SALVATORE MARIO TRANI
(Grottaglie-TA)

Accademico dei Micenei
 


1918 - 2009


Primo di otto figli, Salvatore Mario Trani è nato ad Ischia, l’isola più grande del Golfo di Napoli, da Aniello e Lucia Bianco, il 31 luglio 1918. I fratelli Giovanni e i gemelli Agostino e Teresa sono morti all’età di 2 anni, Giuseppina nel 1995, Giovanni è morto all’età di 21 anni di tisi, Maria è scomparsa all’età di 69 anni nel 2000, e Rosetta (vivente).
In Ischiaexpress del 1989 si dice che «saranno in parecchi a ricordarsi di lui. Anche se da Ischia partì giovanissimo, Salvatore Mario Trani per gli ischitani della sua età resta un piacevole ricordo. Una vita apparentemente tranquilla, senza avventure, quella del padre gesuita. Ma nella feconda produzione poetica ha rivelato una profonda ricchezza interiore, un elevato concetto della vita in tutti i suoi risvolti e squisita sensi
bilità artistica».
Nel 1932 Trani entra nel Seminario vescovile di Ischia, dove frequenta le classi IV e V ginnasiale. Nel 1934 presso il Seminario Campano di Posillipo viene ammesso al primo liceo. Entra nel Noviziato dei Gesuiti in Villa Melecrinis sul Vomero il 20 settembre 1934. Supera come privatista l’esame di maturità classica presso il Regio Liceo Vittorio Emanuele III di Napoli. Nell’ottobre del 1939 viene trasferito a Gallarate (Varese) per il corso triennale di Filosofia presso l’Istituto Aloisianurn dei Gesuiti. Il 10 agosto 1942 gli muore la madre all’età di 48 anni. I Superiori lo inviano a Napoli presso il Convitto Pontano alla Conocchia per svolgere le mansioni di istitutore degli alunni (“magistero”) per tre anni. Il 21 novembre 1951 consegue la laurea in Filosofia all’Università di Napoli con la tesi II problerna dell’analogia dell’ente nella metafisica di Francesco Suarez, relatore il prof. Ludovico De Simone, docente di Storia del Medioevo. Nel 1945 consegue la Licenza in Teologia. Il 4 luglio 1948 è ordinato sacerdote da Mons. Fortunato Farina, vescovo di Foggia. Nel settembre 1949 viene inviato all’Istituto Pontano Cariati (Napoli) con le mansioni di guida spirituale degli alunni della scuola elementare e media. Nel 1950 è a Firenze, dove compie il Terzo Anno di formazione prescritto prima dell’ultima professione dei voti religiosi. Nel 1952 è inviato al Seminario Pontificio di Reggio Calabria con l’ufficio di vice rettore. Nel 1958 è inviato come direttore spirituale presso l’Istituto Argento dei Padri Gesuiti di Lecce. Il 2 dicembre 1959 gli muore il padre ad Ischia, all’età di 74 anni. Nel 1961 è inviato come insegnante di Lettere nella Scuola Media presso il Collegio d’Abruzzo, nella città più alta d’Italia, «L’Aquila bella ai piedi del Gran Sasso». Dal 1967 al 1983 è docente di Lettere e Preside della Scuola Media dell’Istituto “Di Cagno Abbrescia” di Bari. Dal settembre del 1983 è a Grottaglie, dove svolge la sua attività pastorale ed è cappellano delle suore di Santa Chiara.

Ha diretto la rivista “Tornate a Cristo” dal 1983 al 1996.

La sua arte poetica nei suoi tanti concorsi nazionali, ha ricevuto ampi riconoscimenti. Ricordiamo tra essi: "Scrittori del XX secolo" (Bologna), "Quercia d'oro" e "Pantheon d'oro" (Roma), il Premio Europeo S. Marino per l'anno mondiale della comunicazione indetto dall'ONU (1983), il Premio "Europa Cultura" 1988.
E' presente in un centinaio di Antologie. 

Testi poetici:
Ciottoli
, Bari 1976; Pulviscolo, Bari 1976; Sottovoce, Bari 1977; Ultrasuoni, Bari 1978; Dimensione-U Bari 1979; Ali tese, Bari 1979; Racimoli, Bari 1980; Vento folle, Bari 1982; Riflessioni, Bari 1984; Tra le pieghe del tempo, Grottaglie 1992.

