Fantasie,
immagini ed affetti...
(Poesie)

di Clara Zagaglia
(Castellazzo Bormida-AL)

Senatrice dei Micenei

 

...Quando la poesia diventa commozione, nessuna solitudine può essere vissuta come tale; il mondo è tra il sentimento e la realtà meravigliosamente trasfigurata, ai raggi del sole e della luna, al cinguettar degli uccelli, al battito sereno del cuore che avverte presenze sublimi.

Tutto diventa mito incorrotto al segno dell'amore e del magnifico miracolo della natura, che nei versi della poetessa diventa canzone cantata con gli accordi della fede e della speranza, stupita dai sogni e dai ricordi ancora splendenti come stelle nel mare della vita, quando tutto diventa dono di un Dio, in perfetto equilibrio, senza più bisogno di un perché e senza più tramonti!

N.H.P.S. Cav. Michele Alemanno
Presidente e Rettore Accademia dei Micenei

Profilo dell'Autrice



il cielo…
(Poesia, dedicata al S. Natale)

M’appare il cielo blu,
d’una fredda notte
decembrina;
le nuvole si spianano,
lunghe, soffici,
d’un ceruleo blu,
cosparso di bianco…

D’un canto,
la luna risplende
col suo, niveo, candor;
poco lontano,
brilla una stella,
che sembra un gioiel,
una lacrima del Ciel,
venuto a consolar
la nostra, umana, miseria…

E’ il cielo del Natale;
è il cielo della Speranza…
Rimango, incantata, a guardar
ed una lacrima, invisibil,
spunta dai miei occhi,
a ringraziar l’Eterno Creator…


 

la voce della notte

… e la voce della notte ha il profumo del silenzio vellutato,
ha il fascino d’un buio illuminato
soltanto per la voce del cuore che cerca Iddio,
ascoltando del mondo il dolore.

Risuona, lontano, l’eco d’un treno
che sferraglia sicuro verso nuove prode;
è un rumore amico, perso nell’infinito dello spazio,
ritmato, sommessamente, come un’antica nenia
che concilia il sonno…

La voce della notte sei tu,
amico treno, tu che - fin a Lourdes - m’hai portato,
a pregare ai piè della nostra “Mamma Celeste”,
la nostra “Signora di Lourdes”, che, insieme a “Santa Bernardette”,
tante volte abbiamo pregato e supplicato
con profonda Fede, Speme e Carità.



fiume silente…

Fiume silente
della mia fanciullezza,
quasi senz’acqua
ormai
sei rimasto.

Doni
la tua dolce,
presenza,
con l’umiltà
di chi vive
da secoli
discreto,
fra il verde frusciante
e il canto
degli uccelli.

Il tuo alito,
fresco
e profumato,
sussurra
fra il fitto boschetto

e reca
un profondo conforto,
che soave,
come balsamo,
allevia
le ferite

ed è
un ringraziamento
all’eterno
creatore.


 

il viale del tramonto…

Il viale del tramonto
sei tu,
amato filar di piante,
che conduci
al cimitero.

Mi fermo ad ammirar
l’ampia chioma
di foglie,
che t’adorna:
è una spumeggiante “nuvola”
verde
che fa innalzar lo spirto
fino al cielo,

È un inno al creatore
che ci ha donato
tanta grazia e possenza.

Poi, il pensier vola
alla pace eterna
che un dì tutti
ci accoglierà,
a riposare
e a pensare
al tempo che fu,
ormai tanto lontano.

O viale del tramonto,
ti conservo
nel mio cuore
come l’affetto
più sincero
e puro.
 


“santa pasqua”…


Apro i miei occhi
al novel di
della “Santa Pasqua”:
dalle fessure
delle finestre,
entra una luce dorata:
è il sol,
ch’invia i suoi raggi d’or,
per ricordar
ch’oggi,
il Signor è risuscitato…

C’è una pace profonda,
un arcano senso
di Mister:
l’Autor della vita
ha vinto la morte,
ed Egli è risuscitato
alla Gloria del Ciel…

La tortora tuba,
timidamente,
come per non arrecar
alcun disturbo
ma ella dice, ogni volta:
“Mia Gioia, Cristo è risuscitato!”
“Kpistòs avesti!”
 


“Sainte pâsque”…

J’ouvre mes yeux
au nouvel jour
de la “Sainte Pâsque”:
par les fessures
des fenêtres,
il entre une lumière dorée:
c’est le soleil,
qui invie ses rayons d’or,
pour récouder,
qu’aujourd’hui,
le Seigneur est résuscité…

Il y a une paix profonde,
un arcane sens
de Mystère:
l’“Auteur de la vie”
a vint la mort,
et Il est résuscité
à la Glorie du Ciel…

La tortore tube,
timidement,
comme pour n’arrequer pas
aucun disturbe
mais elle dit, chaque fois:
Ma Joie, Christ est résuscité!”
“Kpistòs avesti!”
 


delicato suon di campana

Delicato suon di campana,
nell’ora fresca del mattino
mi ricordi che la lotta non è vana,
ma ristora il nostro cuoricino.

