in Muto.
3 - Serén, Manduccio e Peppe: Sereno e Giuseppe, figliuoli di Mariantonia Muto; Armando, figliuolo di Carmine Muto, Mariantonia e Minuccio, nipoti di Tatone Saverio.
4 - fella:  fetta lunga di pane di grano (pane sudato!), che il contadino proletario d’Egitto e di Palestina (fellà’h) più che mangiare succhiava (dal latino fellare, succhiare; è da notare che a Melito Irpino in provincia di Avellino nella Regione Campania ai confini con la Puglia si usano ancora oggi termini latini).
5 - contandoci: raccontandoci.
6  - operatore: così definito, per le molteplici attività in assistenza, difesa, agricoltura, commercio;
col vino... il morboso: Tatone, l’operatore in veste ora di “chirurgo”, salva dall’epidemico “mal dei premiti di sangue” degli anni trenta (1930-1940), sterminatore di bambini, i nipotini Giuseppe e Angelina, figli di Mariantonia, disperati dal medico condotto di Bonito e Melito (all’epoca, Melito aveva l’apposizione di Valle Bonito) dottor Miletti, ai quali tolse il grave contagio, chiamato “il morboso”, ubriacandoli (col vino, a Lina e a Peppe osta il morboso).
7  - spertocci: ci rese esperti.
8 - a far riempire .... a lum di cera: a far entrare i pesci nella lunga cesta conica a bocca ritrosa (nassa), grazie alla quale (che), la sera, piena di buon vino (i vini di Melito già allora erano famosi nel mondo!) la grossa anfora di creta col manico da una parte e l’ampio becco dall’altra (ampollona, ammulona per i melitesi: dal latino ampulla), a lume di candela (a lum di cera) e delle schioppettanti fiamme del focolare, insieme (ci univa) si cenava.


__________

              
Walter Ghiano                                                  *

Sei diventato smunto, Walter, pio!
Da ieri ad oggi, sei mutato assai!
Pensavi ancora di restare pio?
Invece, più nol credi; perché sai

che ‘n fronte a te furenti son spuntate
idee sentimental fulgenti e belle.
Com’angelo hai tu le spalle alate:
è certo che raggiungerai le stelle,

                ove, fremente, una fanciulla bionda
                t’appresta dell’amore la barella.
                Attendeti schiumosa come l’onda.

                T’immergerai nell’anima gemella,
                che, lesto e fiero, hai colto con la fionda.
                Brindiamo, amici, a Walter e a Mariella!

* Walter Ghiano: professore ordinario presso l’Istituto d’Arte di Torino; bell’uomo, maturo, allegro, socievole, .... scapolo, indeciso. Nel luglio del 1977, faceva parte — quale membro interno — della Commissione d’esami di maturità, di cui l’autore del sonetto era componente esterno; altro membro della Commissione era la professoressa Mariella, bella, prosperosa, bionda, riservata, affatto preoccupata dell’incalzar degli anni anche per lei, sempre gentile ed affettuosa, per la quale, a seguito del simposio d’occasione, ravvivato dal brindisi dell’autore del sonetto, che coralmente se ne proclamava “compar d’anello”, prenderà la “cotta” (sei diventato, pio, smunto) e non penserà più a restar celibe (pio). Mariella e Walter si sposeranno e avranno due figli; vivono felici e contenti, a Torino e trascorrono l’estate nella loro villa in Val di Susa, dove il loro promesso ma non divenuto (per motivi di lontananza) compare d’anello, sarà ospitato col figlio Kladmo per due giorni del luglio 1984, quando da Avellino tornerà a Torino quale commissario d’esami di maturità presso il Liceo Artistico.

________________


Sibilla                                                                             *

Tu fosti divinata a presagire
le grandi verità di noi, o Lina!
Ognun di te solea, a casa, dire                                       1
ch’eri ’ndettata ad esser sibillina.