Testi antologici:
Preghiera - Voce della Poesia, Bologna 1988; Accordi in versi, Bologna 1989; Verso la luce, Taranto 1989; Sorella luna, Grottaglie 1989 (opuscolo); Cielo, Bologna 1990; È verde il prato, Pomezia (Roma) 1991; Messaggi azzurri, Grottaglie 1993 (opuscolo); Poemetto leopardesco, Grottaglie 1996 (opuscolo); Donna è poesia, Ladisa, Bari 2001; Il sole di Natale, Grottaglie 2002 (opuscolo); Accordi, La Voce di Grottaglie 2004; La corda della vita, una sintesi di tutta la sua produzione poetica insieme a: La Soglia dell’invisibile Ed. Schena 2004.

Prosa - Narrativa - Saggistica:
Chiesa del Gesù dei pp. Gesuiti dell’Aquila (piccola guida), L’Aquila 1964; I randagi, Bergamo 1979; Lo studente, Bari 1980; Coi ragazzi non si scherza, Bari 1980; Eroi senza rnedaglia, Bari 1987; Il peso della parola, 1991, ristampa Nicola Calabria Editore, 2002; L’Agenda (saggistica), Grottaglie 1994; I Gesuiti a Grottaglie (saggio storico), Grottaglie 1997.

Riedizioni:
Amore e vita (Ali tese, Dimensione-U e Pulviscolo), Schena Editore, Fasano 2003; Dietro le vetrate (Racimoli e Vento folle), Schena Editore, Fasano 2003; Ciottoli-Riflessioni, Schena Editore, Fasano 2003.

Antologie:
Tra le più famose nelle quali l’autore è stato inserito ricordiamo la celebre Word Poetry Corea, 1991. Trani è citato con la poesia “Ciclamini”.
L’autore è presente in quasi un centinaio di antologie. Tra queste ricordiamo le più importanti: Poeti in Europa, Book, 1987, p. 117 (con la poesia “Miraggio”); Parola di poeta. Antologia mondiale di poesia, Seledizioni, 1992, p. 46 (con le poesie “Il sole s’è riacceso”, “Le vane parole”); Poeti del Ventesimo secolo (312 poeti contemporanei), Casa Editrice Seledizioni, Bologna 1989, p. 600 (con le poesie “Campagna”, “Non è una pietra”); Poesie degli affetti e del dolore. Antologia di 126 poeti e 51 artisti contemporanei, Seledizioni, Bologna 1990, pp. 246-247 (con le poesie “Perché Signore”, “Ignoto sei passato”); Madre è poesia (prefazione di Ines Belsky Lagazzi), Book Editore, 1989, p. 10 (con la poesia “Ricordo”); Poeti per la scuola, 240 autori contemporanei (volume quarto), Seledizioni, Bologna 1989, p. 237 (con le poesie “Canzone nuova”, “il mondo”); Antologia nazionale Messaggio d’Amore (presentazione di Maria Giovanna Elmi), Bologna 1986, p. 236 (con la poesia “Non è una pietra”).

Dizionari:
Il poeta è presente in Dizionario Biobibliografico Successo, Seledizioni, Bologna 1988, p. 122; RINO POMPEI, Dizionario Storico Letterario, IV vol., Editrice Agnesotti, 1991, p. 425; Dizionario Biobibliografico Successo (Seledizioni, Bologna 1988); SAVERIO NATALE, Dizionario storico dei poeti italiani, Editrice Gazzetta di Napoli, pp. 655-656; SAVERIO NATALE, Poeti e Poesia. Dizionario antologico, Carello Editore, p. 284; SAVERIO NATALE, Poetando. Autori italiani moderni, Carello Editore, 1990; ALFIO ARCIFA Dizionario antologico di Autori, “Tizzone”, Rieti 1993, p. 87 (con “La buona terra”); EMANUE SCHEMBARI, Dizionario degli Autori Italiani Cantemporanei, Ragusa 1994; La Recensione, Casa Editrice Seledizioni, Bologna 1991, p. 86.

