ANFRATTI FIORITI,
CONCHIGLIE

(Poesie)

di Grazia Marzulli
(Bari)

Ed. 2003


Versione integrale


Grazia Marzulli

E’ nata e vive a Bari. Laureata in lettere classiche con una tesi in Archeologia, ha insegnato nella Scuola secondaria superiore ed ha sempre coltivato e trasmesso interessi artistici, musicali, culturali.

Ha pubblicato le sillogi poetiche: "Il volo di Penelope" (Giuseppe Laterza, Bari - 1998); "Salsedine" (La Vallisa, Bari - 1999); "Selva di dissonanze" (Laboratorio delle Arti, Milano - 2000); "La luce verticale" (EraNova - Bancheri Editore, Caltanissetta - 2001); "Anfratti fioriti, conchiglie" (Accademia Internazionale dei Micenei, Reggio Calabria - 2003).

Suoi componimenti in prosa e in versi sono apparsi su quotidiani, riviste (tra cui Angeli e poeti, Spiritualità e letteratura) e varie antologie, tra cui "L'altro Novecento", 5° e 7° vol., a cura di Vittoriano Esposito (Bastogi, Foggia-1999 e 2003).

Per il teatro ha scritto l'Atto unico inedito "Luna Park".

Più volte finalista e vincitrice di premi letterari, ha ricevuto significati­vi consensi critici ed è stata recensita da insigni letterati. Si è parlato di lei e della sua attività su quotidiani (Il tempo, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Corriere del giorno, Puglia ed altri), sul periodico Meridiano sud e su riviste letterarie, nazionali ed internazionali, quali Vernice, La nuova tribuna lette­raria, Gradiva, Presenza, Punto di vista, Oggifuturo, Punto d'incontro, Silarus, Il filo rosso, La Vallisa, La Gazzetta di Bolzano ed altre.

Collabora attivamente con la rivista "Le Muse" di Paolo Borruto.
È inclusa nel Dizionario Autori Contemporanei (Guido Miano, Milano, Terza edizione 2001).

Tra i vari riconoscimenti conferitile nel corso dell'anno 2002 si ricordano:
Primo Premio per poesia edita - Franco Bargagna - Pontedera (PI);
Secondo Premio per poesia inedita - "Il papavero d'oro" - Bari;
Primo Premio per poesia edita - "Aeclanum", Giuria studenti - Mirabella Eclano (AV);
Premio STED - Modena (poesia inedita selezionata per la realizzazione di uno spettacolo teatrale);
Secondo Premio per poesia edita - ASCAMES - Caltanissetta; Primo Premio per poesia edita - MO.I.CA - Taranto;
Menzione speciale per poesia edita - Massimiliano Kolbe - Savigliano (CN);
Premio per poesia inedita sul Natale - Accademia Internazionale dei Micenei - Reggio Calabria;
Finalista al Concorso per poesia inedita sulla Pace AIPS - Chiavari (GE).


La poetessa raccoglie il respiro prima di intraprendere l’avventura creativa, che è suggestione di un percorso romantico attraverso il tempo.
Nell’impossibile ritorno alle origini, i versi si compongono in lungimiranti visioni che coinvolgono presagi e ricordi, riti sussurrati su una spiaggia che accarezza il tramonto ed il sorgere del sole, per scoprire la logica misteriosa del divenire.
Erede del passato, intende arcane armonie e dialoghi fantastici nell’avventura della natura, così che le risacche e le maree portano l’eco di mormorii sommersi e sospiri del profondo.
Dai fondali interiori, dove si frantumano le nostalgie, emergono gli oscuri moti del fato e lo sguardo corre sulle tracce della fede, là dove tutto è armonia e speranza per ogni desiderato ritorno, senza più errori e rimorsi.
Il nome, l’dea, l’anima, un sorriso, l’universo, gli umani limiti e la pace, sono i motivi sentimentali che raccontano emozioni in accordi musicali e combinazioni liriche, che, nella loro immediatezza vibrano mitiche note di particolari pentagrammi poetici, suggestivi e coinvolgenti, per tutto quello che la vita dovrebbe essere.
                                                                 N.H.P.S. Cav. Michele Alemanno
                                                                 Presidente e Rettore Accademia dei Micenei


Linguaggi della Natura

responsi

Rammenta la foce del Sele
eco antica di sacro idioma
disperso da vento ramingo
furente alle soglie del Rito.

             Scolpita su auguste dimore
             la fede dei Dori
             traluce in lacerti marmorei
             roseo incarnato di bimbo.

Frugavo fra i ruderi un tempo
intenta a carpire il messaggio
e scorgevo i fastigi alteri
disciogliere al mare responsi.

             Tornerò alle rive del sole…
             anfratti fioriti, conchiglie
             e l’onda che ancora sussurra
             le parole lungimiranti.


