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Linguaggi della Natura
responsi
Rammenta la foce del Sele
eco antica di sacro idioma
disperso da vento ramingo
furente alle soglie del Rito.
Scolpita su auguste dimore
la fede
dei Dori
traluce
in lacerti marmorei
roseo
incarnato di bimbo.
Frugavo fra i ruderi un tempo
intenta a carpire il messaggio
e scorgevo i fastigi alteri
disciogliere al mare responsi.
Tornerò
alle rive del sole…
anfratti fioriti, conchiglie
e
l’onda che ancora sussurra
le
parole lungimiranti.
MARE
Da Nereide assemblavo danze d’alghe
ebbra seguendo carovane
di tribù fusiformi.
(dolci e
ténere
nei liquidi
fondali
piume
d’empatia!)
Custodisco nel petto i colloqui
di sirene e tritoni e fra gli scogli
ove attendo sortite furtive di granchi
Riascolto l’avventura delle onde
da gusci palpitanti di conchiglie
mormorii di risacche, sospiri di maree.
Proteiforme nelle vene
echeggia dipanandosi la vita
dalla coralità intensa e struggente del Mare.
TERRA
Con palme trepidanti
ho setacciato l’arsura dei greti, raccolto
il segreto di fiori accesi in solitarie lande.
Sulla pelle ho trovato le ferite
di lame doline gravine, nel cuore
spazi ariosi di parole in libertà.
Oltre i labirinti cittadini la mia anima
scala pareti rocciose, varca la furia dei crateri
per consegnare a Cristo la sua croce.
E in ogni oscuro moto di tribolazione terrena
attinge la forza dai cari, l’ardire
dal sangue innocente dei caduti.
ARIA
Ho rapito le ali a un gabbiano
- i polmoni colmi d’illusioni -
per sollevare il peso degl’istinti
E comprendere il linguaggio delle rondini
(vertigini di crome e biscrome
su pentagrammi di alta tensione).
Prodiga di vezzi ai cocoriti, smarrita
nel frinire di cicale, tentavo invano
di emulare versi d’usignolo.
Ora, contemplo il saio francescano
tesa verso estasi di luce
nidi d’aquile reali.
E vibro di stupore nel silenzio
ascoltando il respiro
infinito d’Aria impalpabile.
FUOCO
In cammino
sfilando nastri
dalla volta del cielo e annodando
All’arcobaleno i colori della vita
nella purezza dell’Alba
ricerco essenze odorose.
E incontro tra i roghi
del crepuscolo virtuale un bimbo-eroe
solo fra i rovi al primo vagito.
Lo stringo a me soffocando le lacrime
e di materne carezze avvolgendo
le tenere membra e le guance,
Indegnamente, mio Dio,
ma con ardore T’imploro
di offrirci un’altra possibilità di ricominciare.
Linguaggi del Padre
arche’
Nello specchio infinito
di Conoscenza
da principio fu la Gioia.
Luce feconda emanò l’Eterno
il la intonando a polifonica Creazione.
Fra trasparenze d’aria luminosa
lo stupore dell’alba
mosse il coro multiforme di creature
d’istinto tese al Bene
verso la sorgente d’Armonia
Che invisibile temprando
plasmava i respiri
nel respiro primigenio
infondendo il senso del ritorno
alle frasi compiute dei tempi.
Sulla scena del mondo sensibile
comunione di intenti
saldava il patto d’alleanza
nella luce dell’Essere:
abbrivio culla approdo.
Origine del
Linguaggio Umano
Cinto di Nome il Verbo
affidò al vento in faville d’argento
fruscìo di consonanti
che lentamente
si adagiarono in zolle di vocali.
E come da radici il tronco
dal tronco i rami
dai rami fronde e dalle fronde
fioriture di gemme
e foglie e semi
Semi di lettere
vennero a fecondare la parola
nel grembo fertile
che partorì al suo albero
virgulti d’ugole palpitanti.
Alla sviata brama
giunse per tempo il monito, ma stolti
gli uomini non intesero
e noi eredi
in presunzione ancora non intendiamo.
la parola e
il nome
Figura senza nome
fra idéal e spleen non si risolve
stretta da riso e pianto
balza in vortici d’onde.
Invano la lusinga corrente d’armonia:
si arruffa e alla deriva
fra mille e mille spire
scorge su sponde d’oltre
Teschi d’erme bifronti
scure argille di vuoto
gabbiani privi d’ali
riversi sulla terra di nessuno
Quando in soccorso giunta la parola
con vergine respiro
benedetto dal soffio divino
accende il candeliere delle stelle
Sull’orma disegnata dal pensiero
nell’incavo del cuore
e pura incandescente
posando sulle cose
Porge a ciascuna il nome come faro
che sperde intorno l’alea
d’oscurità perenne.
Impresa ardita
gestire la parola
nel coniugare essenza ed esistenza
dentro l’ambiguità della materia.
l’idea
Sotto alvei di tenebre stellate
fiorito in conche d’acqua
cangiante il divenire
colora di sembianze lo stupore
immacolato degli spazi.