Riconoscimenti e premi letterari:
«Scrittore del XX secolo» (Bologna); Premio della cultura “La quercia d’oro” e “Pantheon d’oro” (Roma); Premio europeo della cultura “San Marino” per l’Anno mondiale delle comunicazioni indetto dall’ONU (1983); “Premio Europa Cultura 1988” (Bologna) «per l’originalità delle sue opere e per l’impegno profuso in ambito culturale»; Premio nazionale di Poesia “Conca d’oro”, 1988 (Palermo); Riconoscimento Speciale "I Miti" 2005 (Reggio Calabria); Premio Speciale "Porta dei Leoni" 2005 per il libro edito - Accademia Internazionale dei Micenei.

Trani è accademico dei Micenei.

GIOIA DI VIVERE

Nel rapido cammino
della giovinezza
il mondo non conosce
la malinconia.
Ma triste si rivolge
a raccontare l'ore
errando senza meta
nel gemebondo paesaggio
delle foreste scure
dove s'ignora
la meta senza sponde.
Il vento soffia
ed agita le fronde
dove non s'ode il verso
degli alati cantori
svolazzanti
intorno al nido.
Guarda pensoso l'orizzonte ...
della lontana aurora
la fiamma si riaccende
col lieto annunzio
del rinascente Sole
che tocca con dolcezza
i dormienti casolari.
La vita si ridesta
come la giovinezza.
Ritorna il giorno nuovo
che lento ma fiammante
si diffonde.

 

NOTTE SERENA

Sotto i brividi
della tramontana
di questo mese di novembre
la sera accende
i lumi sparsi
senza Stelle
tardi a comparire
ai piccoli mortali
che guardano curiosi
il cielo blu.
Salgo sul tetto
a curiosare e scorgo
da Ponente
il solitario lume
della mezzaluna
quasi modesto bacio
del Sole occiduo
senza raggio.
Mi affaccio incappucciato
sul terrazzo
che l'orizzonte guarda
con frettoloso ardire
presto cercando
il tiepido respiro
dell'accogliente nido
che solitario attende
il mio ritorno.

 

FOGLIE CADENTI

Primavera della vita
immagine di sogno
struggente anelito
che la vita allieta
guarda con stupore
e senza invidia
di cadute foglie autunnali
il bel tappeto.
Gli alberi spogli
che il contadino irrora
s'affrettano
nella bella stagione
a riprodurre i fiori
che l'anima guarda
lieta nell'attesa
della madre terra.

 

OMAGGIO DOVEROSO

Come uno che mira, stupito, nu­vole d'infanzia, leggo e rileggo can­tando gli «Accordi in versi» del poe­ta Salvatore Mario Trani (Seledízio­ni, Bologna, 1989).
Sul pentagramma colorato di gocce iridescenti arpeggiando all'unisono con la sua anima solare, mi inebrio.
Le note musicali del poeta tracimano dall'alveo del vissuto a rinfre­scare le aiuole inaridite degli spazi che percorriamo tutti i giorni.
Tutto nasce nel poeta «dalla contemplazione estasiata della natura alle malinconiche e drammatiche domande sull'esistenza, sotto il raggio della fede e della speranza».

L'anima s'allieta quando
«timidamente
si schiarisce il cielo.
«Si ravviva il fuoco orientale».
«Buongiorno»
nelle case.
«Buongiorno»
sulle vie
solitarie di campagna»
«Il nuovo giorno è pronto».
Anche di notte è sveglia la città degli uomini. Festa di colori, fiotti di luce alle finestre dei palazzi, sudato lavoro tra corsie di malati... mentre sugli asfalti geme la sirena della chias­sosa «gazzella»... e fischia il treno e «bruciano perenni gli altiforni»... tut­ti al lavoro... non dorme la città.
Mani stigmatizzate di operai, mai stanche, mai abbastanza piagate, rubano al pianoforte delle presse note dolenti per un melanconico notturno chopiniano.
Poi tutto si cheta e sindìa:
«negli occhi stilla
sereno un raggio
di speranza nuova.»
e «il gallo canta ancora» il «grido fe­stoso che precede il sole».
                                                                               Don COSIMO DE SIATI

Da Verona (9-8-93) Il poeta
Enrico Ferrighi
Al RR. Salvatore Mario Trani

Ho ricevuto i suoi due volumi "Messaggi azzurri» e «Tra le pieghe del tem­po» e desidero ringraziarla vivamente. Mi sono piaciute infinitamente le Sue poesie, scritte in uno stile semplice ed elegante e di un contenuto profondo ed avvincente. Le sue composizioni sono di piacevole lettura e lo spirito di fede e di religiosità di cui sono intrise lasciano un segno profondo nell'animo del lettore. Me ne congratulo con soddisfazione e Le formulo i migliori auguri affinché la Sua poesia e la Sua mente producano an­cora opere che non tramonteranno.

