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PROFILI

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Bevilacqua


Rosario Bevilacqua


(
Crotone)


Nato a Pizzo Cal. (VV), risiede a Crotone in VIA Roma, 85. 
E' Laureato in Pedagogia
con lode, Università di Messina. Ispettore Tecnico periferico P.I. in pensione.
Combattente. Ten. Col. Ftr. C/pl. Ex Sindaco di Crotone.
Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana.
E' giornalista-pubblicista.
Segretario provinciale del Sindacato Libero Scrittori- Sezione di Crotone. Il Sindacato Libero Scrittori Italiani è stato fondato da Francesco Grisi nel 1970. Tra gli iscritti figurano nomi d'illustri Poeti e scrittori, tra i quali Corrado Alvaro, Giuseppe Ungaretti, Giovanni Papini.
Collabora con la "Gazzetta del Sud".
Scrive sui periodici locali "Il Crotonese", "La Provincia".
Sul quindicinale ''Il Corriere di Roma''.
Opinionista di Telediogene.

Possiamo leggere alcune poesie di Rosario Bevilacqua, che hanno per tema il vissuto e la ricognizione introspettiva, in importanti antologie letterarie. Per esempio: Poeti per il Duemila, Collezione Minerva e La Poesia contemporanea che è realizzata, preceduta da una prefazione di Bruno Maier, dalle Edizioni di Guido Mauro.
Come raccolta di poesie ha pubblicato "Il Tempo e la Vita", Ragusa, Libroitalia.

La saggistica di Bevilacqua è abbastanza vasta. Ci limitiamo qui a segnalare alcuni lavori di analisi ed interpretazione che possono facilitare la conoscenza dell'autore: Giuseppe Lombardo Radice. A tu per tu con i programmi 1955. La formazione dell'insegnante. Maria Cristina di Savoia donna del tempo e nel tempo.

PRIMI PREMI DI GIORNALISMO:
Isola Capo Rizzuto (KR) 1989 Calabria Kroton,
Spezzano Sila ( periodici) I996 Corriere del Sud,
Città di Caserta 1997 Corriere del Sud Telediogene.

POESIA:
Calabria-domani - Scalea(C S) I994.

SAGGISTICA
Centro culturale M. Restivo
Palermo Ciao Boy Scout 1998.

NARRATIVA
ANPAI - S. Margherita Ligure
Il giorno dopo Natale 1999,
ANPAI- S. Margherita Ligure
L'angelo sulla collina 2000,
MICENEI - Reggio Calabria
Dio amore e perdono, 2001,
RHEGIUM JULII - Reggio Calabria
Premio Città di Reggio Calabria
Il giorno della nonna 2001.

Pluripremiato in Concorsi di Poesia e Saggistica: Città di Caserta, Città di Cassino, Città di Pompei, Primavera Strianese,
Padus Ameneus in Sissa, Alcamo, Palermo, S.Pietro a Maida, Penisola Sorrentina.
ACCADEMICO BENEMERITO DELLA CULTURA EUROPEA.

DA ''CALABRIA 79'' Premio Nazionale di Poesia e Giornalismo 1998:

Caratteristica della poesia di Rosario Bevilacqua è la carica memoriale, che, intrisa di melodici accenti, si eleva in una summa di ricordi che hanno forte incidenza sui colori dell'anima. Le immagini sono affascinanti, valide, spesso sospese tra velati momenti che appartengono a sogni che ritornano sulla linea di una calabresità reale e viva".

Da "Italia a Simposio" di Arturo Esposito:

"Il dovere della memoria, la sosta del cuore, il grido salvifico della fede s'aprono ad espressioni di luce. Si nutrono così di liricità, nella poetica dell'anima, i diversi frammenti che compongono la Grande Storia".


"sarò con voi fino alla fine del mondo"

L'EVENTO

"Essa partorirà un figlio
ad opera dello Spirito Santo,
tu lo chiamerai Gesù Cristo".
"Egli libererà tutti i popoli
dal peccato compiuto d'Adamo".
Così disse l'Angelo apparso in sogno
al falegname Giuseppe intimorito
perché Maria era già incinta
prima che si fossero sposati.

