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1918 - 2009
Primo di otto figli, Salvatore Mario Trani è nato ad Ischia, l’isola più
grande del Golfo di Napoli, da Aniello e Lucia Bianco, il 31 luglio 1918.
I fratelli Giovanni e i gemelli Agostino e Teresa sono morti all’età di 2
anni, Giuseppina nel 1995, Giovanni è morto all’età di 21 anni di tisi,
Maria è scomparsa all’età di 69 anni nel 2000, e Rosetta (vivente).
In Ischiaexpress del 1989 si dice che «saranno in parecchi a ricordarsi di
lui. Anche se da Ischia partì giovanissimo, Salvatore Mario Trani per gli
ischitani della sua età resta un piacevole ricordo. Una vita
apparentemente tranquilla, senza avventure, quella del padre gesuita. Ma
nella feconda produzione poetica ha rivelato una profonda ricchezza
interiore, un elevato concetto della vita in tutti i suoi risvolti e
squisita sensi
bilità artistica».
Nel 1932 Trani entra nel Seminario vescovile di Ischia, dove frequenta le
classi IV e V ginnasiale. Nel 1934 presso il Seminario Campano di
Posillipo viene ammesso al primo liceo. Entra nel Noviziato dei Gesuiti in
Villa Melecrinis sul Vomero il 20 settembre 1934. Supera come privatista
l’esame di maturità classica presso il Regio Liceo Vittorio Emanuele III
di Napoli. Nell’ottobre del 1939 viene trasferito a Gallarate (Varese) per
il corso triennale di Filosofia presso l’Istituto Aloisianurn dei Gesuiti.
Il 10 agosto 1942 gli muore la madre all’età di 48 anni. I Superiori lo
inviano a Napoli presso il Convitto Pontano alla Conocchia per svolgere le
mansioni di istitutore degli alunni (“magistero”) per tre anni. Il 21
novembre 1951 consegue la laurea in Filosofia all’Università di Napoli con
la tesi II problerna dell’analogia dell’ente nella metafisica di Francesco
Suarez, relatore il prof. Ludovico De Simone, docente di Storia del
Medioevo. Nel 1945 consegue la Licenza in Teologia. Il 4 luglio 1948 è
ordinato sacerdote da Mons. Fortunato Farina, vescovo di Foggia. Nel
settembre 1949 viene inviato all’Istituto Pontano Cariati (Napoli) con le
mansioni di guida spirituale degli alunni della scuola elementare e media.
Nel 1950 è a Firenze, dove compie il Terzo Anno di formazione prescritto
prima dell’ultima professione dei voti religiosi. Nel 1952 è inviato al
Seminario Pontificio di Reggio Calabria con l’ufficio di vice rettore. Nel
1958 è inviato come direttore spirituale presso l’Istituto Argento dei
Padri Gesuiti di Lecce. Il 2 dicembre 1959 gli muore il padre ad Ischia,
all’età di 74 anni. Nel 1961 è inviato come insegnante di Lettere nella
Scuola Media presso il Collegio d’Abruzzo, nella città più alta d’Italia,
«L’Aquila bella ai piedi del Gran Sasso». Dal 1967 al 1983 è docente di
Lettere e Preside della Scuola Media dell’Istituto “Di Cagno Abbrescia” di
Bari. Dal settembre del 1983 è a Grottaglie, dove svolge la sua attività
pastorale ed è cappellano delle suore di Santa Chiara.
Ha diretto la rivista “Tornate a Cristo” dal 1983 al 1996.
La
sua arte poetica nei suoi tanti concorsi nazionali, ha ricevuto ampi
riconoscimenti. Ricordiamo tra essi: "Scrittori del XX secolo"
(Bologna), "Quercia d'oro" e "Pantheon d'oro" (Roma),
il Premio Europeo S. Marino per l'anno mondiale della comunicazione
indetto dall'ONU (1983), il Premio "Europa Cultura" 1988.
E' presente in un centinaio di Antologie.
Testi
poetici:
Ciottoli, Bari 1976; Pulviscolo, Bari 1976; Sottovoce,
Bari 1977; Ultrasuoni, Bari 1978; Dimensione-U Bari 1979;
Ali tese, Bari 1979; Racimoli, Bari 1980; Vento folle,
Bari 1982; Riflessioni, Bari 1984; Tra le pieghe del tempo,
Grottaglie 1992.
