ACQUA DI FONTE
(Poesie)

di Marcella Mazzoncini
(Pistoia)

Procuratrice dei Micenei


…Nel raccolto silenzio della sua nostalgia, la poetessa ascolta la voce degli anni e rivive le immagini che raccontano i mille viaggi della sua vita e che accompagnano il suo cammino.
Ora che c’è tanto spazio per i ricordi, si sofferma sulle cose per coglierne ancora la bellezza e per dimenticare il suo destino.
Gli affetti perduti, custoditi in dimensioni spirituali, suggeriscono vie verso altre esistenze, là dove è possibile incontrarsi ancora mentre l’attesa diventa pace e la poesia si fa dedica all’amore, unica verità che infrange le catene del tempo.
Ogni attimo presente è ricordo del passato in un susseguirsi di immagini poggiate sugli istanti del tempo, ultimi di quello che fu e primi di quello a venire, per un’attesa che pur interrogando il futuro, si compone nella delicatissima rivisitazione del vissuto per come doveva o non doveva essere.
Il tutto nella costante presenza di un Dio che annulla la solitudine, dà sapore all’eternità e custodisce anche ciò che non è stato e mai sarà!
                                                                       N.H.P.S. Cav. Michele Alemanno
                                                      Presidente e Rettore Accademia dei Micenei


LA ROSA

Il “buongiorno” più bello,
l’ho avuto, stamattina, da una rosa,
che si sporgeva,
all’esterno del muro di un giardino.

Pareva ansiosa,
di donar gioia con la sua bellezza
ed il messaggio mi ha toccato il cuore.

Così ho sostato,
ad ammirar quei petali di seta,
fino a dimenticare,
quale fosse la mèta del mio andare.


A te, mamma…

Non batte più, il tuo cuore,
in quella tomba, o mamma
e il freddo marmo,
che mi nasconde le tue care spoglie,
non mi conforta.

Sol la preghiera,
che a Dio mi unisce,
mi fa sentir, vicina a te, che ormai,
vivi presso di Lui.

Dal Paradiso,
stupendo premio ad una onesta vita,
intessuta d’amore,
amore, ancor, mi doni.

Io, là, ti penso,
viva e felice insieme ai Santi e agli Angeli;
solo questo pensiero,
mi dà conforto e pace.


il mio parroco

Non c’è dolore che non faccia Suo,
né gioia immensa che non condivida,
la Sua parola dona la speranza,
porta la pace con la Sua presenza.

A Lui fan cerchio miseri e sbandati,
i poveri più poveri… Mai vane,
son le loro richieste… Il Suo gran cuore,
comprende ogni sventura, ogni dolore.

L’ammalato Lo invoca ed il morente
cerca la mano Sua benedicente…
La Sua voce gentil si fa preghiera,
per chi soffre, chi pecca e chi non spera.


visita al santuario

Nella Chiesetta, là, sulla collina,
adagiata tra il verde delle piante,
quanta gente, pregava, stamattina!
Gli occhi fissi all’altare,
sereni i volti,
come è sereno, sol, chi crede in Dio,
perché pace Egli dona e Lui soltanto…

Non conoscevo chi mi stava accanto;
io, però, già sentivo
in cuore, che l’amavo,
come se fosse la famiglia mia:
miracolo che avviene,
soltanto sotto gli occhi di Maria,
che tutti lega a sé, in un grande abbraccio.

Oh! Se questo sapesse,
chi mai varcò la soglia
del Sacro Tempio!
Signore Iddio,
eran tante le cose
che avrei voluto cheiderTi
e invece ho detto a Te,
solo queste parole:
Grazie di essere qui!
Qui, dove Tu, stamani, mi hai chiamato,
ed io, felice, Ti ho risposto: Si!


la casa vuota

Non vedo più, la luce,
nelle finestre della casa accanto,
quando scende la sera…

La morte, al suo passare,
lasciò buio e silenzio…
S’ode soltanto,
di tanto in tanto,
qualche gatto che miagola alla luna,
nell’orto abbandonato.