E così fu in quella dolce notte
tra armonie smaglianti di stelle
nell'umile grotta di Betlemme.
Era nato il Nazzareno, l'Emmanuele
secondo la volontà del Padre
per intraprendere il cammino
della conversione e della gloria
per le vie della Palestina.
Dal Giordano alla sua Nazaret
dubitosa del suo insegnamento,
all'azzurro del lago di Tiberiade
nella verde piana d'Israele,
alla Gerusalemme festosa d'osanna
insidiosa di violenza e di morte.
Lo attendeva al termine del viaggio
l'apoteosi d'amore sulla Croce
la Madre addolorata, le pie donne
in gramaglie desolate di pianto.
Gli apostolo videro risorto
e disse loro aureolato di divino:
" Sarò con voi fino alla fine del mondo"

 

"venga sulla terra il tuo regno"

IL TRIONFO DELLO SPIRITO

Appena Gesù fu battezzato
nelle acque del fiume Giordano
da Giovanni detto il Battista
nei cieli in candida colomba
si mostrò lo Spirito di Dio:
" Questi è il mio Figlio prediletto,
così disse, nel quale Io sono
e per amore mi sono compiaciuto"

E Gesù andò arricchito di sapienza
a diffondere la buona novella:
Beati i poveri, perché di essi
sarà sempre il Regno dei Cieli,
l'immenso ondeggiava di pace.
Beati gli afflitti, gli umili
i derisi dall'orgoglio dei potenti
perché loro saranno consolati.
Beati coloro che vogliono giustizia
coloro che per me sono offesi
coloro che esortano al bene,  
beati, io sarò sempre con loro.
Scendeva la sera, il Cristo Signore
andava leggero, librato solenne
guidato in tenerezza dallo Spirito.
Gli altri lo seguivano felici
raggianti di fervore in preghiera:
"Il Piglio di Dio è con noi, con noi
lo Spirito disceso su di lui".
" Signore, Padre Nostro, sussurrava
pacato il silenzio tutt'intorno,
venga sulla Terra il tuo Regno".

 

"aprite le porte a Cristo!"

LA CHIESA

Gesù transitava per la Cesarèa
quando chiese ai suoi discepoli:
" Voi chi dite ch'io sia?".
Simon Pietro rispose con convinzione
"Tu sei Cristo, nostro Signore,
Figlio diletto del Dio vivente".
Gesù a lui riconoscente d'affetto:
" Tu sei Pietro e su questa pietra
edificherò la mia chiesa senza Tempo”.

E' il primo segnale della dipartita
che crea tante tristezza nei cuori,
l'altro si compie nel Cenacolo
col mistico dono dell'Eucarestia:
nel pane il Corpo del Signore
nel calice il vino del suo sangue.
La chiesa si schiude nella sua. bellezza
luminosa d'altari e di preghiere
se pure perennemente combattuta.
Il Cristo in lei vive, in lei
s'identifica, in lei rinnova
il cantico universale del creato.
Anche, oggi, dopo due millenni
essa soffre l'inganno, il tormento
dell'insofferenza al suo messaggio.
Ma loro, alfieri della Croce,
Cristo e Pietro in unità col Padre
chiamano alla gioia della Grazia:
"Varcate la soglia della speranza"
"Aprite le porte al Cristo Signore".
E’ l'ora non bisogna tardare!
 