Però, niun mai rovinerai nel male,                                  2
ch’ hai pur stornato, per far lume al bene,
alla sua stirpe… in un tempo letale…,
al gran desiato amor, ch’ or t’appartiene

…dop’ essere passat’ immantinente
un mezzo secolo di separanza,
dovut’ ad Ordin Sommo, indipendente

dai dirimenti o d’ ogni altra scusanza.
Uniti sempr’ in mente e cuor, or siamo                            3
legat’ ai corpi! Sì, di più, ci amiamo.

* - Sibilla: Sarà chiamata Sibilla, in famiglia, l’avvenente Carmelina (Lina) De Biase di Caivano (Na), di bella carnagione, quasi fosse l’antica Artemide emigrata a Cuma o la Sabba ebraica o la Delfica di Michelangelo o addirittura la donna che inutilmente offrì per poi bruciarli sei dei nove volumi di oracoli a Tarquinio Prisco o a Tarquinio il Superbo (gli altri tre saranno sotto Augusto distrutti da Stilicone, per causare - si sospettò - la rovina dell’Impero).
1 - Ognun… sibillina: i tuoi parenti (“Ognun, …a casa”), a cominciare dalla mamma che la chiamava pure “munacella”, dicevano che eri una sibilla già nata (“eri ’ndettata ad esser sibillina”).
2 - Però, …scusanza: a nessuno però hai fatto assorbire o hai predetto il male (“Però, niun mai rovinerai nel male”); male, che invece hai sempre smosso (“ch’ hai pur stornato”: alludesi al di lei scongiurato accorrere nel 1944 a Napoli alla Via Conservazione dei grani e Piazza Francese, vicine tra loro e vicinissime al porto presso gli zii e le cuginette in tenerissima età, d’onde sarà sottratta da un militare americano, amico dello zio Gregorio, ragioniere capo della ditta daziaria Trezza. Lo zio Gregorio presto sarà, di sera sotto casa a Via Conservazione dei grani, aggredito, rapinato dell’anello e dei soldi e fracassato mortalmente al cranio col calcio delle loro pistole da quattro soldati di colore dell’ivi accampato 4° battaglione, cui apparteneva lo stesso invagato “rapitore”, che in quei giorni viene designato e avviato per lo sbarco in Normandia. Lina, intanto, raggiunta e sempre dipoi ininterrottamente assistita e accompagnata dalla zia Elvira di Piazza Francese, è premurosamente seguita e sostenuta economicamente e moralmente dal Comando Militare americano nelle tappe a Poggiomarino vicino a Pompei e a Livorno dove nel 1945 mette a luce un maschietto e ne sarà festeggiata militarmente in pomposità. Tornerà a Napoli con zia Elvira e col bimbo, legalmente riconosciuto dal militare, che il figlio ormai giovane, dopo molti anni, assieme alla mamma, ama raggiungere a Los Angeles: … il congedato militare aveva impalmato altra donna! A Lina apparirà allora e a questo punto conveniente accettare e non per sprezzo accettò col beneplàcito del figlio, smarrito come la mamma, la proposta nuziale e solenne d’un professionista del luogo: … il coniuge legittimo di Lina, il congedato tramontato militare padre sposato e ahi il caro legittimato figlio, che ha conseguito la laurea ed è reduce dalla missione militare americana nel Vietnam, moriranno rispettivamente negli anni 1980, 1988 e 1995!), per dirigere, salvare, assicurare a se stessa l’onestà, i figli durante gli struggenti anni della 2ª guerra mondiale (“per far lume al bene, alla sua stirpe… in tempo letale”) ed invocare il proprio goliardo, cui ebbe pur a dare cinquant’anni prima a Napoli nel 1952 un figlio e dal quale s’era allontanata con e per l’altro figlio su circostanze indipendenti dalla sua volontà (“al gran desiato amor… dop’ … un mezzo secolo di separanza, dovut’ ad Ordin Sommo”, al volere di Dio, “indipendente …d’ogni altra scusanza”).
3 - Uniti …ci amiamo: dopo mezzo secolo (1951-2001), i nostri corpi si ricongiungono, s’avvincono, senza esserci mai staccati col pensiero e nel cuore (“sempr’ in mente e cuor”).

