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Innamorato, il cuore non può tacere, né si arrende al silenzio l'animo rapito dalla bellezza più pura, così nel contemplare estasiato del poeta, non v'è catena per legare quel verso che tutto nasce dal desiderio della vita, che tutto è proteso a cantare le meraviglie che lo hanno generato, che vigoroso e dinamico porta con sé l'essenza del suo creatore.
Immagini e sensazioni sono la chiave di volta di un cielo mistico, che notturno e vivace si lascia ammirare al suono melodioso di serene campane ed elargendo preziosi ammonimenti, si fa verace compagno degli spiriti solitari.
È un continuo rimando all'origine del tutto, una lode perenne all'Eterno Creatore, puro profumo di pacata dolcezza che come incenso di preghiera sale verso il cielo più alto, mitica dimora della divina presenza.
Alla luce dello svolgersi dell'umano destino, si rivela impellente l'esigenza dell'incontro, il sospirare l'ambìto dialogo col mistero, arcano contenitore delle infinite sentenze, uniche risolutrici dell'eterno dilemma tra il Bene e il Male. E in un moto di rinnovata fiducia e ispirata vitalità, il paesaggio si trasfigura come d'incanto, rivelando quell'indicibile bellezza che Lui solo ha voluto donare, richiamo alla felicità perduta e pacata dolcezza d'un sogno d'Amore, stella fulgida e preziosa che anche nella notte più buia non manca di orientare l'animo del pellegrino innamorato.
Forte risuona, quindi, l'invito alla riconoscenza, personale cammino d'ascesi che ridesta i ricordi e ne sparge la letizia ridonando colore alla vita. Presenza costante, quella di Dio, che sovente ritorna tra le emozioni più intense, così come al termine della notte, sovente ritorna l'aurora, novella forza vitale nell'irresistibile risorgere della natura.
N.H.P.S. Cav. Michele Alemanno
Presidente Accademia di Micenei
Il mistero appartiene a Dio, non va dal credente indagato per non rischiare di perdersi negli occulti meandri della umana ratio che nulla riesce a chiarire.
Clara Zagaglia in questa silloge lirica sembra partire da tale presupposto necessario alla fede, presente già nel Deuteronomio dove si ammonisce: Le cose occulte appartengono al Signore, nostro Dio. Pertanto certi interrogativi rintracciabili in Vaghissime scene di luce ci paiono soltanto conferma di una certezza di fede nell'Altissimo che sta salda nel cuore della nostra Autrice.
Dalle stelle, dalle vaghe stelle dell'Orsa del Poeta di Recanati, qui riprese a tema ricorrente di svariate poesie, dalla luna, gioiello più prezioso, com'è definita in una lirica di questa raccolta, sono pertanto lontani gli angoscianti dubbi leopardiani. Si fa in Clara Zagaglia esclusivo l'inno alla bellezza del quadro d'Autore che non può non riportare la sua anima alla origine prima, a quell'Ente Creatore che la forgiò e volle esistente.
La notte diviene dunque motivo lirico di varie composizioni ed innalza a pensieri celestiali il cuore credente, lo porta al messaggio evangelico, alla necessità di amare e perdonare perché si venga accolti nell'Orto Celeste, dove è possibile essere felici insieme.
Nel silenzio della notte la voce della natura è appena percepibile, lo stesso borgo natio sembra immerso in esso per goderne la pace, per raccogliersi attorno alla Chiesa.
Tutto riporta a Dio, ogni cosa parla di Dio nella pace notturna, anche se talora balena nell'Autrice l'eterno dilemma/ fra il Bene ed il Male, e le diviene incomprensibile, facendosi quindi mistero più profondo.
Ma è solo un momento, prevale poi l'estasi della bellezza, ed essa, indescrivibile quando la si vuole esplicitare concettualmente nella sua connotazione di verità, può essere colta e compresa solo nella semplice accettazione del mistero che avvolge il Creato. Clara Zagaglia si sente avvolta dall'arcano come da una serena coltre di letizia che esprime in versi schietti, piani.
Il cielo è manifestazione della bellezza/mistero, quindi della Divinità, sia nel palpito di stelle/ nella notte scura, sia nell' aurora delicata, che rinnova il miracolo della vita.
Ma anche gli elementi che entrano a far parte più propriamente della terra, ad esempio pioggia e vento, vengono proposti dalla nostra Autrice nella bellezza pacata. Lo scendere della pioggia è lento, il suo posarsi delicato; le sensazioni che infonde sono pertanto di quiete, di profumo, quasi fosse pulizia delle cose, alla maniera della pioggia manzoniana che lava dalla peste gli esseri e le cose. Neppure il vento è turbine, anch'esso silente e profumato, è soffio amico che fa oscillare petali di rose ed apre porte d'antica memoria.
Ci sono in Clara Zagaglia pure talune note d'un mondo di affetti perduto, ma il dolore si disfa nella dolce sinfonia dell'universo dov'è la voce soave della sua mammina con gli occhi che avevano il colore/ del cielo, oppure nelle parole strane dell'amico che parlano alfine tutte di Dio.