L'ETERNO DEL VISSUTO

                                                        di Rosario Bevilacqua

Il vissuto e L'energia dell'esistere, il contenuto dell'essere, la summa dell'anima, nel contesto del divenire, dell'operare,del
comunicare con I'altro, con I'oltre.
Il vissuto intreccia passato, presente, futuro, nel sito della continuità della memoria, nella realtà in cui siamo collocati, di
quanto nel quotidiano è dolore o gioia, volere e fare. Di quanto nella speranza disegna il meglio, il rischio, I'avventura, il sereno che verrà.
Il vissuto è ritorno là, da dove sei venuto, nelle immagini dell' infanzia, del primo sbocciare della conoscenza, del sentimento d'unione con coloro, che ti hanno messo al mondo, cullato, guidato, perchè tu fossi felice, anche senza di loro e dopo di loro.Il vissuto è ritrovarsi con i giuochi preferiti, i coetani più intimi, le delusioni, le emozioni di quell'età garrula d'innocenza. E' rivedere le strade che percorrevi, i maestri che ti avevano avviato al sapere, al nuovo, ti avevano introdotto nella storia di chi ti aveva preceduto. Gli antenati, gli avi, coloro che alla tua terra avevano dato onore e gloria.
Nel vissuto i paesaggi del tempo, il paese natio, la sue strutture, le tradizioni, la lingua i monumenti, le chiese. Nel vissuto
il dopo del passaggio in altri luoghi, le nostalgie, i ripensamenti, I'eco delle voci amiche, delle campane a festa, nel sogno,
nella memoria.
Nel mio vissuto, la mia Città, Pizzo di Calabria, una roccia a picco sul mare Tirreno. Alle spalle un costone lungo di verde.
Un incanto di sole, la luna. appostata ogni sera, la stelle insertate d'intorno, il mare trapunto di lampare, le onde dimesse a lambire, risonanti di schiume, la battigia.
Nel mio vissuto il Cavaliere d'argento, S. Giorgio d'Antiochia, lancia in resta ad uccidere il drago che insidiava la giovane principessa.
Il Cavaliere bianco disceso dal cielo a respingere i saraceni violenti, il destriero galoppante ad inseguirli, i fedeli pizzitani in preghiera a ringraziare S. Giorgio il loro Protettore.
Nel mio vissuto, quel castello aragonese robusto, irsuto di pietre, che vide fucilare il maresciallo di Napoleone Gioacchino Murat. Il re sfortunato, abbandonato dai suoi, incompreso dalle guardie borboniche, condannato a morte, caduto nel sangue, senza batter ciglio, figlio d'un ideale di libertà, non ancora percepito, perchè l'Italia fosse una d'armi e d'altari.
Il mio vissuto sulle spiaggette di sabbia bianca, i pesciolini nelle fossette degli scogli lipposi, la chiesetta di Piedigrotta con la Madonnina inzuppata di salsedine, il lumino sempre acceso, I'altare lustrato, le tovaglie ricamate in tenerezza di fede. Il trenino affumicato. Dai finestrini i fazzoletti al vento. Le donne antiche dai costumi variopinti, le sottane lunghe. Gli uomini divisi dalle donne. Le farfalle sulle mani, in cima sugli steli dei fiori, solitari amici del creato lungo le radure polverose, inerpicate, che percorrevo ansimante di assorbire la bellezza autentica di Dio.
Il mio vissuto con mia madre a tenermi per mano, ed io a frenarla per cogliere quei fiori, intrattenermi con le farfalle, scontrarmi col sole, i suoi raggi negli occhi, e lei a dirmi: andiamo, è tardi. Ancora la sento, nell'infinito-finito del vissuto.
Nel mio vissuto l'Ancinale, il fiume di Serra S. Bruno, il Santo certosino, che pregava inginocchiato nell'acqua, dormiva su di un giaciglio di pietra, in una grotta scavata nella roccia dei monti della Sila delle Serre. Contava le ore, nel nome di Dio, perchè al Signore fossero dedicate nel bene degli uomini, nella pace tra i popoli, nel vigore rigoglioso della natura. Il verde dei boschi sussurrava con lui, il bianco delle nevi d'inverno celebrava le lodi del silenzio, il solicello dell'arrivo della primavera restituiva i cori degli uccelli al ritmo solenne della gioia.
Il vissuto della guerra, la fratellanza sconfitta, I'amore emarginato, I'odio diffuso, il sonno impossibile, la morte dietro l'angolo, pronta a ghermirti d'improvviso. Le macerie, il fuoco, lo sgomento, le fughe, la fame, il freddo da presso. Il terrore nell'apparente quiete sotto una tenda da campo. La borraccia vuota, la sete lacerante, la sabbia negli occhi, le piaghe ai piedi.
Il vissuto della guerra su di un treno incerto, nascosto nell'anfratto di un monte, sotto il ponte di una strada, nel fossato d'una trincea. Il ritorno e I'abbraccio coi tuoi, perchè Dio ha voluto che tu testimoniassi quel vissuto sconvolgente, purtroppo, di nuovo a bussare sul mondo delle Torri di Manhattan.
Il vissuto con l'incontro del mare di Pitagora. Il lungo sentiero della storia della grande Grecia. La trasparenza dei secoli nella colonna di Hera Lacinia. I vascelli assiepati nell'arco del Promontorio nel misticismo solenne intorno ai fasti degli dei. Il vissuto del dopo nel fascino della Madre di Dio, la Madonna del Capo nella gloria del trionfo, del tripudio ricorrente dei figli devoti della città di Crotone. Il vissuto nel sociale tormentato, nel politico in divenire, nel culturale in espansione, tra speranze e delusioni, vittorie e sconfitte. Il vissuto assimilato, trasformato, coinvolto nella continuità con il tutto. Il sole issato nella volta del cielo. Le stelle misurate dalla simmetria musicale, soave del pitagorismo. L'anima piegata dallo stupore nel contemplare l'incanto dell'universo. Gli echi della dolcezza francescana in fratellanza con la Terra, i pianeti, gli astri, i fiori e le erbe, il vegetale ed il vivente assisi nel convito dell'immenso con il Creatore del creato.