Testi antologici:
Preghiera - Voce della Poesia, Bologna 1988; Accordi in versi,
Bologna 1989; Verso la luce, Taranto 1989; Sorella luna,
Grottaglie 1989 (opuscolo); Cielo, Bologna 1990; È verde il
prato, Pomezia (Roma) 1991; Messaggi azzurri, Grottaglie 1993
(opuscolo); Poemetto leopardesco, Grottaglie 1996 (opuscolo);
Donna è poesia, Ladisa, Bari 2001; Il sole di Natale,
Grottaglie 2002 (opuscolo); Accordi, La Voce di Grottaglie 2004;
La corda della vita, una sintesi di tutta la sua produzione poetica
insieme a: La Soglia dell’invisibile Ed. Schena 2004.
Prosa - Narrativa - Saggistica:
Chiesa del Gesù dei pp. Gesuiti dell’Aquila (piccola guida),
L’Aquila 1964; I randagi, Bergamo 1979; Lo studente, Bari
1980; Coi ragazzi non si scherza, Bari 1980; Eroi senza
rnedaglia, Bari 1987; Il peso della parola, 1991, ristampa
Nicola Calabria Editore, 2002; L’Agenda (saggistica), Grottaglie
1994; I Gesuiti a Grottaglie (saggio storico), Grottaglie 1997.
Riedizioni:
Amore e vita (Ali tese, Dimensione-U e Pulviscolo), Schena Editore,
Fasano 2003; Dietro le vetrate (Racimoli e Vento folle), Schena
Editore, Fasano 2003; Ciottoli-Riflessioni, Schena Editore, Fasano
2003.
Antologie:
Tra le più famose nelle quali l’autore è stato inserito ricordiamo la
celebre Word Poetry Corea, 1991. Trani è citato con la poesia “Ciclamini”.
L’autore è presente in quasi un centinaio di antologie. Tra queste
ricordiamo le più importanti: Poeti in Europa, Book, 1987, p. 117 (con la
poesia “Miraggio”); Parola di poeta. Antologia mondiale di poesia,
Seledizioni, 1992, p. 46 (con le poesie “Il sole s’è riacceso”, “Le vane
parole”); Poeti del Ventesimo secolo (312 poeti contemporanei), Casa
Editrice Seledizioni, Bologna 1989, p. 600 (con le poesie “Campagna”, “Non
è una pietra”); Poesie degli affetti e del dolore. Antologia di 126 poeti
e 51 artisti contemporanei, Seledizioni, Bologna 1990, pp. 246-247 (con le
poesie “Perché Signore”, “Ignoto sei passato”); Madre è poesia (prefazione
di Ines Belsky Lagazzi), Book Editore, 1989, p. 10 (con la poesia
“Ricordo”); Poeti per la scuola, 240 autori contemporanei (volume quarto),
Seledizioni, Bologna 1989, p. 237 (con le poesie “Canzone nuova”, “il
mondo”); Antologia nazionale Messaggio d’Amore (presentazione di Maria
Giovanna Elmi), Bologna 1986, p. 236 (con la poesia “Non è una pietra”).
Dizionari:
Il poeta è presente in Dizionario Biobibliografico Successo, Seledizioni,
Bologna 1988, p. 122; RINO POMPEI, Dizionario
Storico Letterario, IV vol., Editrice Agnesotti, 1991, p. 425; Dizionario
Biobibliografico Successo (Seledizioni, Bologna 1988);
SAVERIO NATALE, Dizionario storico dei poeti italiani, Editrice
Gazzetta di Napoli, pp. 655-656; SAVERIO NATALE,
Poeti e Poesia. Dizionario antologico, Carello Editore, p. 284;
SAVERIO NATALE, Poetando. Autori italiani moderni,
Carello Editore, 1990; ALFIO ARCIFA Dizionario
antologico di Autori, “Tizzone”, Rieti 1993, p. 87 (con “La buona terra”);
EMANUE SCHEMBARI, Dizionario degli Autori Italiani
Cantemporanei, Ragusa 1994; La Recensione, Casa Editrice Seledizioni,
Bologna 1991, p. 86.