_____________


Sibillone                                       *

Alle sette, a me, di mattina,                           1
già ch’a lei son le ventidue,                          2
da Los Angeles la mia Lina                           3
le parole al telefon sue                                   4

sentir mi fa con gioia e grazia.
Lieto, ascolto; e, con interesse,
lei mi lega e inter mi sazia,
sì!, delle sue dolcezze stesse,

che son tant’ assiem al bel volto
tutt’ amabil’, appassionato
da rimirar col mio, rivolto
al suo; e, ne rest’ incantato!

Oh gran Fato, ne sono attratto!
Com’ era prim’, or è la Lina!                         5
Tal qual io. E, la ricontatto.
Freme? La sua Essenz’ è Divina!

Di lei s’avver l’invocazione                            6
d’esser doma dal prodigioso
proclamato suo Sibillone,
che ne dà senso prosperoso.

* - Sibillone: nel giuoco umano, diventato letterario, il sibillone è colui che agli oracoli della Sibilla trova e sussurra l’interpretazione più conveniente, per scongiurare ogni sorta di funesta sorte. La poesia è collegata al sonetto Sibilla dello stesso autore. Le due composizioni riguardano le medesime persone.
1 - Alle sette…: alle ore sette del giorno dopo.
2 - … a lei son le ventidue: le ore ventidue del giorno prima.
3 - …Lina: donna bella e onesta, ritenuta da sua madre una sibilla, che sentendosi ora - dopo cinquant’anni - miracolata dal vero uomo suo vocato lo proclama sibillone.
4 - le parole …attratto: le parole d’amore, che dall’America Lina telefonicamente giunger fa all’uomo suo italiano, avvincendolo (“mi lega”) e rendendolo soddisfatto (“inter mi sazia”: inter, intero, interamente), unitamente alle di lei dolcezze in un viso incantevole (“ne rest’ incantato”), attraggono (“ne sono attratto!”) miracolosamente (“Oh gran Fato,…”) il di lei primo veridico amore.
5 - Com’era …la ricontatto: Lina e il suo compagno, che, per contingenti vicissitudini personali, familiari e professionali, si separano lui per restare in Italia, lei per espatriare in America, senza che alcuno di loro due mutasse in ispirito ed incredibilmente nel fisico, si rievocano a Los Angeles (“Com’ era prim’, or è la Lina! Tal qual io.”).
6 - Di lei …prosperoso: Lina, ovver Sibilla, ama essere intenerita dal proprio uomo di tant’anni fa (“Di lei s’ avver l’invocazione d’ esser doma dal prodigioso proclamato suo Sibillone”), il quale converrà che la sua sempre avvenente donna porta favore, non sfortuna.

_______________

Mirando                                                *

Giovata e fier’ appar la tua esistenza,                    1
perch’ ésta ancor per me tu senti; e, vedi
la primavera eterna di sapienza,
cultura, amor, saggezza. Così, credi,

fra le più belle, essere io
la creatura degna di Dio!

Ma, poi, mi sfrecci, assiem’ agli auguri,                 2
lo scabro scacco di Fontanatetta                            3
e i fori - … son sol miei! - in tasca, spuri                4
al Padre etiòpe e al don de la casetta.

L’alloggio non sacro ricordo                                   5
res’ è da un giudizio balordo!

Di credermi l’orgoglio dici hai sempre                    6
fin dal Liceo all’Ateneo e Assisi,
irrobustendo l’animo e le tempre
per le vittorie - …tante! -, cui t’arrisi.

E, per quisquiglie ed un giudizio,                            7
tu mandi or tutto a precipizio.
Mirand’, affatt’or d’ammirare,
chi ’l nom ti diè non blasfemare!