Mi ricordi che bisogna lottar,
affinché il regno di Dio prevalga;
mi ricordi che bisogna che salga
al trono celeste il profondo desio d’amar.

Quando sento gli augellini cinguettare felici,
quando l’alba indora le piante,
mi si commuove il cuore
e tante sono le emozioni da ricordare.

Rendo grazie al Signore per la sua bontà;
il dolore sparisce e rimane solo la gioia
d’un colloquio col cielo, che mai annoia.



piccola foglia…


Piccola foglia,
bagnata di pioggia,
mi parli
del fresco pulito
della notte,
del silenzio ovattato,
d’un mite mattin
di Maggio,
d’un lieve ticchettìo
della pioggerellina delicata…

Piccola foglia
della rosa in germoglio,
sei l’emblema
del dolce mistero
dell’universo,
della quieta pacatezza
della natura
e dell’infinita poesia
di quella, minuta, goccia
d’amor…

Piccola foglia, bagnata,
in te pongo
le profonde malinconie
dell’alma mia…
 


novembre…

Novembre,
tu sei il mese
dei sogni,
tu porti, con te,
la dolcezza
del tramonto della natura,
delle piante,
che son divenute
gialle
e sono
d’una bellezza inesprimibile…

Novembre,
tu sei il mese
dei colombi,
che si ferman
sulle tegole
delle case,
del Mulino
e donano
uno spettacol unico,
d’incomparabil grazia
e delicatezza…

Novembre,
tu sei il mese
dei nostri cari Defunti,
che ci attendon,
in Paradiso…

novÉmbrE…

Novembre,
tu es le mèse
des rêves;
tu porte, avec toi,
la douçeur
du tramont de la nature,
des plantes,
qui sont dévénues
jalles
et elles sont
d’une beauté inéxprimible…

Novembre,
tu es le mèse
des colombes,
qui se ferment
sur les briques
des maisons,
du Mulin
et ils donnent
un spectacle unique,
d’incomparable graçe
et délicatesse…

Novembre,
tu es le mèse
des nos chèrs Défunctes,
qui nous attendent,
en Paradis…



oh luna, che sorgi…

Oh luna, che sorgi,
gloriosa, ad oriente,
la pace mi doni,
profonda, del cor;
rimango, estatica,
a guardarti,
com’unica meraviglia,
degna di vedersi…

Ti nascondi, poi,
timida e pudica,
dietro la grande magnolia
e rimane l’alone,
vasto, esteso,
ad illuminar il ciel,
ormai scuro
delle prime brume
della sera…

T’ammiro,
dolce luna
e nasce,
dall’alma mia,
una prece sincera,
umil e pia,
che ringrazia Iddio
per la Sua, immensa, Bontà…


 

autunno…

Autunno!
Incedi con passo felpato,
con una danza delicata,
che tocca i color
delle piante, del ciel,
dei campi, delle case…
Sei il caro amico
dei miei giorni più belli,
quando andavo a sedermi
sulle panchine del parco
e raccoglievo le scure castagne,
ancor chiuse
nel loro involucro irto…
Autunno, sei la lieve melodia
del mio cor,
che mi fa sognar
filari di piante
dai vari color,
sfumanti dal giallo, al rosso,
al marron
in un ciel azzurro e fresco,
ch’è preludio dell’inverno…
Rimanimi accanto,
soave autunno
dalle dolci melodie,
dai frutti maturi,
ed io ti ringrazierò,
col moto più sincero del cor…
 


Il mister dell’universo…

Il mister dell’universo
sei tu,
notte solitaria,
dai passi felpati,
che procedi
col silenzio assoluto
delle cose
e delle persone…

La pace regna sovrana,
in queste ore, sperdute,
della notte,
nelle quali l’alma s’eleva,
ancor più, a Dio,
in una muta
e sincera preghiera…

Il mattin giunge veloce,
col battito, lento, del cor,
che ascolta i primi rumori
del dì:
un canto lontan e soffuso,
d’un gallo,
un fruscìo delle auto
sull’asfalto
ed un moto, misterioso,
dell’alma,
che ringrazia il Signor
per questo novello dì,
che sta iniziando…



“chiesa di s. maria”…

(Poesia dedicata alla “Chiesa di S. Maria”
di Castellazzo Bormida)

“Chiesa di S. Maria”,
appari, alla sera,
come l’ovra
più bella che ci sia…
Copre le tue mura antiche il ciel,
che si estende sopra,
come se fosse un vel…
Parole, al mondo,
non ci sono,
che possan dir
com’il mio cor si senta mondo,
quando perdono chiedo,
osservando quelle due piccole Croci,
lassù,
quasi a fissar un pegno
fra il Ciel
e quaggiù…