Riconoscimenti e premi letterari:
«Scrittore del XX secolo» (Bologna); Premio della cultura “La quercia
d’oro” e “Pantheon d’oro” (Roma); Premio europeo della cultura “San
Marino” per l’Anno mondiale delle comunicazioni indetto dall’ONU (1983);
“Premio Europa Cultura 1988” (Bologna) «per l’originalità delle sue opere
e per l’impegno profuso in ambito culturale»; Premio nazionale di Poesia
“Conca d’oro”, 1988 (Palermo); Riconoscimento Speciale "I
Miti" 2005 (Reggio Calabria); Premio Speciale "Porta dei
Leoni" 2005 per il libro edito - Accademia Internazionale dei
Micenei.
Trani è accademico dei Micenei.

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GIOIA
DI VIVERE
Nel rapido cammino
della giovinezza
il mondo non conosce
la malinconia.
Ma triste si rivolge
a raccontare l'ore
errando senza meta
nel gemebondo paesaggio
delle foreste scure
dove s'ignora
la meta senza sponde.
Il vento soffia
ed agita le fronde
dove non s'ode il verso
degli alati cantori
svolazzanti
intorno al nido.
Guarda pensoso l'orizzonte ...
della lontana aurora
la fiamma si riaccende
col lieto annunzio
del rinascente Sole
che tocca con dolcezza
i dormienti casolari.
La vita si ridesta
come la giovinezza.
Ritorna il giorno nuovo
che lento ma fiammante
si diffonde.
NOTTE
SERENA
Sotto i brividi
della tramontana
di questo mese di novembre
la sera accende
i lumi sparsi
senza Stelle
tardi a comparire
ai piccoli mortali
che guardano curiosi
il cielo blu.
Salgo sul tetto
a curiosare e scorgo
da Ponente
il solitario lume
della mezzaluna
quasi modesto bacio
del Sole occiduo
senza raggio.
Mi affaccio incappucciato
sul terrazzo
che l'orizzonte guarda
con frettoloso ardire
presto cercando
il tiepido respiro
dell'accogliente nido
che solitario attende
il mio ritorno.
FOGLIE
CADENTI
Primavera della vita
immagine di sogno
struggente anelito
che la vita allieta
guarda con stupore
e senza invidia
di cadute foglie autunnali
il bel tappeto.
Gli alberi spogli
che il contadino irrora
s'affrettano
nella bella stagione
a riprodurre i fiori
che l'anima guarda
lieta nell'attesa
della madre terra.
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OMAGGIO DOVEROSO
Come uno che mira, stupito, nuvole
d'infanzia, leggo e rileggo cantando gli «Accordi in versi» del poeta
Salvatore Mario Trani (Seledízioni, Bologna, 1989).
Sul pentagramma colorato di gocce iridescenti arpeggiando all'unisono con
la sua anima solare, mi inebrio.
Le note musicali del poeta tracimano dall'alveo del vissuto a rinfrescare
le aiuole inaridite degli spazi che percorriamo tutti i giorni.
Tutto nasce nel poeta «dalla contemplazione estasiata della natura alle
malinconiche e drammatiche domande sull'esistenza, sotto il raggio della
fede e della speranza».
L'anima s'allieta quando
«timidamente
si schiarisce il cielo.
«Si ravviva il fuoco orientale».
«Buongiorno»
nelle case.
«Buongiorno»
sulle vie
solitarie di campagna»
«Il nuovo giorno è pronto».
Anche di notte è sveglia la città degli uomini. Festa di colori, fiotti
di luce alle finestre dei palazzi, sudato lavoro tra corsie di malati...
mentre sugli asfalti geme la sirena della chiassosa «gazzella»... e
fischia il treno e «bruciano perenni gli altiforni»... tutti
al lavoro... non dorme la città.
Mani stigmatizzate di operai, mai stanche, mai abbastanza piagate, rubano
al pianoforte delle presse note dolenti per un melanconico notturno
chopiniano.
Poi tutto si cheta e sindìa:
«negli occhi stilla
sereno un raggio
di speranza nuova.»
e «il gallo canta ancora» il «grido festoso che precede il sole».