MARE

Da Nereide assemblavo danze d’alghe
ebbra seguendo carovane
di tribù fusiformi.

            (dolci e ténere
            nei liquidi fondali
            piume d’empatia!)

Custodisco nel petto i colloqui
di sirene e tritoni e fra gli scogli
ove attendo sortite furtive di granchi

Riascolto l’avventura delle onde
da gusci palpitanti di conchiglie
mormorii di risacche, sospiri di maree.

Proteiforme nelle vene
echeggia dipanandosi la vita
dalla coralità intensa e struggente del Mare.


TERRA

Con palme trepidanti
ho setacciato l’arsura dei greti, raccolto
il segreto di fiori accesi in solitarie lande.

Sulla pelle ho trovato le ferite
di lame doline gravine, nel cuore
spazi ariosi di parole in libertà.

Oltre i labirinti cittadini la mia anima
scala pareti rocciose, varca la furia dei crateri
per consegnare a Cristo la sua croce.

E in ogni oscuro moto di tribolazione terrena
attinge la forza dai cari, l’ardire
dal sangue innocente dei caduti.


ARIA

Ho rapito le ali a un gabbiano
- i polmoni colmi d’illusioni -
per sollevare il peso degl’istinti

E comprendere il linguaggio delle rondini
(vertigini di crome e biscrome
su pentagrammi di alta tensione).

Prodiga di vezzi ai cocoriti, smarrita
nel frinire di cicale, tentavo invano
di emulare versi d’usignolo.

Ora, contemplo il saio francescano
tesa verso estasi di luce
nidi d’aquile reali.

E vibro di stupore nel silenzio
ascoltando il respiro
infinito d’Aria impalpabile.


FUOCO

In cammino
sfilando nastri
dalla volta del cielo e annodando

All’arcobaleno i colori della vita
nella purezza dell’Alba
ricerco essenze odorose.

E incontro tra i roghi
del crepuscolo virtuale un bimbo-eroe
solo fra i rovi al primo vagito.

Lo stringo a me soffocando le lacrime
e di materne carezze avvolgendo
le tenere membra e le guance,

Indegnamente, mio Dio,
ma con ardore T’imploro
di offrirci un’altra possibilità di ricominciare.


Linguaggi del Padre


arche’

Nello specchio infinito
di Conoscenza
da principio fu la Gioia.
Luce feconda emanò l’Eterno
il la intonando a polifonica Creazione.

Fra trasparenze d’aria luminosa
lo stupore dell’alba
mosse il coro multiforme di creature
d’istinto tese al Bene
verso la sorgente d’Armonia

Che invisibile temprando
plasmava i respiri
nel respiro primigenio
infondendo il senso del ritorno
alle frasi compiute dei tempi.

Sulla scena del mondo sensibile
comunione di intenti
saldava il patto d’alleanza
nella luce dell’Essere:
abbrivio culla approdo.


Origine del Linguaggio Umano

Cinto di Nome il Verbo
affidò al vento in faville d’argento
fruscìo di consonanti
che lentamente
si adagiarono in zolle di vocali.

E come da radici il tronco
dal tronco i rami
dai rami fronde e dalle fronde
fioriture di gemme
e foglie e semi

Semi di lettere
vennero a fecondare la parola
nel grembo fertile
che partorì al suo albero
virgulti d’ugole palpitanti.

Alla sviata brama
giunse per tempo il monito, ma stolti
gli uomini non intesero
e noi eredi
in presunzione ancora non intendiamo.


la parola e il nome

Figura senza nome
fra idéal e spleen non si risolve
stretta da riso e pianto
balza in vortici d’onde.

Invano la lusinga corrente d’armonia:
si arruffa e alla deriva
fra mille e mille spire
scorge su sponde d’oltre

Teschi d’erme bifronti
scure argille di vuoto
gabbiani privi d’ali
riversi sulla terra di nessuno

Quando in soccorso giunta la parola
                   con vergine respiro
benedetto dal soffio divino
accende il candeliere delle stelle

Sull’orma disegnata dal pensiero
                  nell’incavo del cuore
e pura incandescente
posando sulle cose

Porge a ciascuna il nome come faro
che sperde intorno l’alea
d’oscurità perenne.

Impresa ardita
gestire la parola
nel coniugare essenza ed esistenza
dentro l’ambiguità della materia.


l’idea

Sotto alvei di tenebre stellate
fiorito in conche d’acqua
cangiante il divenire
colora di sembianze lo stupore
immacolato degli spazi.

Rivoli di emozioni, archetipi
                    e liturgie di vita
- ritmo inesausto d’imenei -
per molteplici foci di retaggi
fluiscono nel mare d’esistenza.

Albatro regale l’idea
aleggiando sul mondo
imprime l’orma alata della mente
nella corporea scia, pietosa
indugia fra i relitti
derisa e incatenata si dimena.