Il mondo poetico di Salvatore Mario Trani

Ricca ed intensa è l’attività letteraria di Salvatore Mario Trani, poeta, scrittore, poligrafo. Le sue liriche hanno una movenza ed una espressività originale, un ritmo musicale scandito ed equilibrato, un’aspirazione verso l’universale e l’eterno, un amore supremo nei confronti della natura, un messaggio di ottimismo, di bontà e di serenità. «Ho scritto quello che ho scritto per puro diletto» dice il poeta, «e poi ho continuato soltanto perché chi mi ha avvicinato ha espresso il suo compiacimento con l’invito a scrivere ancora».
La poesia di Salvatore Mario Trani non ha bisogno di scenari maestosi e di apparati dottrinali complessi: essa è caratterizzata da una profonda, acuta penetrazione dell’animo umano, e da un’elevata contemplazione della natura. La sua produzione letteraria è notevole e ad essa non sono mancati il merito e il valore, né il riconoscimento di accademie e concorsi letterari in tutta Italia. Nel suo mondo poetico convergono le realtà umane e il senso del divino. Dalla sua prima esperienza poetica, Ciottoli del 1976, Trani ha cominciato ad abbracciare le cose circostanti. Nelle “Note introduttive” di Ciottoli egli racconta la sua esperienza poetica: «Anche il linguaggio poetico, secondo il mio parere, dovrebbe rispettare la legge fondamentale della parola, che è comunicazione concettuale, secondo le leggi linguistiche, a differenza delle arti figurative, per es. la pittura, che è comunicazione visiva. L’ispirazione poetica, certamente, non deve mancare in una poesia: ma essa è soprattutto», egli continua, «commozione dell’animo nell’impatto con la realtà, espressa attraverso un linguaggio immaginoso (ma non oscuro, illogico o sgrammaticato) e il ritmo, capaci di comunicare agli altri questa intima commozione. Sono del parere che, come non esiste la poesia in astratto, ma solo espressioni poetiche diverse, così ogni individualità poetica vada rispettata per quello che ha di originale, rappresentando una delle tante intuizioni della infinita ricchezza del mondo umano, che non deve andare perduta, al di là delle teorie».
Una tappa importante, una tra le più significative, è quella di Ultrasuoni del 1978. Il poeta corre sulle antenne ed indossa «una veste di cristallo per salire sulle creste di sole». Poi sale «sui fili / dell’alta tensione / per infrangere i fastigi del vento». Il poeta è «un pulviscolo / di galassie intelligenti».
In Fughe egli dimostra come non è possibile poetare con parole senza senso, con poesie che si possono moltiplicare all’infinito, con un’accozzaglia di parole vuote come gusci.
In Sentimento il poeta chiarisce il suo concetto “intimistico” di poesia, che per lui è una continua “vibrazione” della «corda del sentire», è una «smisurata risonanza / di profondi cieli e di passione». Allora il desiderio, la sete d’immensità, l’irrequietezza, gli aneliti di felicità, sono molle che animano le parole «ultrasuoni dell’umano spirito». La poesia è nei fatti di ogni giorno. «Scatta la rabbia urlante d’un motore / è poesia. / Sorride e piange un bimbo /è poesia. /Aleggia uno stormo di gabbiani... /è sempre poesia I nascere e morire / lo schianto di un addio / il fulmine che segna un cielo blu / il mesto pallore d’un malato / la calda tenerezza d’una mamma / l’occhio che implora e ti accarezza».
Uno dei primi critici del poeta, Ave Stella, ha scritto:
«Il linguaggio sempre efficace, ravvivato da brillanti analogie, un ritmo costantemente presente con andamento melodico che solo raramente cede alle superate suggestioni della metrica e della rima». Il poeta oggi ha scelto di antologizzare il suo lavoro.