Don COSIMO DE SIATI

Da Verona (9-8-93) Il poeta
Enrico Ferrighi Al RR. Salvatore Mario Trani
Ho
ricevuto i suoi due volumi "Messaggi azzurri» e «Tra le pieghe del tempo»
e desidero ringraziarla vivamente. Mi sono piaciute infinitamente le Sue
poesie, scritte in uno stile semplice ed elegante e di un contenuto profondo
ed avvincente. Le sue composizioni sono di piacevole lettura e lo spirito di
fede e di religiosità di cui sono intrise lasciano un segno profondo
nell'animo del lettore. Me ne congratulo con soddisfazione e Le formulo i
migliori auguri affinché
la Sua
poesia e
la Sua
mente producano ancora opere che non
tramonteranno.

Il mondo poetico di Salvatore Mario Trani
Ricca ed intensa è l’attività letteraria di Salvatore Mario Trani, poeta,
scrittore, poligrafo. Le sue liriche hanno una movenza ed una espressività
originale, un ritmo musicale scandito ed equilibrato, un’aspirazione verso
l’universale e l’eterno, un amore supremo nei confronti della natura, un
messaggio di ottimismo, di bontà e di serenità. «Ho scritto quello che ho
scritto per puro diletto» dice il poeta, «e poi ho continuato soltanto
perché chi mi ha avvicinato ha espresso il suo compiacimento con l’invito
a scrivere ancora».
La poesia di Salvatore Mario Trani non ha bisogno di scenari maestosi e di
apparati dottrinali complessi: essa è caratterizzata da una profonda,
acuta penetrazione dell’animo umano, e da un’elevata contemplazione della
natura. La sua produzione letteraria è notevole e ad essa non sono mancati
il merito e il valore, né il riconoscimento di accademie e concorsi
letterari in tutta Italia. Nel suo mondo poetico convergono le realtà
umane e il senso del divino. Dalla sua prima esperienza poetica, Ciottoli
del 1976, Trani ha cominciato ad abbracciare le cose circostanti. Nelle
“Note introduttive” di Ciottoli egli racconta la sua esperienza poetica:
«Anche il linguaggio poetico, secondo il mio parere, dovrebbe rispettare
la legge fondamentale della parola, che è comunicazione concettuale,
secondo le leggi linguistiche, a differenza delle arti figurative, per es.
la pittura, che è comunicazione visiva. L’ispirazione poetica, certamente,
non deve mancare in una poesia: ma essa è soprattutto», egli continua,
«commozione dell’animo nell’impatto con la realtà, espressa attraverso un
linguaggio immaginoso (ma non oscuro, illogico o sgrammaticato) e il
ritmo, capaci di comunicare agli altri questa intima commozione. Sono del
parere che, come non esiste la poesia in astratto, ma solo espressioni
poetiche diverse, così ogni individualità poetica vada rispettata per
quello che ha di originale, rappresentando una delle tante intuizioni
della infinita ricchezza del mondo umano, che non deve andare perduta, al
di là delle teorie».
Una tappa importante, una tra le più significative, è quella di Ultrasuoni
del 1978. Il poeta corre sulle antenne ed indossa «una veste di cristallo
per salire sulle creste di sole». Poi sale «sui fili / dell’alta tensione
/ per infrangere i fastigi del vento». Il poeta è «un pulviscolo / di
galassie intelligenti».
In Fughe egli dimostra come non è possibile poetare con parole senza
senso, con poesie che si possono moltiplicare all’infinito, con
un’accozzaglia di parole vuote come gusci.
In Sentimento il poeta chiarisce il suo concetto “intimistico” di poesia,
che per lui è una continua “vibrazione” della «corda del sentire», è una
«smisurata risonanza / di profondi cieli e di passione». Allora il
desiderio, la sete d’immensità, l’irrequietezza, gli aneliti di felicità,
sono molle che animano le parole «ultrasuoni dell’umano spirito». La
poesia è nei fatti di ogni giorno. «Scatta la rabbia urlante d’un motore /
è poesia. / Sorride e piange un bimbo /è poesia. /Aleggia uno stormo di
gabbiani... /è sempre poesia I nascere e morire / lo schianto di un addio
/ il fulmine che segna un cielo blu / il mesto pallore d’un malato / la
calda tenerezza d’una mamma / l’occhio che implora e ti accarezza».
Uno dei primi critici del poeta, Ave Stella, ha scritto:
«Il linguaggio sempre efficace, ravvivato da brillanti analogie, un ritmo
costantemente presente con andamento melodico che solo raramente cede alle
superate suggestioni della metrica e della rima». Il poeta oggi ha scelto
di antologizzare il suo lavoro.