Deus ex machina
                   su scene ricorrenti
di riti greci kafkiani shakespeariani
vibrando in sintonia con la Parola
motiva e sublima l’attesa
d’occhi assiepati all’ombra di caverne.


limite e illimitato

Voce d’anima
arcano dischiuso

    in tempestosi accordi
    corda
    tesa

Moto d’anima
angelico fervore

     fra barbagli d’effimero
     cecità
     torpore

Luce d’anima
grembo d’infinito

     nel limite terreno
     incombere d’aborto
     attesa di vagito.

Dialettico respiro
misterioso crea
Pensiero.


Momenti dell’Anima


rassicurante sembianza

Per il bene profondo
che mi ha dato di esistere, padre,
io ti ricordo e per la rettitudine,
pelle tua seconda indivisibile
che nei modi e negli atti risplendeva.

Rassicurante sembianza,
schiudevi alla mia infanzia
avventure di giorni prodigiosi
nel gioco svelati e ri-creati
dal rifiorire estroso della tua parola.

E se indossavi l’abito
del saggio o del profeta
dalla tua fronte chiara il mio respiro
attingeva umori di rugiada
che dolcemente m’espandeva l’anima.


Il tuo sorriso

Quando mi acconciavi le treccine
          e di vivande riempivi il paniere
quando guardavi le mie mani
          al piano tentare melodie
o il viso chino sui libri a sera tarda
il tuo sorriso
          evocava la Bellezza
(in silenzio ti mordeva il dolore).

Ed io salivo i gradini del tempo
leggera quasi fossi sulla luna
avvolta nel dolcissimo tepore
che mi donava il tuo respiro.

Ora, se insidia mi affonda una lama
e mi tormenta la lacerazione
la Bellezza per me
          diviene tigre rampante.

Ma tu sei sempre viva nel ricordo
ed io ti prego
          di sperdere il dolore
che annebbia l’anima
e lascia che io veda la Tua stella
lungo il sentiero impervio
che mi prospetta pace.


anelito d’assoluto

                     Come brezza
Ti sento al respiro, carezza
al profilo dell’erba
                     anelito
di gioia nel disgelo, staffile
alla scogliera che frantuma l’onda.

Tu che discerni l’ordine dal caos
quiete silenziosa, parli e ascolti,
Parola intensa profonda
temperi e schiari la mente
infervori esalti ed annienti
nella luce di Te.

Se travolgi i sensi in vortici
di procella o tornado, se appari
fra riflessi di stelle
nello stormo che si scioglie festoso
dalle ombre della notte,
so ch’è inutile cercarTi lontano.

So che ci sei ed è quanto mi basta.
Io vivo in Te
nei moti di gioia e dolore
giorno e notte congiunti
nel preservare la vita
dal siderale vuoto.


profumo d’universo

Con Te nel deserto
con Te sulla croce

all’alba del Perdono
- evento ineffabile di luce -

con Te e l’umana specie
vorrei rinascere

nel gaudio della Parola
- vertice d’esistenza -

che dal Tuo Nome in angelici serti
irradia verità.

E dal Tuo vaso d’amore vorrei
che infiniti nascessero

i germogli a spandere quaggiù
profumo d’universo.


preghiera per la pace nel mondo

Signore, che Ti annunci sulla Terra
nel volto d’ogni Cristo, in ogni zolla
di dolore umano
parola ferma a fede che vacilla,
mentre rinasci cuore di fanciullo

          Ed il vagito echeggia dal Giordano
                               fra rive di silenzio
trafitte da una stella
le alture del pianto attendono
linfa dal Tuo bianco respiro.

Ala mite, battito di speranza
sull’erba secca delle sponde slave
                               sventurate d’odio fraterno,
a cieca rabbia porgi un ramoscello
disciogli nelle vene azzurra pace.

Seme della Virtù, candido giglio
sbocciato nello strazio d’Oltreoceano
pensiero estremo spento sulle labbra
                     e tenero di luce nel perdono,
fiorisci fede.

Sovrano Spirito, specchio del tempo umano,
umili indegni esseri imploriamo
          che per amore del Figlio terreno
la sapienza provvida del Padre
ispiri di saggezza i potenti.


dove la gloria


Progresso -ambìta gloria-
fermenti nuovi
                      lievito di storia
trasaliranno al grido di Natura?

           Limpida linfa distilla l’azzurro
           -umori nelle vene della terra-
           luce di gemme luna e stelle
           al melograno in fiore, all’oleandro.

Germoglierà ove il carro del sole
avrà bruciato bulbi d’ingordigia
l’albero della pace al girotondo
di monadi schiuse, vedenti?

            Sarà tolleranza la vittoria
            a imprimere orme indelebili,
            turbe di tramontana negli abissi
            a recidere sterpi d’odio.

Serenità di sguardi
                             alba d’intesa
spighe di grano grappoli maturi
nel sole unica gloria.