Rivoli di emozioni, archetipi
e liturgie di vita
- ritmo inesausto d’imenei -
per molteplici foci di retaggi
fluiscono nel mare d’esistenza.
Albatro regale l’idea
aleggiando sul mondo
imprime l’orma alata della mente
nella corporea scia, pietosa
indugia fra i relitti
derisa e incatenata si dimena.
Deus ex machina
su scene ricorrenti
di riti greci kafkiani shakespeariani
vibrando in sintonia con la Parola
motiva e sublima l’attesa
d’occhi assiepati all’ombra di caverne.
limite e
illimitato
Voce d’anima
arcano dischiuso
in tempestosi accordi
corda
tesa
Moto d’anima
angelico fervore
fra barbagli d’effimero
cecità
torpore
Luce d’anima
grembo d’infinito
nel limite terreno
incombere d’aborto
attesa di vagito.
Dialettico respiro
misterioso crea
Pensiero.
Momenti dell’Anima
rassicurante sembianza
Per il bene profondo
che mi ha dato di esistere, padre,
io ti ricordo e per la rettitudine,
pelle tua seconda indivisibile
che nei modi e negli atti risplendeva.
Rassicurante sembianza,
schiudevi alla mia infanzia
avventure di giorni prodigiosi
nel gioco svelati e ri-creati
dal rifiorire estroso della tua parola.
E se indossavi l’abito
del saggio o del profeta
dalla tua fronte chiara il mio respiro
attingeva umori di rugiada
che dolcemente m’espandeva l’anima.
Il tuo sorriso
Quando mi acconciavi le treccine
e di vivande riempivi il
paniere
quando guardavi le mie mani
al piano tentare melodie
o il viso chino sui libri a sera tarda
il tuo sorriso
evocava la Bellezza
(in silenzio ti mordeva il dolore).
Ed io salivo i gradini del tempo
leggera quasi fossi sulla luna
avvolta nel dolcissimo tepore
che mi donava il tuo respiro.
Ora, se insidia mi affonda una lama
e mi tormenta la lacerazione
la Bellezza per me
diviene tigre rampante.
Ma tu sei sempre viva nel ricordo
ed io ti prego
di sperdere il dolore
che annebbia l’anima
e lascia che io veda la Tua stella
lungo il sentiero impervio
che mi prospetta pace.
anelito d’assoluto
Come brezza
Ti sento al respiro, carezza
al profilo dell’erba
anelito
di gioia nel disgelo, staffile
alla scogliera che frantuma l’onda.
Tu che discerni l’ordine dal caos
quiete silenziosa, parli e ascolti,
Parola intensa profonda
temperi e schiari la mente
infervori esalti ed annienti
nella luce di Te.
Se travolgi i sensi in vortici
di procella o tornado, se appari
fra riflessi di stelle
nello stormo che si scioglie festoso
dalle ombre della notte,
so ch’è inutile cercarTi lontano.
So che ci sei ed è quanto mi basta.
Io vivo in Te
nei moti di gioia e dolore
giorno e notte congiunti
nel preservare la vita
dal siderale vuoto.
profumo d’universo
Con Te nel deserto
con Te sulla croce
all’alba del Perdono
- evento ineffabile di luce -
con Te e l’umana specie
vorrei rinascere
nel gaudio della Parola
- vertice d’esistenza -
che dal Tuo Nome in angelici serti
irradia verità.
E dal Tuo vaso d’amore vorrei
che infiniti nascessero
i germogli a spandere quaggiù
profumo d’universo.
preghiera
per la pace nel mondo
Signore, che Ti annunci sulla Terra
nel volto d’ogni Cristo, in ogni zolla
di dolore umano
parola ferma a fede che vacilla,
mentre rinasci cuore di fanciullo
Ed il vagito echeggia dal
Giordano
fra rive di silenzio
trafitte da una stella
le alture del pianto attendono
linfa dal Tuo bianco respiro.
Ala mite, battito di speranza
sull’erba secca delle sponde slave
sventurate d’odio fraterno,
a cieca rabbia porgi un ramoscello
disciogli nelle vene azzurra pace.
Seme della Virtù, candido giglio
sbocciato nello strazio d’Oltreoceano
pensiero estremo spento sulle labbra
e tenero di luce nel perdono,
fiorisci fede.
Sovrano Spirito, specchio del tempo umano,
umili indegni esseri imploriamo
che per amore del Figlio
terreno
la sapienza provvida del Padre
ispiri di saggezza i potenti.
dove la gloria
Progresso -ambìta gloria-
fermenti nuovi
lievito di storia
trasaliranno al grido di Natura?
Limpida linfa
distilla l’azzurro
-umori nelle vene
della terra-
luce di gemme luna
e stelle
al melograno in
fiore, all’oleandro.
Germoglierà ove il carro del sole
avrà bruciato bulbi d’ingordigia
l’albero della pace al girotondo
di monadi schiuse, vedenti?
Sarà
tolleranza la vittoria
a imprimere
orme indelebili,
turbe di
tramontana negli abissi
a recidere
sterpi d’odio.
Serenità di sguardi
alba d’intesa
spighe di grano grappoli maturi
nel sole unica gloria.
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