* - Mirando: Prof. Muto Mirando Benito Vittorio Italiano (tutti nomi riepilogativi dell’Italia Imperiale Fascista negli anni trenta del XX secolo), da Flumeri (Av). Docente di Musica nella Scuola Magistrale di Ariano Irpino (Av.), ottimo fisarmonicista, padre di Giorgio (v. nota 2 lett. c) tenero professore d’Organo e titolare della Cattedra di Solfeggio al Conservatorio “Giordano” di Foggia. Mirando, generato dall’eclettico pensoso imperturbabile sapiente Carmine Muto e dall’indaffarata bella Maria Laura Gelsomina Colella, rispettivamente fratello della madre e sorella del padre dell’autore, di questi è due volte cugino.
1 - Giovata… Dio: v. nota 2.
2 - …auguri: lettere natalizie, pasquali, onomastiche…, fra le quali, pur sempre paganti cortesi cerimoniose ma talvolta con intridure di autolesive irridenti, in quelle del 1993, 1994, 1996, 1999, 2001, il cugino incrociato scrive: a) “Vai goduto da vicino, foss’anco a parca mensa; è lo spirito che tu ristori con linfa d’amore! Gloria in excelsis Deo!”, b) “Orgogliosamente ho sempre creduto in te: dal Liceo all’Università alle Corti d’Assisi. Quella sentenza Varone lascia un buco nel cranio e nel cuore…! Quelle ‘quisquiglie’ Caruso, Picardi lasciano un foro solo nella tasca (egualmente dannoso). Non è l’inverno che ottenebra la penna, sono i giorni grevi e inesorabili che annunciano … stanchezza. Fa tu!, ma non farmi penare!”, c) “Non ci abbandonare!”, “Mi sono giovato tanto della tua scienza e del tuo amore. Grazie. La pillola di veleno rimane l’alloggio IACP Fontanatetta… sacro ricordo di ‘nostro’ Padre …dell’Africa Orientale. Spero ancora!, anche per Caruso e Picardi…: 2000 benedizioni. Giorgio è titolare della Cattedra Solfeggio al Conservatorio ‘Giordano’ di Foggia”, d) “La fierezza della mia esistenza la sento e la vedo ancora in te. Sei l’eterna primavera della sapienza, dell’amore, della cultura, della saggezza: degno delle più belle Creature di Dio! …Anche se quella ‘sconfitta’ di Fontanatetta mi tormenta giorno e notte! Con amore, Buona Pasqua! Mirando”.
3 - Lo scabro … Fontanatetta: la perdita dell’alloggio IACP in Avellino ctd Fontanatetta Borgo Ferrovia pal. D p. 2° int. 5, assegnato - dice l’Istituto Autonomo Case Popolari - al combattente reduce profugo dell’Africa Orientale Muto Carmine - acquisitore invece di diritto in tale veste a parziale titolo risarcitorio neppure indennizzatorio - e revocato per assegnarlo poi al tale ingrato Varone, che l’intemerato Reduce, tra i familiari in cura ricostituente a Flumeri durante gli anni settanta del XX secolo, aveva pietosamente nella consapevolezza e con l’autorizzazione dell’IACP di Avellino fatto raccogliere dal figlio Mirando nel palazzo del Borgo Ferrovia assieme alla piccola moglie fiumerese, bidella al Tribunale di Avellino. Nel primo grado del giudizio, il locale pretore dr. Palladino, obliterando le svariate ragioni del Profugo, rigetta l’opposizione nei confronti dell’Iacp, “in quanto se era la legislazione vincolistica ad impedire all’assegnatario di risolvere il contratto con il suo conduttore, ciò