Se si fa forte il vento,
sbattono le persiane ed ogni colpo,
giunge fino al mio letto
e non mi fa dormire…

Cresce l’erba nell’orto
e l’edera si avvinghia al vecchio muro…
C’è ancora un panno steso…
La pioggia,
ogni volta che cade,
torna a bagnarlo e il sole, poi, l’asciuga…
Io guardo il tutto e il cuor mi si rattrista.

Spesse volte, con grande meraviglia,
mi sorprendo ad attendere,
che ricompaia ancor la vecchierella,
a strappar l’erba e a dissetare i fiori…
Ora il suo corpo
riposa nell’antico Cimitero,
ma l’anima sua bella,
è già volata, libera e felice,
a cogliere altri fiori,
nel bel giardino dell’eternità.


basta una rosa in boccio…

Verdi anni, addio! Addio dolci promesse,
che è solita donar la gioventù!
Quanto tempo è passato!
Sogni e progetti,
si son dissolti come neve al sole…
Or, nel silenzio, tornano le voci,
di chi ci stava accanto e non è più!
Insieme pensavamo a un avvenire,
che si sentia già nostro,
tanto era grande, in noi,
quella certezza di felicità.

E dopo, come il buio
ruba le ore alla luce,
così la delusione
annullò la speranza di una vita,
tutta intessuta di gioiose cose…
Ma mentre qualche lacrima discende,
sul non più fresco viso,
per ciò che non è stato e mai sarà,
basta una rosa in boccio,
a ridarmi un sorriso
ed anche un poco di felicità!


la santa pasqua del duemila

Pasqua:ricordo la dolcezza immensa,
di antichi giorni… Il giubilar festoso,
dell’infanzia lontana… Accorrevamo,
al suon delle campane, a salutare,
il Risorto che usciva dalla tomba,
nel gran dipinto della chiesa… A casa,
sulla tovaglia bianca, troneggiava,
un grand’uovo a sorpresa… Nel ricordo,
tutto appar come un sogno ormai lontano.

Ben altra Pasqua è quella che ora vivo!
La Santa Pasqua del duemila… Un suono
diverso han le campane… Troppi lutti,
troppo sangue versato… Or, la mia Pasqua
è fatta più di croci che di voli
festosi e di corolle spalancate,
al nuovo sole… Il mio ciarlare allegro,
ora è muta preghiera…
Ma quella tomba vuota, in Palestina,
ripete, ogni anno, la parola: Spera!


tutto amavo di te…

Tutto amavo di te… Quel tuo sorriso,
gli occhi, i capelli, il tuo parlare, piano,
quando mi sussurravi le parole
più belle che l’amor ti suggeriva.

Nulla è rimasto a me, di te, neppure
quella tua tomba, che è così lontana,
dove vorrei posare tanti fiori,
tutti i più belli che ci dona il Maggio.

Il tuo ricordo sempre mi accompagna…
In ogni volto che mi vedo accanto,
cerco qualcosa che assomigli a te…
Ma quell’azzurro intenso dei tuoi occhi,
solo il mare mi dona…

E quel tuo andare e il suon della tua voce,
in altri non ritrovo… Unico, eri,
per me… Ma invano,
faccio il tuo nome…
Rispondermi non puoi fino a quel giorno,
l’ultimo di mia vita,
in cui, per sempre, a te, farà ritorno.



il venditore ambulante

Si ergeva da un gran cumulo di ortaggi,
il giovane ambulante
e urlando a squarciagola,
lodava la freschezza della merce,
per attirar la gente ad acquistare.
Ma non ebbe bisogno di gridare
a lungo, che in pochissimi minuti,
avean già fatto cerchio molte donne.

Tra una battuta e l’altra,
egli si rivolgeva a questa e a quella,
sempre cercando,
di rispettare l’ordine di arrivo.