«Nei pregevoli volumi di poesie di Trani», ha scritto Franco Tralli, «è
possibile cogliere come egli abbia saputo raggiungere, attraverso un
percorso tutto personale, una felicissima sintesi con la poesia, sintesi
che gli consente di rendere le scene della sua quotidianità in maniera
assai efficace, senza alcuna esagerazione paradossale, né drammatismi
artificiosamente caricati di contrasti». Il poeta, insomma, ha una “corda
speciale” grazie alla quale si sente una falena. Gli occhi del poeta sono
come la falena «che si volge dove splende un raggio», attratta dalla luce,
quando scopre la luna, e gli batte il cuore «se nelle notti estive passa
veloce un rneteorite e brilla a tratti / una luccioletta» (da “La
falena”).
Partendo dall’oraziano «non omnis moria» (non morirò del tutto) il poeta
scrive: «Non tutto muore l’uomo / ma vive quel che in lui non è caduco /
la mente che è scintilla inestinguibile / immagine del dio che sempre
vive». La poesia di Trani non è imbrigliata in schemi rigidi, in figure
retoriche altisonanti: nel linguaggio poetico non c’è leziosaggine,
oleografia, ma sincerità, immediatezza, speculazione, non artificio. Da
qui nasce la polemica di Aculei contro la poesia da strapazzo («che tocca
i vertici estrogeni / della schizofrenia verbosa») e la tematica
religiosa. «A distanza di anni», dichiara il poeta stesso, «la Musa si è
fatta più riflessiva, indirizzando il pensiero sulle tematiche più
ricorrenti in questo piccolo mondo poetico, come il giardiniere che
raccoglie in mazzetti distinti i fiori del suo campo, rose, garofani,
tulipani, gigli; ma anche le umili verbene, le ginestre, i ciclamini, le
mimose e le radiose margherite». Il poeta è poeta, capace di spartire con
i suoi pensieri, ai primi albori dell’alba, nel lucore antelucano, «una
fetta di luna».
L’Antologia Poetica Accordi di Salvatore Mario Trani, da noi pubblicata, è
un’antologia poetica originale, avvincente, soprattutto capace di educare
all’attenta osservazione della realtà per raccoglierne le voci, i
messaggi, le emozioni, sulla corda vibrante di un trasparente, evocativo
linguaggio ricco di colore e di sonorità, dalla contemplazione estasiata
della natura, alle malinconiche e drammatiche domande sull’esistenza,
sotto il raggio della fede e della speranza. Accordi in versi, che
l’autore ama definire “Antologia Poetica”, è un volume che si offre alla
lettura come un florilegio tratto da una vasta produzione. Quello di
Salvatore Mario Trani è un cammino considerevole nel tempo, ma soprattutto
un discorso poetico vivo ed avvincente, come è detto in Seledizioni,
Bologna 1989, «che partendo da lontano approda ai pianori di una serena
maturità di vita, passando tra stretti sentieri e fondali bui, ove sprazzi
di luce spiovente lasciano intravedere il sole. In tal modo (nei versi di
Salvatore Mario Trani, in modo particolarissimo) la poesia si fa storia e
diario, specchio del inondo e riflessione dell’anima nel cammino degli
anni. È proprio vero che la buona poesia ha voce universale e accomuna le
menti. È altrettanto vero che i molti decenni di frequentazione che
Salvatore Mario Trani ha con la poesia, gli hanno evitato di cadere nel
tranello di un’aspirazione che tende a rendere le scene quotidiane vivaci
mediante esagerazioni paradossali e drammatiche o contrasti caricati:
infatti il Trani ha esperienza da vendere sia per ciò che attiene ai
contenuti, sia per ciò che la poesia può esprimere nell’ambito di tensioni
esistenziali e di proposte umane. Infine, quel devoto pensiero al Creatore
Sommo dona ai suoi versi, oltre a ciò che il poeta dice, anche ciò che il
poeta sa».
Francesco Occhibianco

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(Da desrta)
Nicola e Salvatore Mario Trani, suo padre spirituale |

TE BEATA
Trasparenza
d'Invisibile amore
lucido cristallo
dell'Altissimo Verbo
piccola figlia di Sion
ti guardi sul filo
lungo delle genti
che gridano a Te: Beata!