contrasta con la stipulazione di un nuovo contratto, con scadenza al 31.12.1975 intercorso tra le parti” (!?!); nel secondo grado, il tribunale, in persona dei locali quasi conterranei dr. Iannuzzi presidente - dr. Rescigno giudice - dr. Grasso giud. rel. -, motivandosi che “… Nel caso di specie si imponeva, quindi, il rinnovo dell’autorizzazione per il periodo successivo alla scadenza di quello per il quale il provvedimento era stato accordato…”, rigetta l’appello proposto da Muto Mario Armando e Muto Mirando, eredi di Carmine Muto, con ad oltranza l’ulteriore condanna alle spese a favore dell’IACP, “…confermando in ogni sua parte il provvedimento pretorile” (Sentenza n. 1226/92); nel terzo grado (Sentenza n. 8872/96), sulle conclusioni dell’Iacp per il rigetto e del P.M. Sost. Proc. Gen. Dr. Maccarone per l’inammissibilità del ricorso, in subordine per il rigetto, la Corte Suprema di Cassazione Sez. 1ª Civile, neglettando inspiegabilmente le plurime argomentazio
ni dei ricorrenti (tra le quali la contestata qualità di assegnatario-locatario dell’alloggio e non di assegnatario-proprietario), presidente dr. Lipari, rel. dr. Rovelli, consiglieri ddrr. Rocchi-Panebianco-Milani, lungandosi sul mancato “rinnovo dell’autorizzazione…” e sull’inindividuazione !?!?!, nel ricorso, di ragioni di censura !?! per le quali tale affermazione di principi !?! si sarebbe tradotta in violazione di legge, dichiara inammissibile il ricorso, compensando le spese …e costringendo così gli eredi del Profugo d’Africa a riproporre in ogni momento contro l’IACP anche se per mero accertamento l’azione giudiziaria per la rivendicazione del non onorato diritto (v. anche nota 2 lett. c).
4 - e i fori…, spuri…: buchi, vuoti nella tasca (e i fori … in tasca), che sono soltanto nella tasca del cugino (son sol miei), dell’avvocato di Mirando, il difensore che non incassa e non incasserà mai una lira dalle controparti e parti nelle tantissime cause o pratiche giudiziali e stragiudiziali, a principiar dalle “quisquiglie” Caruso Picardi ancora pendenti per il recupero dei crediti dell’assistito dinanzi al giudice dell’esecuzione mobiliare (v. pure nota 2 lett. b,c); fori, che, poi, non possono maculare (spuri) l’immagine d’un Reduce guerriero (Padre etiòpe) e il non raggiunto recupero d’un dono o appartamento (don de la casetta), nel contesto di missive augurali di Buon Natale e Buona Pasqua! (v. ancora nota 2 lett. b, nota 2 fino a lett. d).
5 - L’alloggio …balordo: v. nota 2 lett. b-c-d.
6 - Di credermi …t’arrisi: v. note 2 e 4 per intero. Mirando è orgoglioso del legale per le tantissime piacevoli (cui t’arrisi) vittorie conseguite.
7 - E, per …blasfemare: E, per sciocchezze (quisquiglie) e balordaggini (un giudizio), vengono rovinati, dispersi, dirupati i devoti auguri (tu mandi or tutto a precipizio!), dileggiando (blasfemare) anche il Reduce d’Abissinia (Padre etiòpe), che gl’impose un insieme augurale di nomi (Chi ’l nom ti diè) d’esultanza, di vittoria, di forza e dignità (Mirando Benito Vittorio Italiano) romanamente imperiale.