Poi, osservo il dolce tramonto
sopra i campi ubertosi
ed il tranquillo paese,
e gli occhi diventan più gioiosi,
come fossero spese
per il Bene
queste giornate di vita,
ch’il Buon Dio donar
mi ha voluto,
toccando, col Suo Palpito Divino,
le mie, inerti, dita…



campi bianchi…


Campi bianchi
di brina cristallina,
l’imago voi siete
d’un mondo superior,
fatto d’Amor, di Pace,
di Poesia…
Sembra
che l’eterna sinfonia
d’una bellezza aërea,
pura, fine,
si sia fissata
su quei campi di frumento,
luccicanti al sol,
qual gioiel
d’inestimabil valor…

Brina cara,
che scendi, silenziosa,
durante la notte invernal,
porti, con te, i segreti
del mistero, sconosciuto,
dell’universo…
Rechi, con te,
la dolcezza d’un attimo
di Bene,
che nasce dal tuo bianco splendor,
o candida brina…
 



il filar di piante…

Il filar di piante,
che porta a te,
o mio caro Cimiter, tante
angosce m’ha fatto passar, senz’un perché…

Guardo le chiome, ormai verdeggianti
e ritrovo i miei occhi, commossi e sognanti;
vedo i rami aprirsi verso il ciel
e scorgo come un grand’immenso vel…

E’ un vel di malinconia,
che conquide il cor e l’alma mia;
è un lieve sospirar d’un mondo miglior
ove sia la Pace, la Giustizia e l’Amor…

Come quand’ammiro i colombi
levarsi in vol, così vuol che piombi
nella calma più assoluta il Buon Dio,
senza affannarsi per il doman, con cor pio..

E se tutt’i luoghi del mondo
io visitassi e scorgessi del viver il pondo,
mai una quiete, così, io troverei,
come quando scorgo il filar di alberi e
di commozion, piangerei…



la stella cometa…


Luminosa, risplende
la stella cometa, nel blu
profondo della notte; intende,

ben, la Grandezza di Dio e ciò che fu,
un dì, il Paradiso Terrestre,
chi l’ammira, senza parole, sempre più…

Il ciel è terso, stellato, nella campestre
distesa notturna, ch’assorbe il silenzio;
nella mia stanza, son aperte le finestre,

per mirar, sempre più, e menzion
non faccio di tutte le cose belle,
perché di Dio si loda e si veda l’Azion…



dolce risveglio…


Dolce risveglio, in un mondo,
profumato di fresco,
ove la pioggia ha dissetato il fondo,

duro ed arido, della terra, anelante
alle gocce, pure, del ciel …
S’ode, ora, il coro, divin, cinguettante,

di tanti augellin, col cor fedel
al Creator, che tanta pace ha voluto donar …
S’osserva il ciel, ceruleo e rosa, così bel,

da toglier, quasi, il respir
ed uno zefiro dolce scompiglia i capelli
e ci sprona ad un superiore Ardir…

 

concerto mattutin…

S’ode, dolcemente, un concerto
mattutin, che conquide il cor
e la mente; si vede un serto
di fior, di rose, che parla d’amor…

Tutto è più lieto, pio, onesto;
sembra di ritornar a viver
attimi incantati, coi quali vesto
momenti più mesti; torno a sorrider

un sorriso di sogno, di prece,
umil e nascosta, che consola
e mi fa comprender quanto lece
dir, per gloria di Dio e son men sola…




la nebbia

Bianca e diafana,
pura e fresca,
s’estende la nebbia
su tutto il paese:
copre case, Chiese,
fiume e campagna…
Tutto addormenta
sotto il suo, impalpabil,
manto…

Sei, o nebbia,
la mia amica
di sempre;
ovunque, m’accompagni
col tuo velo,
ovattato…

Sembra di viver
in un regno incantato,
ove né suono
né rumor s’ode
ma solo il silenzio
della tua fresca compagnia,
che mi porta via
per i regni, fatati,
del sogno e dell’amor…


 

guardo lassù

Guardo lassù, nella notte scura
e scorgo tante,
piccole stelle,
che brillan
nel velluto blu
e forman
un disegno armonioso
d’una trama,
arabescata di diamanti,
luminosi e belli…

T’osservo e t’ammiro,
oh firmamento,
costellato di stelle
e provo, in me,
una sensazion indescrivibili,
di profondo amor
verso il Creator
e dolcezza infinita,
che muta mi fa rimaner…

A Te penso,
oh mio Dio,
nel Tuo, infinito Splendor
ed umil creatura mi sento,
piena di riconoscenza verso di
Te…