«Nei pregevoli volumi di poesie di Trani», ha scritto Franco Tralli, «è possibile cogliere come egli abbia saputo raggiungere, attraverso un percorso tutto personale, una felicissima sintesi con la poesia, sintesi che gli consente di rendere le scene della sua quotidianità in maniera assai efficace, senza alcuna esagerazione paradossale, né drammatismi artificiosamente caricati di contrasti». Il poeta, insomma, ha una “corda speciale” grazie alla quale si sente una falena. Gli occhi del poeta sono come la falena «che si volge dove splende un raggio», attratta dalla luce, quando scopre la luna, e gli batte il cuore «se nelle notti estive passa veloce un rneteorite e brilla a tratti / una luccioletta» (da “La falena”).
Partendo dall’oraziano «non omnis moria» (non morirò del tutto) il poeta scrive: «Non tutto muore l’uomo / ma vive quel che in lui non è caduco / la mente che è scintilla inestinguibile / immagine del dio che sempre vive». La poesia di Trani non è imbrigliata in schemi rigidi, in figure retoriche altisonanti: nel linguaggio poetico non c’è leziosaggine, oleografia, ma sincerità, immediatezza, speculazione, non artificio. Da qui nasce la polemica di Aculei contro la poesia da strapazzo («che tocca i vertici estrogeni / della schizofrenia verbosa») e la tematica religiosa. «A distanza di anni», dichiara il poeta stesso, «la Musa si è fatta più riflessiva, indirizzando il pensiero sulle tematiche più ricorrenti in questo piccolo mondo poetico, come il giardiniere che raccoglie in mazzetti distinti i fiori del suo campo, rose, garofani, tulipani, gigli; ma anche le umili verbene, le ginestre, i ciclamini, le mimose e le radiose margherite». Il poeta è poeta, capace di spartire con i suoi pensieri, ai primi albori dell’alba, nel lucore antelucano, «una fetta di luna».
L’Antologia Poetica Accordi di Salvatore Mario Trani, da noi pubblicata, è un’antologia poetica originale, avvincente, soprattutto capace di educare all’attenta osservazione della realtà per raccoglierne le voci, i messaggi, le emozioni, sulla corda vibrante di un trasparente, evocativo linguaggio ricco di colore e di sonorità, dalla contemplazione estasiata della natura, alle malinconiche e drammatiche domande sull’esistenza, sotto il raggio della fede e della speranza. Accordi in versi, che l’autore ama definire “Antologia Poetica”, è un volume che si offre alla lettura come un florilegio tratto da una vasta produzione. Quello di Salvatore Mario Trani è un cammino considerevole nel tempo, ma soprattutto un discorso poetico vivo ed avvincente, come è detto in Seledizioni, Bologna 1989, «che partendo da lontano approda ai pianori di una serena maturità di vita, passando tra stretti sentieri e fondali bui, ove sprazzi di luce spiovente lasciano intravedere il sole. In tal modo (nei versi di Salvatore Mario Trani, in modo particolarissimo) la poesia si fa storia e diario, specchio del inondo e riflessione dell’anima nel cammino degli anni. È proprio vero che la buona poesia ha voce universale e accomuna le menti. È altrettanto vero che i molti decenni di frequentazione che Salvatore Mario Trani ha con la poesia, gli hanno evitato di cadere nel tranello di un’aspirazione che tende a rendere le scene quotidiane vivaci mediante esagerazioni paradossali e drammatiche o contrasti caricati: infatti il Trani ha esperienza da vendere sia per ciò che attiene ai contenuti, sia per ciò che la poesia può esprimere nell’ambito di tensioni esistenziali e di proposte umane. Infine, quel devoto pensiero al Creatore Sommo dona ai suoi versi, oltre a ciò che il poeta dice, anche ciò che il poeta sa».
                                                                                       Francesco Occhibianco

(Da desrta) Nicola e Salvatore Mario Trani, suo padre spirituale

TE BEATA

Trasparenza
d'Invisibile amore
lucido cristallo
dell'Altissimo Verbo
 piccola figlia di Sion
ti guardi sul filo
lungo delle genti

che gridano a Te: Beata!
È sempre candore
Maria di Nazaret

il tuo ritorno
d'impalpata presenza.
Ti trastulli nel sole
tra i figli terrestri

e poggi l'orma lieve
su cuscini di vapore.
Ti mostri nel fogliame
di teneri arbusti
chiami i pastorelli
colomba bianca
tra le cave rocce.
Sorridi

ed accenni
tra i cancelli
d'un vecchio castello.
Dolce la voce

parla di preghiera
invita alla bontà
solleva la speranza
oltre le stelle.