C’eran, fra le altre,
una vispa vecchietta,
che a giudicar da quanto si agitava,
doveva esser servita da un bel pezzo,
ma il giovanotto,
pareva non udirla
e neppur la degnava d’uno sguardo.

Ristette ancora un poco, la vecchietta,
poi, persa la pazienza,
gridò con quanta voce aveva in gola
e non ne aveva poca.

“Ehi tu, ragazzo,
che servi sol le giovani signore,
non fui sempre così!
Fui giovane e fui bella,
ma il tempo passa in fretta
ed ora son la povera vecchietta,
che tu disprezzi…
Ma ricorda che dove tolgo il piede,
il tuo vi poni
e non sarà un bel gioco!

Mortificato, il giovane,
s’affrettò a consegnare alla nonnina,
ciò che chiedeva e disse:
“Di ciò che hai preso a me non devi niente!
Mi ritengo pagato,
per la bella lezione che m’hai dato!”


la festa di tutti i santi

Festa di tutti i Santi: al Cimitero,
è un trionfo di fior d’ogni colore,
mille e più voci rompono il silenzio,
il consueto amico delle tombe.

E quando, dopo rapida contesa,
il giorno cede ad una lunga notte,
mille e più lumi brillano nel buio.

Ogni lume un dolore
e un posto vuoto a mensa…

Gran Dio, se Tu non fossi,
chi resister potrebbe
al vuoto ed al silenzio,
che la morte ci lascia al suo passare!

Ogni lume un dolore,
ma insieme a quel dolore è la speranza,
che quell’addio non fu definitivo,
di quei che ci han lasciato…

Oh! No, ch’è vivo,
ogni caro scomparso,
in una luce che assai più risplende,
di quelle nostre lampade votive!
È la luce di Dio,
che illumina una vita senza fine!


ma per chi, ormai, sbocciano ancor le rose?

Terzo millennio: quanto sangue, ancora,
sarà versato?
Su questa terra bella e generosa,
che dona fiori e frutti,
l’uomo semina lutti e pianta croci…

Ma per chi, ormai, sbocciano ancor le rose,
se l’uomo uccide e non le ammira più?
Quanta terra bruciata,
dove fioriva il giglio e il grano biondo
danzava al vento!

O cielo che sovrasti
questo mondo impazzito,
spegni tutte le stelle,
che l’uomo, in alto, non sa più guardare!

Fiori tutti chiudete le corolle
e piangete con me!
Ma per chi, ormai,
sbocciano ancor le rose?
Può, la natura,
essere ancora in festa?

Triste terzo millennio!
Pianto di bimbi, madri nel dolore…
Cosa accadrà domani?
Dio solo vede, Dio solo sa…

A malapena,
l’uomo mormora ancor qualche preghiera,
più per paura,
che per amore…

E scende, malinconica, la sera…


la prima comunione

Par di veder degli Angeli… Hanno bianco
l’abito ed anche il volto,
teso per l’emozione,
mentre aspettano l’Ospite Divino,
i bimbi della Prima Comunione.

C’è in quella scena chiara, luminosa,
una strana atmosfera;
l’attesa dei bambini,
è l’attesa di tutti…

Ognun rivive,
quei momenti di grande commozione…
Anche i più vecchi, lì, presenti in chiesa,
fecero, un dì, la Prima Comunione…
In quel giorno lontano,
c’eran la mamma, il babbo, i fratellini,
intorno a loro… Forse,
ormai sono già tutti al Cimitero.

Grande momento della vita mia,
fu quello della Prima Comunione!
Io piangevo, piangevo e avevo addosso,
gli occhi di tutti…
Nessun sapeva,
che si può pianger per la troppa gioia?

Son passati tanti anni, da quel giorno,
eppure tutti gli anni lo rivivo,
insieme al bianco stuol che si rinnova,
di bambini che aspettano Gesù
e con la stessa grande commozione,
io verso ancora lacrime di gioia;
la gioia della Prima Comunione!


l’alunno della scuola elementare

Un bel giovane biondo,
mi sbarrò il passo, all’improvviso e disse:
«Mi riconosce?
Troppo tempo è passato e certamente,
non potrà più saper chi sono io!»