______________

L i n a                                                 *

E’ stato un soffio di tepore                  1
il tuo, stamane, …all’ore sette;
e, l’hai ‘nstillato dentr’ il cuore,
che, ‘ntenerito, si sommette.

Da Los Angeles hai nutrito
del pensier il lume splendente,
nel qual t’odo, tutt’assopito,
fatato da te, mai cadente …!

………………………………                2
………………………………
………………………………
………………………………

La tua ’mprovvisa telefonata
eleva sopra l’alma l’arcata 3
duratura per non rovinare,
vaporosa per poter restare!

* - Lina!: Lina De Biase. Giovane N.D. di preclari virtù domestiche, culturali e sociali, bellissima e fascinosa, stupenda; d’estesa famiglia napoletana e americana di professionisti e parlamentari. Sposa ad un militare (marines) ufficiale americano di stanza a Napoli nella seconda guerra mondiale 1939-43 subito rimpatriato, mette al mondo un prodigioso figlio, Giancarlo, ben allevato e custodito, curato ed istruito da lei e dall’autore, giovanissimo padrino, avvocato e maestro, al quale Lina donerà un altro figlio dolcissimo, signorile, bello, adottato e cresciuto in Inghilterra nella casa della sorella dell’autore e via via paziente, imponente, ufficiale aviatore, laborioso e pròdigo come la mamma e la zia: Alvaro. Alla fine della guerra, a Lina sarà reso possibile raggiungere il figlio in America a Los Angeles, che, già vedova, perderà nell’ottobre del 1995.
1 - E’ stato… mai cadente: il mattino del 21.5.2001 (“… stamane, …all’ore sette”), da Los Angeles, Lina telefona (“E’ un soffio di tepore il tuo”) in Italia all’autore, infondendogli tenerezza (“l’hai ‘nstallato dentr’ il cuore, che, ‘ntenerito”) in Italia all’autore, infondendogli tenerezza (“l’hai ‘nstillato dentr’ il cuore, che, ‘ntenerito”) ed affabilità (“si sommette”), col riaccendere i luminosi ricordi (“hai nutrito del pensier il lume splendente”), grazie ai quali (“in cui”) lui magicamente (“fatato”) rigiace, s’avvince (“t’odo, tutt’assopito”) con lei, qual fosse com’era a Napoli, quarant’anni prima, adorna di venustà, passione vereconda, fàscino di primavera (“mai cadente”).
2 - I quattro novenari, segnati con puntini sospensivi, fanno apparire alla mente in tenero silenzio l’inestinguibile amore delle due giovani creature, per poi chiudere la poesia con i più pacati successivi quattro decasìllabi distensivi.
3 - …l’arcata: un arco, un ponte incrollabile (“l’arcata duratura per non rovinare”), sotto il quale è possibile fèrvere (“vaporosa per poter restare”).

___________________

K a t i a                                                                     *

Nipote Katia, che presiedi a scuola 1
e in famiglia col tuo Nino e due figli,
già assai ridente sulla lieta aiuola                              2
con lo splendor del fascio a cinque gigli,

dei genitor l’orgoglio irrobustivi.                               3
Di tua figura ognun l’amore prende,                         4
pur se, slanciata e dritta, i guardi schivi,
beatificato la tua beltà lo rende.

Melito Irpin, che di babbuccio e mamma                  5
rassoda li gran merti e i sentimenti,
risuona ognor di più nell’armonia

indistruttibile, sul pentagramma
impressa assiem ai tuoi acuti accenti,
che son l’essenza della melodia!

* - Katia: giovin Nobil Donna, grandiosa e fascinosa, elevata in animo, ingegno e tratti. Nipote dell’autore.
1 - …presiedi: già direttrice scolastica, è preside di scuola media statale superiore (…a scuola); e, invigila su casa e famiglia, composta del coniuge medico chirurgo dentista dott. Nino Manzo e di due figli, Alessia e Giuseppe (un gigante, alto più di due metri e robusto), dagli studi classici, ora universitari. Di Nino non si può sottacere l’entusiasmo per la sua consorte, trapelato nel declinare sempre in Avellino al citofono dello Studio dell’autore le generalità: - “Sono Nino di Katia!”.
2 - …sulla lieta aiuola …irrobustivi: gioiosa fin da bambina nella fiorente sua famiglia di nascita (lieta aiuola) fra lo splendore degli altri quattro germani (del fascio a cinque gigli: Napoleone, professore di lingua inglese, Antonella, avvocatessa e docente, Katia, preside di Scuola Statale, Pietro, funzionario di Stato, ed Oriana, docente di lettere), Katia imprimeva fierezza (l’orgoglio irrobustivi) nel cuore dei familiari.
3 - …dei genitor: N. H. dr. Umberto Capasso, funzionario di Stato, e N. D. Carmela Colella, insegnante, sorella dell’autore. Il padre era vocato “babbuccio”.
4 - Di tua figura …lo rende: gli ammiratori di Katia son presi dal desiderio verso di lei (di tua figura), stimata e casta (slanciata e dritta, i guardi schivi), pur sapendo che l’incantevole donna solleva e rimette (rende) al Cielo il loro pensiero, nella beatitudine celeste, alla purezza di Dio.
5 - Melito …melodia: Melito Irpino, dove nasce Katia, si consolida (rassoda) coi valori morali e civili dei nobili genitori della sfolgorante bimba, raffigurata nell’illustre baronessina, che tutti fa ’ncantare grazie all’estreme sue dolcezze (acuti accenti), che la divinizzano nella sua modulata natura (l’essenza della melodia), eternizzata sul rigo musicale (…nell’armonia indistruttibile, sul pentagramma impressa) dallo zio.

Home page                    Collana "Terzo Millennio"