Oh Te Beata!
Tenerezza di Madre
all'uomo smarrito
sugli esuli sentieri.

MIRAGGIO

Che c'è di là di quelle nuvole
pallide della sera

bagnate di temporale?
Agosto è tanto caldo
ma questi rigagnoli
di pioggia
scendono nelle vene
inaridite dal lungo
cammino dell'estate.
Guardo un lontano prato
invisibile
di là dalle barriere:
«qua l'appuntamento
non tarderà... la compagnia
è dolce senza imboscate
e il soffio
tra i solchi terraquei
non si sperderà».
Si leva la mano
a salutare.
Nel vano delle dita
passa il miraggio
del sole
sotto il mare incolore
già svanito.

SETTEMBRE

Sui prati diffusa
la nebbia ristagna.
Un placido lago
di lievi vapori
si stende s'adagia
si scioglie col sole
riscopre i colori
del mite settembre.
E i fichi rigonfi
di tanta dolcezza
le labbra carnose
ostentano all'ombra
di foglie rugose.
Ripassa il trattore
la terra s'abbruna
si levano odori
d'arbusti e di fiori
un'eco lontana
di fervidi giorni,
l'estate saluta
coi grappoli accesi
sui tralci contesi.

INERZIE IMPORTANTI

Ognuno vive d’inezie
importanti
sono i puntelli d’una casa
sempre cadente
ma che crolla solo
al segno del destino
all’uomo ignoto...
un sapido vapore di tabacco
soffiato dolcemente
dal tunnel delle labbra
eco di voci al vento
una boccata d’aria
un aroma gradevole
una ridda di suoni e di colori
una litigata
e dardi di parole
che l’aria offendono
l’ebbrezza d’un amore
e guardare guardare
sorridere e cianciare
e correre e giocare
in libertà
è questo vivere.
Ma quando tace la voglia
e il desiderio è inerte
senza speranza
crolla ogni puntello
e pende vuoto il nido
e questo è morte.

 

SENZ’AMORE

Perché s’uccidono i fratelli?
Uomo che regni con la spada
e semini il terrore
t’innalzi messaggero della Parca
sulle putride fosse
dei cimiteri.
Uomo di sangue ogni tiranno
spegne nell’orrore della morte
la fonte del pianto
porta sul viso
la maschera del lupo.
Sono lame affilate
gli occhi che tendono l’agguato
è fulmine che brucia
l’odio dell’uomo contro l’uomo.
È giunto ancora
della guerra il grido.
Il rombo funesto
di macchine volanti
agghiaccia il sangue.
Lutto e rovine scendono sul mondo.
Popoli inermi ed affamati
lasciano alle spalle
la terra dove videro
il sole della vita
cercano invano
pace e libertà.
Cacciano gli uomini
come selvaggina
falciano i fanciulli
come la gramigna
versano il sangue come l’acqua
gente spietata senz’amore!

 

MAGICA SERA

Ventiquattro di novembre
splendida e dolce
nel lucido specchio
degli occhi ancora ti rivedo
magica sera.
Ho puntato a lungo l’obiettivo
nell’iperboreo regno
a svelare la bellezza del mondo.
Non vidi mai
un così bel tramonto.
Lentamente il sole
caduto dall’azzurro terso
scendeva vivo fuoco
scoprendo i monti di Calabria.
Il golfo tarantino
festeggiava in mille luci
un nastrino di luna rinascente.
Bello e solitario dall’alto,
Vespero brillava
e subito s’accese
emulo di luce all’astro della sera
Giove il bel pianeta.
Nell’ombra del crepuscolo
guardavano le creste del Pollino
il nitore d’un cielo senza rughe.
Tavolozza di fata celestiale
entravano negli occhi inebriati
colori cangianti
più forti dell’aurora.