Frugando nella mente,
guardai fisso quel volto…
Ed ecco che un’ondata di ricordi,
mi riportò lontano…

Rividi quella scuola presso il lago,
tutta piena di fiori, a primavera,
e tanti bimbi, sempre scarruffati,
pel troppo vento, là, sul Trasimeno…

Terzo banco a sinistra… Un bel bambino,
con tanti ricci d’oro e occhi di cielo,
che non stava mai zitto…
Spesso piangeva,
per quegli scarabocchi sul quaderno…

Allora mi facevo a lui vicino
e accarezzando i suoi capelli biondi,
io gli dicevo: «Via!
Per così poco tu non devi piangere!»
Lui, guardandomi, allor, mi sorrideva,
mentre ancor qualche lacrima cadeva,
sul viso rubicordo…

«Tu sei Vito! Si, tu sei proprio Vito!»
io dissi ricordando e lui: «Ma come!
Dopo tanti anni,
lei ha potuto non scordarsi il nome!»

Spesso ci si domanda,
di cosa è fatta la felicità…
Un dolce ritrovarsi… Un bel ricordo…
E la vita più bella sembra già!


la mia vacanza

Sta arrivando l’estate e il suo calore
spinge a cercar sollievo,
alla fresca ombra dei boschi o in riva al mare.

Per me è più bello il rimanere. Pace
e riposo, io cerco,
entro le spesse mura
della mia casa.

Nel silenzio,
io do spazio ai ricordi e le mie stanze,
si popolan di quei che ho tanto amato
e più non sono.

Nessun frastuono o grida o canti e suoni,
delle assolate spiagge,
il mio spirito chiede,
né il fragor di cascate, anche se belle,
né il vociar di festose compagnie,
io vo cercando.

Qui, nel silenzio,
la voce Tua, Signore, mi raggiunge
e quella dei miei cari e vo’ ascoltando,
ciò che più piace al cuore ricordare.

La mia vacanza è solo questa, ormai!
un dolce
ritorno a ciò che fu della mia vita,
il miglior tempo… Ed un pregar sommesso,
che sol la solitudine asseconda…


acqua di fonte

O deliziosa, fresca acqua di fonte,
che, generosa, ti offri,
al cavo della mano,
dell’incessante tuo donar, non chiedi,
un’umile parola,
come un semplice grazie.

Felice di donare,
canti l’eterna tua canzone, grata
a Dio che ti ha concesso,
di poter dare, sempre.

Come è diversa, a te, l’umanità,
che chiede e chiede e se qualcosa dona,
altro vorrebbe!
Io tanto spero,
non esser sola a dirti quanto t’amo!
Preziosa ancor di più dell’oro sei
e dei diamanti dalle mille luci!
Il tuo scorrere lieto,
al canto degli uccelli
e al sussurrar degli alberi del bosco,
fa più bella la vita!

Tu parli all’anima gentile e al cuore,
di chi ascoltarti sa!
Amo sentirti scorrer tra le dita
e saziarmi di te, acqua mia bella
e con Santo Francesco,
anch’io voglio chiamarti mia sorella!

Talvolta,
affido i miei segreti alla tastiera
del pianoforte, che con me singhiozza,
o scherza o ride, ché, dalle mie mani,
il prezioso strumento,
ruba, curioso, tutto il mio sentire…



la cometa ol hole-hopp
(1995-1997)


È apparsa la cometa. Finalmente,
il mondo guarda in alto,
dimenticando, almeno per un poco,
gli orrori che si compion sulla terra.

Ansioso, l’uomo, fruga tra le nubi,
con lo sguardo, cercando
l’astro radioso ed è felice, quando,
rompendo la barriera spessa e scura,
esso appare, magnifico, nel cielo.