Un incantamento celestiale percorre interamente la silloge, e la ricerca si fa ritorno alla condizione aurorale del sentimento che risulta deprivato da ogni sovrastruttura e scoria di male esistenziale.
Antonietta Benagiano
Procuratrice dei Micenei
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MAMMINA MIA ...
Mammina mia,
il mio sguardo
è fisso,
lassù ove tutto risplende
d'un infinito blu...
Osservo ed ammiro le stelle
e mi sembra di rivedere il luccichio
dei tuoi occhi,
che avevano il colore
del cielo...
E, così, mi sento
meno sola,
più vicina ti sento,
carissima mammina mia
e la dolce sinfonia
dell'universo
accompagna il ricordo
della soave tua voce,
che, mai, potrò dimenticare... |
A pag. tre occhieggia il volto luminoso dell' autrice, la poetessa vicentina Clara Zagaglia, di cui vengono riportati i dati più significativi della biografia e l'immenso curriculum, con attestati, premi, riconoscimenti, benemerenze, diplomi di cui andare meritatamente fiera, e che si intensificano sempre più a costellare e attestare una indiscussa riconoscibile voce italiana.
Se 'in nomine omen', già il nome: Clara, seguito dal cognome :Zagaglia ( per assonanza con 'zagare': i piccoli bianchi profumatissimi fiori che olezzano le terre calde del Sud e, in particolare, della stupenda Sicilia) già il nome - ripeto - parla di poesia, di luce, di chiarità, di profumi di un'anima sensibilissima, capace di perdersi, di smarrirsi nella contemplazione dell'immenso universalmente recepito. Indovinatissimo è il titolo del volume di venti poesie: un continuato incredibile scenario di luci e di spazi misticamente sentiti, che dilatano ed elevano lo spirito verso l'oltre, verso l'Autore stesso dell'incontenibile stupefacente immensità:' Vaghissime scene di luce ' : Mi piace riportare alcuni stralci. " luna che brilli... cristallini bagliori... brillano le stelle ' ( pag. 6 ). "Una luminosa giornata " ( pag. 14 ). " la notte ... illuminata dalle limpide stelle " ( pag. 15 ). " Una giornata assolata" ( pag. 16 ). " Un brillìo di fiammelle / nel cielo immenso..." ( pag. 19 ) . E via via :" Il bagliore del cielo" ( pag. 24 ) , fino all'ultimo componimento, dal titolo : " Stelle mie", colte come manifestazione di "Luce" "Potenza" "Sapienza" del Creatore "( pag. 25 ). Accompagna la raccolta la Prefazione della preziosa, raffinatissima, cogliente, penna dell' Esimio Presidente dell' Accademia dei Micenei, Prof. Michele Alemanno, di cui mi onoro di riportare l'incipit: 'Innamorato, il cuore non può tacere, né si arrende al silenzio rapito dalla bellezza più pura, così nel contemplare estasiato del poeta, non v'è catena per legare quel verso che tutto nasce dal desiderio della vita, che tutto è proteso a cantare le meraviglie che lo hanno generato, che vigoroso e dinamico porta con sé l'essenza del creatore'.
Un ulteriore suggestivo colorato commento all'opera la riproduzione della copertina: ' Ritorno di un sogno ' dello stesso Professore Michele Alemanno: una degna cornice, una visione superba, alter ego dell' annotazione prefatica di pag. 2: 'Immagini e sensazioni sono la chiave di volta di un cielo mistico, che notturno e vivace si lascia ammirare al suono melodioso di serene campane ed elargendo preziosi ammonimenti, si fa verace compagno degli spiriti solitari' ( pag. 2). VAGHISSIME SCENE DI LUCE: un bouquet di poesia lode sincera, commossa al 'Buon Dio' , alla Sua Grandezza e Onnipotenza, un canto riconoscente del cuore sommosso da intima gioia, per quell' "unione di sentiri / fra Terra e Cielo...' com'è detto a pagina sedici .
Prof. Rosalba Masone Beltrame
Senatrice dei Micenei
STELLE MIE ...
Stelle mie,
del cielo,
mai, mi siete apparse
così misteriose e belle;
mai, ho contemplato
l'empireo
con tanta commozione.
Mi sento spersa, anch'io,
in quest'infinito stellato,
in cui si sente
il Mistero incombente,
che parla di Dio,
e della sua Bontà.
Vorrei essere, anch'io,
una stellina del cielo,
per brillare
della Luce del Creatore,
che della Sua Potenza
e della Sua Sapienza,
sempre, parla
con la bellezza del creato.
AURORA DELICATA ...
Aurora delicata,
dipingi di colore luminoso
le mura delle case
del Paese;
i campi di frumento,
piano piano,
van perdendo
l'ombra, che li copriva,
per lasciare spazio
alla luce del sole.
Mai, come al mattino,
si ha la percezione della vita,
che procede, inesorabile,
dopo il buio della notte.
È come se una novella
forza vitale
piombasse sul creato
e nell'Anima mia,
a donare la dolce poesia
d'un risorgere della natura.
Ed il mio cuore ringrazia
l'Eterno Iddio,
che, ogni giorno, per noi,
rinnova il miracolo della vita. |
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