È sempre candore
Maria di Nazaret
il tuo ritorno
d'impalpata presenza.
Ti trastulli nel sole
tra i figli terrestri
e poggi l'orma lieve
su cuscini di vapore.
Ti mostri nel fogliame
di teneri arbusti
chiami i pastorelli
colomba bianca
tra le cave rocce.
Sorridi
ed accenni
tra i cancelli
d'un vecchio castello.
Dolce la voce
parla di preghiera
invita alla bontà
solleva la speranza
oltre le stelle.
Oh Te Beata!
Tenerezza di Madre
all'uomo smarrito
sugli esuli sentieri.

MIRAGGIO
Che
c'è di là di quelle nuvole
pallide della sera
bagnate di temporale?
Agosto è tanto caldo
ma questi rigagnoli
di pioggia
scendono nelle vene
inaridite dal lungo
cammino dell'estate.
Guardo un lontano prato
invisibile
di là dalle barriere:
«qua l'appuntamento
non
tarderà... la compagnia
è dolce senza imboscate
e il soffio
tra i solchi terraquei
non si sperderà».
Si leva la mano
a salutare.
Nel vano delle dita
passa il miraggio
del sole
sotto il mare incolore
già svanito.

SETTEMBRE
Sui prati diffusa
la nebbia ristagna.
Un placido lago
di lievi vapori
si stende s'adagia
si scioglie col sole
riscopre i colori
del mite settembre.
E i fichi rigonfi
di tanta dolcezza
le labbra carnose
ostentano all'ombra
di foglie rugose.
Ripassa il trattore
la terra s'abbruna
si levano odori
d'arbusti e di fiori
un'eco lontana
di fervidi giorni,
l'estate saluta
coi grappoli accesi
sui tralci contesi.

INERZIE IMPORTANTI
Ognuno vive d’inezie
importanti
sono i puntelli d’una casa
sempre cadente
ma che crolla solo
al segno del destino
all’uomo ignoto...
un sapido vapore di tabacco
soffiato dolcemente
dal tunnel delle labbra
eco di voci al vento
una boccata d’aria
un aroma gradevole
una ridda di suoni e di colori
una litigata
e dardi di parole
che l’aria offendono
l’ebbrezza d’un amore
e guardare guardare
sorridere e cianciare
e correre e giocare
in libertà
è questo vivere.
Ma quando tace la voglia
e il desiderio è inerte
senza speranza
crolla ogni puntello
e pende vuoto il nido
e questo è morte.

SENZ’AMORE
Perché s’uccidono i fratelli?
Uomo che regni con la spada
e semini il terrore
t’innalzi messaggero della Parca
sulle putride fosse
dei cimiteri.
Uomo di sangue ogni tiranno
spegne nell’orrore della morte
la fonte del pianto
porta sul viso
la maschera del lupo.
Sono lame affilate
gli occhi che tendono l’agguato
è fulmine che brucia
l’odio dell’uomo contro l’uomo.
È giunto ancora
della guerra il grido.
Il rombo funesto
di macchine volanti
agghiaccia il sangue.
Lutto e rovine scendono sul mondo.
Popoli inermi ed affamati
lasciano alle spalle
la terra dove videro
il sole della vita
cercano invano
pace e libertà.
Cacciano gli uomini
come selvaggina
falciano i fanciulli
come la gramigna
versano il sangue come l’acqua
gente spietata senz’amore!

MAGICA SERA
Ventiquattro di novembre
splendida e dolce
nel lucido specchio
degli occhi ancora ti rivedo
magica sera.
Ho puntato a lungo l’obiettivo
nell’iperboreo regno
a svelare la bellezza del mondo.
Non vidi mai
un così bel tramonto.
Lentamente il sole
caduto dall’azzurro terso
scendeva vivo fuoco
scoprendo i monti di Calabria.
Il golfo tarantino
festeggiava in mille luci
un nastrino di luna rinascente.
Bello e solitario dall’alto,
Vespero brillava
e subito s’accese
emulo di luce all’astro della sera
Giove il bel pianeta.
Nell’ombra del crepuscolo
guardavano le creste del Pollino
il nitore d’un cielo senza rughe.
Tavolozza di fata celestiale
entravano negli occhi inebriati
colori cangianti
più forti dell’aurora. |