Il significato religioso: riflessioni del giorno dopo
L’ESSENZA DEL CORPUS DOMINI
MISTERO DEL SACRIFICIO DI CRISTO

(Gazzetta del Sud – Paginatrè – 23.6.2003)

Il giorno dedicato al Corpus Domini è la festività che la Chiesa ha celebrato ieri, e che, a volte, passa inosservata anche a coloro che si professano cattolici militanti. Invece è nella sua genesi il punto cruciale irrinunciabile della fede cristiana. L’acme, si può dire, del suo essere essenza e sostanza universale dell’umanità.
Sul piano storico trova la sua origine nel racconto secondo il quale nella città di Bolsena (il miracolo di Bolsena) un prete boemo, che non credeva alla presenza di Cristo nell’Eucarestia, mentre celebrava il rito della consacrazione, vide alcune gocce di vino trasformarsi in sangue e cadere sul lino bianco dove si depone il calice, che prende il nome di corporale. Raffaello immortalò l’episodio in uno dei suoi più celebri dipinti nelle stanze vaticane. Il Papa Urbano IV istituì la festa richiamata.
In realtà, indipendentemente da quanto narrato, riferito all’anno 1263, ogni atto della Chiesa, nella sua missione e nelle sue manifestazioni liturgiche, discende dalla consegna che Gesù trasferì agli apostoli con le parole dell’ultima cena “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo”. “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue”, “Fate questo in memoria di me”.
Difatti, proprio perché si evitassero confusioni, di fronte alle aperture interreligiose che caratterizzano il mondo della globalizzazione, la stessa Chiesa è intervenuta con la dichiarazione del 6 agosto 2000, curata dal card. Joseph Ratzinger, “Dominus Jesus” (Il Signore Gesù).
“Con la venuta di Gesù Cristo Salvatore - è la parola che ci riguarda – Dio ha voluto che la chiesa da lui fondata fosse strumento per la salvezza di tutta l’umanità.
 “Questa verità di fede niente toglie al fatto che la chiesa consideri le religioni del mondo con sincero rispetto, ma nel contempo esclude radicalmente quella mentalità indifferentista improntata ad un relativismo religioso che porta a ritenere che una religione vale l’altra.
Una presa di posizione, che, a suo tempo, ha suscitato non poche perplessità, ma che di recente ha trovato il consenso diretto di Giovanni Paolo II, con l’Enciclica “Ecclesia de Eucharestia” (La chiesa vive dell’Eucarestia) del 17 aprile 2003. Le affermazioni in essa contenute. se pure appena commentate e ancor meno diffuse, non danno adito ad interpretazioni di comodo su quest’aspetto fondamentale che guida la vita della Chiesa, né per i laici, né per i cattolici.
I primi non possono esimersi da un’attenta considerazione sulle condizioni della nostra società, spesso abbandonata a se stessa nella quotidianità della sua evoluzione e del suo sviluppo. I secondi, per un ripensamento il più possibile coerente nell’adempimento dei propri doveri, qualunque sia il ruolo di attività nel civico e nel politico, nel pubblico e nel privato.
“La Chiesa – scrive il Papa polacco – vive nell’Eucarestia. Questa verità non esprime soltanto un’esperienza quotidiana di fede, racchiude in sintesi il ruolo del mistero della chiesa”.
Vi sono luoghi dove si registra un pressoché completo abbandono del culto di adorazione eucaristica. Emerge poi talvolta una comprensione assai riduttiva del Mistero eucaristico. Spogliato dal suo valore sacrificale, viene vissuto come se non oltrepassasse il senso e il valore di un incontro conviviale fraterno”.
Ecco perché il giorno del Corpus Domini non è un giorno come un altro. Ti mostra da subito che la religione cristiana non è la religione del libro, le Scritture, il Corano, recitate ad alta voce. E’ la religione della verità rivelata, ripetuta perennemente attraverso il Mistero dell’Eucarestia. L’incontro conviviale, non è solo tra noi, durante la consacrazione, è con lui, seduto a capo tavola. “E’ con Gesù Cristo – precisa Paolo di Tarso – in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo, grazie a lui.”

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