Oh! Se gli uomini avesser l’abitudine,
di alzare, al cielo, gli occhi,
non solo per vedere la cometa,
ma per aprirsi a Dio
e chieder quella pace,
che solo Lui può dare!

Ma stolto, l’uomo,
crede trovar la pace,
solo con l’armi in mano
e allor soccombe
e la terra si macchia
di sangue e ai lutti seguono altri lutti.

E tu, cometa,
astro innocente,
c’è chi ti crede messagger di morte,
mentre ricordi all’uomo,
che l’attende un futuro luminoso,
al di là delle stelle, insieme agli Angeli
e a chi ci ha preceduto in quella via,
che porta, dritta, a chi inventò l’Amore.


autunno

Autunno… Primi brividi di freddo,
giornate piene di malinconia,
il cielo piange sulle foglie morte,
che si ammucchiano ai lati della via.

Nel bel giardino gli alberi si spogliano,
aiutati dal vento, che trasporta,
con sé gli ultimi petali dei fiori,
gli ultimi voli ed ogni cosa morta.

Nei grandi orti fiorisce il crisantemo,
il fiore delle tombe. Generoso,
le più svariate forme dei suoi petali,
offre ai ricordi e veglia sul riposo

dei nostri cari. Ma non è sol triste,
questa stagione… Splendidi colori,
offre allo sguardo e dona tanta frutta,
che ci delizia con i suoi sapori.

Il bimbo torna a scuola. Ha sulle spalle,
lo zaino colorato… Addio, cartella,
di fibra di cartone sciupacchiato,
che mi fu amica nell’età più bella!


a rina, cara vecchia maestra

Al mio apparire, sorridevi. Gli occhi
ti brillavano come lampadine,
poi mi indicavi di sederti accanto
e la tua gioia non aveva fine!

Vecchia maestra: quanti bei ricordi!
Parlavi a stento, eppure io ti capivo!
Maestra anch’io, tornavo al mio passato,
quello che tu sentivi, anch’io sentivo.

Tu scherzavi e ridevi ed io con te…
E poi recitavamo le preghiere…
Non provai mai, con te, tristezza o noia,
né furon lunghe quelle lunghe sere!

Ora che i nostri incontri son finiti,
qui, sulla terra e tu non ci sei più,
so, però, che mi aspetti in Paradiso,
dove vivi, felice, con Gesù!


alcuni, invece…

È l’alba
di un nuovo giorno
ed io vedrò di nuovo la luce,
sempre più luce,
nel giorno che avanza…
Mille piccole sorprese mi attendono,
nelle ore che verranno…
I fiori,
ieri in boccio,
mi mostreranno la corolla splendida…
Vedrò volti,
fino a ieri sconosciuti…
Le mie mani,
insaziabilmente operose,
creeranno tante piccole cose,
guidate dai miei occhi che vedono…

Alcuni, invece,
privati della vista,
non vedranno né luce,
né fiori, né volti nuovi…
Signore,
dài a loro
una luce che non conosco,
una gioia più grande della mia!
Ho udito spesso,
un cieco cantare,
inneggiare alla vita:
il Tuo più grande miracolo,
Signore, è questo!


tu, dio, che sei l’eterno…

Tu, mio Dio, prima ancora che nascessi,
mi conoscevi e mi chiamasti a vivere,
Mia madre disse: Si. Lieta mi accolse
tra le sue braccia e a Te fu grata. Un nome
essa mi diede e Tu lo conoscevi,
prima ancora che alcun lo pronunziasse.

Tu, Dio, che sei l’Eterno,
il prima e il dopo d’ogni vita sai
e accanto a ognuno poni,
fin dall’inizio,
un Angelo che guidi i passi suoi.
Fai ch’io sempre l’ascolti,
per non sbagliar la via che a Te conduce!
Perché in un giorno, ormai non più lontano,
ancor mi chiamerai con il mio nome,
solo e soltanto quello,
che Tu conosci dall’eternità
e in quell’eternità mi attirerai,
con un gesto d’amore,
che capirò soltanto,
quando sarò con Te! Per or, perdona,
se ad un povero niente come me,
il pensier della morte fa paura…
Sono debole e sola!
E Tu lo sai!


il quadrifoglio

Fra le più belle cose, ho ritrovato
il libro della quinta elementare
e con grande emozione l’ho sfogliato.

In mezzo a quelle pagine,
che mi hanno reso un po’ della mia infanzia,
ho rivisto, appassito, il quadrifoglio.
Quanti anni son passati! Eppur ricordo,
con tenerezza, chi me l’ha donato.

Un amore innocente,
era nato tra i banchi della scuola…
Biondo, con gli occh azzurri,
a me pareva bello come un Angelo
ed io piacevo a lui.

Un dì, tutto commosso,
con quel suo bel visetto tutto rosso,
mi aveva messo in mano un quadrifoglio,
dicendomi: “Vedrai,
ti porterà fortuna! È molto raro,
trovarlo, non lo sai?”

Altrettanto commossa,
mentre anch’io diventavo tutta rossa,
dissi: “Lo so! Per sempre io lo terrò!”

Ma di lì a poco il biondo cherubino,
lasciò la scuola e se ne andò lontano…
A me restò soltanto il quadrifoglio
e un profondo dolore…
Fu così che conobbi quante pene,
ci può arrecar l’amore!


preghiera per il terzo millennio

Nelle mie notti insonni,
tutti i dolori del mondo
aggrediscono l’anima mia
con atroci ferite.

Mi domando,
come il pianto di uno sconosciuto,
e il grido di dolore di chi soffre,
che i miei orecchi non odono,
lascino in me,
così dolorose tracce…

Ma ciò mi aiuta a capire,
come i gravi peccati degli uomini
possano ancora trafiggere,
con innumerevoli chiodi,
le carni di Dio.

Signore,
fai che in questo terzo millennio,
cessino tutti quegli orrori,
che si compiono, oggi, nel mondo…
Allora verranno meno,
anche le ferite che ci tormentano…
Le Tue e le mie, Signore…
Le Tue e le mie…


la goccia e la pietra

Il mondo ha bisogno di bene,
di un mare di bene
ed io, di quel mare,
son solo una piccola goccia…

Ma so che talvolta una goccia
arriva a bucare una pietra
e cuori di pietra, nel mondo,
Signore, ci sono…

Aiutami Tu,
a scavare in quei cuori…
Nel fondo, son certa,
un poco di bene ci sta…

Aiutami, o Dio,
a scavare, a scavare…
che almeno una sola persona,
per opera mia,
impari ad amare.


È primavera

Mi piace passeggiare, a primavera,
presso i muri di cinta dei giardini,
per ammirar, dei fiori, la bellezza.

Mentre ch’io passo,
mi salutano, candide, le calle,
le pansé mi sorridon dalle aiuole;
la rosa, la regina,
dai petali di seta,
si pavoneggia, lieta,
come sposa già pronta per l’Altare.

Dai balconi rosseggiano i gerani
e il gelsomino, quasi all’improvviso,
ha invaso i muri,
col suo ricco fogliame
e i bianchi fiorellini,
dal soave profumo.

Al primo caldo,
l’albero generoso
rinfoltito ha la chioma
d’un verde nuovo e dona la sua ombra.

Magnifica natura,
quanto parli a chi t’ama!
Il tuo risveglio
scuote l’anima stanca
e i pensieri più belli
prendon vigore e invitano al sorriso…
Più luminoso è il viso,
più risplendenti gli occhi,
in questa luce nuova.

La Primavera, con i suoi colori,
anche del Cimitero
ha varcato i cancelli:
quel luogo triste e cupo,
ora è un vasto giardino dei ricordi.



la scatola chiusa

Nella mia vecchia casa,
che fu dei nonni,
c’è una grande soffitta;
quand’ero piccolina,
era il mio regno.

Frugavo fra le varie suppellettili
e le piccole cose che trovavo,
le più insignificanti,
accendevano in me la fantasia.
che le rendeva belle ed importanti.

Finché un giorno e fu l’ultimo,
di quelle mie ricerche,
mi trovai fra le mani,
una scatola chiusa.

Era un’antica scatola di latta,
che un tempo avea racchiuso dei biscotti
e una volta vuotato il contenuto,
le nostre nonne,
vi mettean l’occorrente pel cucito.

Scuotendola,
avvertii un leggerissimo fruscio…
Aprirla non fu facile,
dopo tanti anni, quanti non lo so…

Contenea fiori secchi,
che a contatto con l’aria si disfecero,
gettandomi la polvere sul viso…

Non saprei dir perché mi addolorai…
Forse, la delusione
fu troppo grande
e la vecchia soffitta abbandonai.


il roseto

Camminavo sull’ampio marciapiede,
che dandomi una certa sicurezza,
favoriva i ricordi di un passato
piuttosto triste, chè la vita mia,
fu molto avara di gioiosi eventi.

Ecco che a un tratto,
volsi gli occhi al giardino…
Addio pensieri, addio ricordi… Tutto
svanì davanti a quel roseto immenso…

I petali leggeri,
del color dell’aurora,
nascondevano il verde delle foglie,
baciandosi fra loro…

Partendosi dal basso,
il delizioso carico salia,
fino all’alta finestra ed il profumo
empiva l’aria e al cuor dava letizia.

Tu che non credi, come puoi pensare,
che Dio non c’è?
Chi, se non Dio,
poté crea la rosa e gli altri fiori,
di cui la rosa stessa è la regina?

A Te, Signore,
che con abile mano disegnasti,
di questo mondo le più belle cose,
sale il mio grazie e sai che son sincera,
perciò questo mio grazie,
spero che valga più di una preghiera.


a tutti buon natale!

Se dico: “Buon Natale!”
Intendo dire: “Pace a te, fratello!”
È l’augurio più bello,
lo stesso augurio che ci fa Gesù!

Buon Natale a te, madre sfortunata,
che piangi il figlio morto
ed anche a te, che singhiozzando stai,
sulle macerie della casa tua!

Buon Natale a voi tutti che portate,
una pena nel cuore…
Dio s’è fatto bambino,
povero e nudo,
per esser più vicino ai sofferenti
e dare loro una speranza nuova!

Auguri a te che hai come tetto il cielo
ed hai per letto un mucchio di cartoni…
Fratello sfortunato! Forse al mondo,
nessun t’ha amato mai…
Forse nemmeno sai,
che Gesù è nato anche per te e che t’ama!

Auguri a voi, fratelli di colore
e a tutti quei che vengon da lontano,
in cerca di fortuna e un po’ d’amore!

Buon Natale anche a voi, che vi lasciate
tentare dal maligno…
In questa notte Santa,
anche per voi sussurran! “Pace” gli Angeli…
Cambiate vita! I vostri giorni, allora,
saran più belli!
Questo terzo millennio,
fai, o Dio, che ci veda,
nel Santo nome Tuo, tutti fratelli!


come sono ricca, Signore!

Io vorrei tanto, sapere, perché,
ogni dolore provato,
è stato un passo verso Te mio Dio!
Ed ora che mi sei così vicino,
ricolmi il mio cuore d’una tenerezza infinita
e d’un amore così grande,
che vorrebbe espandersi,
fino agli estremi confini della terra.
Tu hai messo, ai miei piedi, il mondo,
giacché godendo di tutto ciò che hai creato,
è come se fosse mio!
Come sono ricca, Signore!

Tu m’hai fatto conoscere il valore di un tramonto
e della prima stella che si accende nel cielo,
ma ciò che più conta,
è l’avermi fatto conoscere quanto mi ami!

Perciò, grazie, Signore,
per le lacrime che mi hai fatto versare!
Tu l’hai trasformate in gioielli rari,
che nessuno mi può rapire,
perché ben racchiusi,
in questo piccolo scrigno,
che chiamano cuore!

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